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Sentimenti (ir)realizzabili

Summary:

What-if? La famiglia di Rhaenyra rimane ad Approdo del Re dopo la cena.
Spostò lo sguardo lungo la stanza, cercando nella penombra delle figure solitarie che avrebbero potuto soddisfare i suoi bisogni. Scorse un ragazzo appoggiato languidamente al muro, anch’egli in cerca di compagnia. Aegon si avvicinò: era giovane e castano. Perfetto.
Adesso capisco molte cose.”
Aegon si fermò. Scosse la testa, maledicendo Flores e se stesso. La prima volta che aveva cercato qualcuno che gli ricordasse Jace si era sentito così appagato che aveva continuato su quella strada senza nemmeno rendersene conto: solo persone dai capelli castani e più giovani di lui.
Era stata una cosa stupida, lo capì solo in quel momento.

Notes:

"Questa storia partecipa alla To Be Writing Challenge 2023 indetta da Bellaluna sul forum Ferisce la Penna"
Prompt: Angst with happy ending

Work Text:

Sentimenti (ir)realizzabili


«Buonasera, mio principe.»

«Flores, sei sempre una gioia per gli occhi» la salutò, mentre la donna li raggiungeva. I lunghi capelli neri le scendevano in morbidi boccoli lungo i seni e il suo corpo sinuoso era coperto da una semplice tunica color ambra, che metteva in risalto la sua carnagione abbronzata. Jace avrebbe apprezzato, ne era certo.

«Stasera sei in compagnia» notò, spostando i grandi occhi scuri sulla figura dietro di lui.

Aegon colse l’occasione per fare le presentazioni. Mise un braccio intorno alle spalle di Jace, tirandolo avanti perché Flores potesse vederlo bene.

«Flores, ti presento il mio nipote preferito. Jace, ti presento la mia dorniana preferita.»

«Piacere di conoscerti» disse la donna, inchinandosi davanti al ragazzo. «È la prima volta che visiti un bordello?»

Jace abbassò lo sguardo. «Sì.»

Flores annuì. Lo osservò attentamente, saggiando i suoi lineamenti che avevano iniziato a indurirsi nelle forme di un uomo, come il leone che scruta la gazzella prima di avventarsi su di lei. 

«Potresti voltarti un momento?» gli chiese, con un sorriso gentile.

Aegon non si era aspettato quella domanda, ma quando Jace lo guardò in cerca di sostegno, lui si limitò a una stretta di spalle e gli fece cenno di eseguire: probabilmente Flores voleva solo controllare anche lo stato del suo fondoschiena. Non poteva fargliene una colpa, considerato quanto spesso lui stesso si soffermava a guardare quella parte del corpo del nipote. 

«Grazie» disse Flores. «Adesso capisco molte cose.»

Lo sguardo che gli rivolse fece correre un brivido lungo la schiena di Aegon. Avrebbe dovuto ubriacarsi di più prima di uscire dal castello, ma l’improvviso consenso di Jace a seguirlo in città non gli aveva dato tempo di riflettere a dovere su Flores e la sua incredibile intelligenza.

“Una puttana deve essere intelligente e avere occhi e orecchie ovunque, se vuole sopravvivere” gli aveva confidato una volta, quando lui le aveva detto che la sua mente sarebbe stata più adatta a governare che a scopare gli avventori della Strada della Seta.

«Vuoi che gli tenga compagnia io?» gli chiese poi, come se nulla fosse successo. «O preferisci che vada a cercare un’altra ragazza? O ragazzo. Cosa preferisci, mio principe?»

Jace arrossì e si dondolò sui piedi, chiaramente a disagio. «Ecco…»

«Tu vai benissimo» sentenziò Aegon. «Ti pagherò il doppio stasera, come ho fatto per Aemond.»

«Aemond?» esclamò Jace, attirando alcune paia di occhi verso di loro. 

«Qualcuno doveva pur introdurlo alla nobile arte del sesso» spiegò. «Essendo io il maggiore, mi sono sobbarcato di questo gravoso compito, tanto con lui quanto con te e, appena accetterà, anche con Luke.»

Jace lo afferrò per il bavero della giacca, tirandolo verso di sé. «Luke non metterà mai piede in questo posto, chiaro?»

«Guarda che è il miglior bordello di tutta Westeros, non troverà fanciulle più belle e disponibili da nessun’altra parte.»

«Non ne ha bisogno. Ha già una fidanzata perfetta per lui.»

«Credevo ce l’avessi anche tu, eppure sei qui.»

Jace lo spinse via. Flores osservò la scena impassibile.

«Io… È stato un errore» disse, scuotendo la testa. «Non sarei dovuto venire.»

Si voltò e si diresse verso l’uscita, ma Aegon lo afferrò per un braccio, trattenendolo. 

Non voleva che se ne andasse. Non capiva nemmeno perché voleva che restasse, che perdesse la sua verginità insieme a una puttana ( non con lui ) e scoprisse i piaceri della carne ( non con lui ) in un luogo così estraneo alla sua innata regalità. 

Condividevamo tutto un tempo . Era ciò che pensava ogni volta che si scontravano, ogni volta che Jace si allenava, studiava e volava mentre lui era a riprendersi da una sbronza o nascosto nel corpo di qualche serva per allontanare la mente dal suo unico pensiero fisso: lui . Non poteva stargli vicino alla luce del sole, dove suo nonno avrebbe potuto vederlo e punirlo per fraternizzare col nemico, perciò aveva solo la notte da poter vivere insieme a lui. E se Jace aveva accettato di seguirlo, anche se era servita una settimana perché cedesse, forse significava che anche lui desiderava la sua compagnia, anche se in quel modo strano e perverso.

«Scusa» gli disse. Era l’unico con cui riuscisse a pronunciare quella parola senza che gli venisse strappata con uno schiaffo. «Non porterò Luke in nessun bordello, promesso.»

Scivolò con la mano fino a raggiungere la sua e lo tirò indietro, verso di sé. Jace abbassò lo sguardo sulle loro mani unite, ma non ricambiò la stretta.

«Sono fidanzato, Aegon, non… non è giusto…»

«Se posso intromettermi» disse Flores, avvicinandosi a loro con un sorriso incoraggiante in volto. Posò una mano sulla spalla di Jace, attirando i suoi occhi su di sé. «Jace, ho visto passare molti giovani uomini per queste stanze e, credimi, la maggior parte di loro era fidanzata o in procinto di sposarsi. Dal mio punto di vista, i bordelli servono soprattutto a questo: fornire agli uomini l’esperienza e le conoscenze necessarie affinché i doveri coniugali della loro sposa diventino un piacere anche per lei. La tua fidanzata non si offenderà se ti farai dare un paio di dritte da persone che conoscono ogni segreto del corpo femminile.»

Aegon ascoltò il suo discorso, annuendo convinto – anche se lui era certo che i bordelli servissero a salvare gli uomini dalla noia del matrimonio –, e osservò l’intenzione di Jace di andarsene vacillare fino a crollare. Suo nipote spostò lo sguardo tra lui e Flores, poi lasciò andare la sua mano e raddrizzò le spalle, guardando la donna dritta negli occhi. 

«Sarei lieto di ascoltare i tuoi consigli, mia signora» disse.

Aegon rise. 

«Farai molto più che ascoltare» rispose Flores, avvicinandosi a lui per scostargli i capelli dalla fronte. «E sarà un piacere per me istruirti. Bello e gentile» aggiunse poi, rivolgendosi ad Aegon. «Sarà un piacere aiutarvi stanotte.»

Lui annuì. Era felice che Jace avesse cambiato idea e fosse nelle mani esperte di Flores – anche se il pensiero delle sue dita che lo toccavano gli fece attorcigliare lo stomaco. 

Era tempo che anche lui si dedicasse al motivo per cui si trovava lì: dimenticare.

«Allora vi lascio» disse, rivolgendo a entrambi un sorriso. Diede una pacca sulla schiena di Jace e gli fece l’occhiolino. «Goditela fino in fondo, Jace. Ci vediamo più tardi.»

«Tu che farai?» gli chiese.

«Quello che farai tu. Questo posto non offre molta varietà sulle attività da poter svolgere.»

«Certo» annuì lui. Gli sembrò quasi deluso e Aegon non ne capì il motivo. Cosa credeva, che sarebbe rimasto ad aspettarlo come un cagnolino obbediente?

«Malya è già impegnata» gli disse Flores, facendogli distogliere l’attenzione da Jace. Malya doveva essere la ragazza che frequentava più spesso, se lo stava informando della sua assenza – Aegon non si era mai preoccupato di imparare i nomi delle puttane che frequentava. «Però in fondo al corridoio dovresti trovare qualcuno in grado di soddisfarti. Potete raggiungerci al piano di sopra, se volete. Noi saremo nell’ultima camera a destra.»

Prese la mano di Jace e gli sorrise, invitandolo a seguirla. Il ragazzo lanciò un ultimo sguardo verso di lui prima di salire le scale e sparire dalla sua vista.

Aegon lasciò andare un sospiro. Decisamente non aveva bevuto abbastanza. Si avvicinò al bancone e si fece versare da bere. Il vino lì sapeva di piscio, ma non era un gusto sofisticato ciò che stava cercando: finché riusciva ad annebbiare la mente, gli sarebbe andato bene anche del piscio vero. 

Si alzò dalla sedia e il suo sguardo vagò d’istinto verso il luogo in cui si trovava Jace. Da lì riusciva solo a scorgere la porta e le loro voci erano troppo distanti per poterle percepire. Si chiese se si fossero già tolti i vestiti, se Flores avesse già scoperto lati di Jace che a lui erano preclusi, o se suo nipote avesse bisogno di altre rassicurazioni prima di lasciarsi andare. 

Scosse la testa. Doveva essere felice per lui – e per Baela, che avrebbe giovato da quella notte a sua insaputa.

Si avviò lungo il corridoio come gli aveva suggerito Flores, cercando di scansare gli uomini e le donne impegnati ad accoppiarsi, che intralciavano il passaggio – e lo aiutavano a distrarsi, portandolo a focalizzarsi unicamente sul suo corpo. Quando giunse nella stanza adiacente, Aegon inspirò l’odore di sesso, sudore e carne che impregnava le pareti. Era rassicurante. In quel luogo non esistevano doveri, intrighi o sentimenti; era il regno in cui tutti erano sovrani e sfruttavano i loro corpi per inseguire il piacere primordiale. Era il posto perfetto per lui. 

Spostò lo sguardo lungo la stanza, cercando nella penombra delle figure solitarie che avrebbero potuto soddisfare i suoi bisogni. Scorse un ragazzo appoggiato languidamente al muro, anch’egli in cerca di compagnia. Aegon si avvicinò: era giovane e castano. Perfetto.

Adesso capisco molte cose.

Aegon si fermò. Scosse la testa, maledicendo Flores e se stesso. La prima volta che aveva cercato qualcuno che gli ricordasse Jace si era sentito così appagato che aveva continuato su quella strada senza nemmeno rendersene conto: solo persone dai capelli castani e più giovani di lui. 

Era stata una cosa stupida, lo capì solo in quel momento. 

«Cerchi compagnia, mio signore?»

Aegon si voltò. Una ragazza si era avvicinata alle sue spalle, posandogli delicatamente una mano sul braccio e sbattendo le ciglia in modo sensuale. Non ricordava di averla mai vista, ma una veloce occhiata gliela fece catalogare come molto bella e perfetta per lui: bionda, formosa e disponibile. 

«Cerco qualcuno da scopare» rispose lui, cingendole la vita con un braccio. «Puoi aiutarmi?»

«Naturalmente. Vogliamo spostarci in un punto più appartato? Qui siamo d’intralcio.»

Aegon la condusse verso il lato est della stanza, schiacciandola contro la parete mentre prendeva possesso della sua bocca. Flores sarebbe stata il primo bacio di Jace? Forse quello lo aveva già ricevuto – magari proprio da Baela, o da una qualche serva di Roccia del Drago. 

La mano che scese in mezzo alle sue gambe lo riportò al presente. Chiuse gli occhi, concentrandosi solo sulle dita della ragazza che lo toccavano da sopra la stoffa dei pantaloni.

«Cosa vuoi che faccia, mio signore?» gli chiese sulle labbra.

Aegon gemette. «Voltati.»

Lei ubbidì. Spinse in fuori i fianchi, mettendo in mostra il suo sedere sodo. Aegon si slacciò i pantaloni e la penetrò, strappandole un grido. Era calda e umida, lo accolse con entusiasmo e gli offrì degli splendidi gemiti mentre affondava in lei con spinte veloci e decise. Jace stava provando il suo stesso piacere in quel momento? Erano già arrivati al dunque o si stavano prendendo il loro tempo? Jace sarebbe stato sicuramente meno violento di lui. Gentile e rispettoso, si sarebbe sempre preoccupato del benessere della sua partner, anche se si trattava di una puttana. 

Strinse i denti, posando la fronte contro la nuca della ragazza. Non importava cosa facesse, aveva bisogno di sapere cosa stava succedendo a suo nipote. Forse, dopotutto, era stata una pessima idea invitarlo a seguirlo nelle sue gite notturne: quello era l’unico momento della giornata in cui Aegon riusciva a sentirsi bene, non poteva permettersi di perderlo a causa dei suoi sentimenti irrealizzabili.

«C’è troppo rumore qui» disse, uscendo da lei. «Andiamo di sopra.»

La ragazza si voltò, ansante. «Va bene» disse. Si sistemò i capelli e lo prese per mano, facendosi largo fino all’ingresso, dove i tavoli si stavano riempiendo di ubriachi o aspiranti tali, le luci erano più forti e Flores se ne stava seduta al bancone a chiacchierare con un’altra ragazza. 

«Flores?» esclamò, correndo verso di lei.

«Ciao, Tom» lo salutò usando il suo nome fittizio, anche se ormai tutti sapevano che il principe Aegon frequentava abitualmente i bordelli. «Oh, vedo che ti sei trovato una nuova ragazza stasera.»

«Dov’è Jace? Avete già finito?» chiese, guardandosi intorno per vedere dove fosse.

«Siediti un momento con me» gli disse, facendo cenno alla sua interlocutrice di lasciargli il posto. Lei obbedì.

«Scusa?» La ragazza bionda indicò le scale. «Non andiamo?»

«Non ora.»

«Ma…»

«Jeyne, noi due abbiamo bisogno di parlare un momento» le disse Flores, gentilmente, ma con un tono che non ammetteva repliche. «Puoi tornare più tardi, se vuoi.»

Jeyne sbuffò, ma non insistette. 

Aegon continuò a cercare il volto di Jace tra quelli delle persone sedute nella stanza, ma non lo vide da nessuna parte.

«Sta bene, vero? Cazzo, Flores, dimmi subito dove si trova!»

«Nell’ultima camera a destra» rispose tranquillamente. 

Aegon tirò un sospiro di sollievo. 

«Lo hai scopato così bene che non riesce più ad alzarsi?» rise.

Flores sorrise con lui. «No. Ci siamo baciati, ma niente di più.»

Aegon sbatté le palpebre. «Niente… Che vuoi dire? Non ti sarai mica arresa, vero? Sei riuscita a far fare sesso ad Aemond

«Aemond era interessato a me, e alle donne in generale credo. Jace ha preferito qualcos’altro.»

«C-Cosa?»

«Suppongo non lo sapessi, altrimenti non vedo perché scomodarti a portarlo qui quando avresti potuto istruirlo tu stesso nella sicurezza del palazzo.» Percorse con le dita il bordo del suo calice, lasciandogli il tempo di elaborare quanto appena appreso. 

A Jace piacevano… i maschi? Da quando?

Forse da quando ha raggiunto la pubertà , gli disse una vocina nel cervello, simile a quella di Helaena. Tu non eri con lui, ricordi? E in questa settimana non gli hai mai chiesto se avesse delle preferenze. Ti sei limitato a seguire gli insegnamenti che ti erano stati inculcati fin da piccolo e a insultare lui e la sua famiglia. Perché avrebbe dovuto dirti che gli piacevano le persone come lui, come te ?

Aegon si prese la testa tra le mani. Una volta conosceva tutto di Jace: ogni sogno, ogni ambizione, ogni emozione. Era stato naturale per loro, capirsi e conoscersi meglio di chiunque altro. Cos’erano adesso? 

Due estranei che giocavano a fingersi una famiglia. 

«Ti offendi se parlo con sincerità?» gli chiese Flores.

Lui non disse niente mentre gli prendeva le mani per allontanarle dal volto che si stava bagnando di lacrime. «Sapevo, dalla prima volta in cui ti ho visto, che non eri un cattivo ragazzo; ma col tempo ti sei impegnato per farmi cambiare opinione.» Aegon deglutì a vuoto. “ Tu non sei mio figlio .” Era un delusione anche nel luogo in cui credeva si potesse solo essere apprezzati. «Non ci sei ancora riuscito del tutto, se può consolarti» continuò lei. «So che c’è qualcosa che ti tormenta, Aegon. Ti porti dietro un dolore che non permetti a nessuno di estirpare dal tuo petto, accontentandoti di spalmarci sopra una pomata con effetti istantanei, ma che non si protraggono nel tempo. Non so se Jace rappresenta questo dolore o solo una sua parte, ma credo che dovresti iniziare a scegliere lui piuttosto che qualche puttana castana che ti dia solo l’illusione di essere la persona che desideri.»

Aegon sbuffò. Scosse la testa, lasciandosi sfuggire una risata amara.

«Jace non può essere mio. Lui non lo vorrebbe e le nostre posizioni ce lo impediscono ulteriormente.» 

Se Rhaenyra salirà al potere, Jacaerys diventerà il suo erede e la tua vita, insieme a quella di tuo fratello e dei tuoi figli, sarà in pericolo .”

«Perché siete due principi?» rispose, scettica. «Non sareste i primi ad avere una relazione sodomita.»

«Non è quello, è… Non importa. Lui mi odia.»

«Io penso proprio di no. Vuoi sapere con chi è in questo momento?»

Aegon strinse i pugni. Poteva accettarlo insieme a una donna, dopotutto lui non lo era e capiva che il suo corpo non avrebbe potuto soddisfarlo; ma con un uomo era totalmente diverso.

«Arys» continuò Flores. «Pensava che la stanza fosse libera, voleva riposarsi un momento e invece ha trovato noi. Appena l’ho visto, ho chiesto a Jace se preferiva restare con lui.»

«Quindi sei stata tu a spingerlo tra le braccia di uno sconosciuto?» esclamò, incredulo. «Se non avevi voglia di stare con lui, bastava dirlo!»

«Al contrario, ero molto interessata a passare la notte con lui. È così raro trovare clienti di sangue reale gentili e timidi. Ma non mi sembrava che lui fosse dello stesso avviso, così non ho voluto forzarlo.»

«Be’, avresti dovuto!» sbottò, alzandosi in piedi. «Mi fidavo di te, pensavo che ti saresti presa cura di lui, e invece l’hai lasciato al primo pervertito che hai trovato.»

Flores inarcò un sopracciglio, ma sembrò più divertita che preoccupata dal suo scatto d’ira.

«Arys è un bravo ragazzo. È poco più grande di lui e da qualche tempo ha iniziato a tingersi i capelli. Dice che somigliando a un Targaryen guadagna di più, e probabilmente ha ragione.»

Aegon sbatté le palpebre. «E… E allora?» sbottò. 

Flores scosse la testa. Si alzò, prendendogli il volto tra le mani. 

«Tornate a casa e parlate. Non avete bisogno di venire qui per trovare ciò che possedete già.»

Gli diede un buffetto affettuoso e si allontanò, lasciandolo spaesato e dubbioso sul da farsi. Cosa voleva dire? Che Jace lo desiderava tanto quanto lui? Era un’assurdità. 

Ciò che però sapeva con certezza era che, in quel preciso istante, un altro uomo – un finto Targaryen – stava toccando il suo Jace e una cosa del genere non sarebbe mai dovuta accadere. Corse al piano di sopra, dirigendosi verso l’ultima porta a destra e aprendola senza nemmeno prendersi la briga di bussare. La scena che si trovò di fronte non era terrificante quanto aveva temuto, ma fu comunque sufficiente a fargli ribollire il sangue nelle vene e desiderare la decapitazione immediata di quell’Arys. Avrebbe potuto giustiziarlo, non sarebbe stato difficile trovare dei capi d’accusa che reggessero senza compromettere la reputazione di Jace.

«Non vedi che siamo occupati?» sbottò il ragazzo, incrementando l’odio che Aegon già nutriva per lui. «Sparisci.»

Si voltò, dandogli le spalle, ma non riuscì a posare di nuovo le labbra sul petto di Jace perché lui si era allontanato, spostandosi sull’altro lato del letto.

«Che ci fai qui?» chiese, sforzandosi di guardarlo in faccia.

«Ti riporto a casa. Andiamo.»

«Lo conosci?» gli chiese Arys. Jace annuì.

«Scusaci un momento» gli disse – e il suo tono dispiaciuto, la mano che posò sulla sua spalla, il piccolo sorriso che gli rivolse, fecero rivoltare le viscere di Aegon. Quella non era solo gentilezza. 

Jace si allacciò velocemente la camicia prima di raggiungerlo e tirarlo in disparte.

«Tu hai già finito con la tua… attività?» 

«Sì» mentì lui. «E anche tu, dal momento che hai mandato via Flores.»

Jace raddrizzò le spalle. «In realtà, io ho appena iniziato.»

«No, tu hai finito. È un ordine.»

«Mi hai trascinato qui per “introdurmi alla nobile arte del sesso” e, ora che la sto scoprendo, vuoi che me ne vada?»

Aegon sbuffò. «Volevo che ti scopassi una donna, non un uomo!»

«E che differenza fa? Vuoi forse farmi credere che ti scandalizzano due uomini che fanno sesso? Dubito che tu non abbia mai provato.»

«Finché c’è un buco che mi scaldi il cazzo, accetto tutto. Non sapevo fosse così anche per te.»

Jace sgranò gli occhi. Aegon non capì quale parte della frase l’avesse ferito di più, ma in quel momento non gli importava. L’unica cosa che voleva era che si allontanassero da quel posto e da quell’individuo che continuava a fissare Jace come se fosse un dolce prelibato su cui aspettava solo di affondare i suoi denti.  

«Io non sono come te, Aegon» mormorò. Meno male , pensò lui. «Voglio solo… Senti, tu torna pure a casa» gli disse. «Io ti raggiungo più tardi.»

Aegon ebbe l’impressione che Jace gli stesse puntando una lama dritta contro il cuore.

«Vuoi restare con lui?»

«Sì.» La lama affondò. «Arys è gentile, mi piace.»

Aegon spostò lo sguardo verso di lui e il sorrisetto trionfante che gli campeggiava sul volto. 

Glielo tolse con un pugno. 

Arys cadde a terra, tenendosi il viso con le mani.

«Ma che cazzo fai?» esclamò Jace. Corse verso di lui, inginocchiandosi per controllare l’entità del danno che Aegon gli aveva provocato. Doveva avergli rotto il naso, a giudicare dal rumore che aveva sentito. Abbassò lo sguardo sulla sua mano e guardò le nocche spaccate. Era un fastidio piacevole. 

«Ti avevo detto di parlare col tuo amico, non di picchiare il suo» lo rimproverò Flores, giunta in quel momento probabilmente attirata dai rumori e dalle grida di quella femminuccia. 

«È stato solo un pugno, sta esagerando.»

La donna scosse la testa. Si accovacciò accanto ad Arys, controllando le sue condizioni.

«Coraggio, non è niente di grave» lo consolò. «Penso sia meglio che ve ne andiate, tutti e due» disse poi, rivolta a Jace.

Il ragazzo annuì. Afferrò il suo mantello e uscì dalla stanza, dando una spallata ad Aegon mentre lo superava. 

«Lo rivedrò?» chiese Arys.

«No. Non sei nemmeno degno di guardarlo, figurarsi toccarlo come stavi pensando di fare.»

«Tom» lo ammonì Flores.

«E ti consiglio di tornare al tuo colore naturale, ragazzino, o diventerai cibo per il mio drago.»

Con quella minaccia, lasciò la stanza e scese le scale. Si guardò intorno, ma Jace non c’era. Pregò di ritrovarlo lungo la strada o, nel peggiore dei casi, che riuscisse a tornare al castello sano e salvo da solo. Non voleva che gli accadesse niente di male – soprattutto se per colpa sua.

 

~

 

Sbatté la porta alle sue spalle, incurante del rumore che avrebbe potuto svegliare la sua famiglia, addormentata nelle stanze adiacenti. Voleva scappare, voleva urlare, voleva picchiare qualcosa – la faccia di Aegon sarebbe stata l’ideale. Si sedette sul letto, buttando il mantello a terra, e si prese il volto tra le mani. 

Sapeva che era una pessima idea. Lo sapeva dal momento in cui aveva bussato alla porta di Aegon, accettando la sua offerta di andare con lui in un bordello. Lo sapeva da quando aveva messo piede in quel luogo che puzzava di sudore e depravazione e aveva deciso di rimanerci. 

Cosa sperava di ottenere? Ricreare il suo legame con Aegon? Farsi scopare così tanto da dimenticare che era lui l’unico che desiderava, che nonostante non fosse più il principe che ricordava, non era intenzionato ad abbandonare il suo cuore? Anche dopo sei anni di distanza, anche dopo la sua freddezza e la sua crudeltà?

Avrebbe dovuto cercare nell’affetto di Baela la cura per i suoi sentimenti irrealizzabili, non nelle braccia di uno sconosciuto – anche se carino, anche se gentile, anche se così simile ad Aegon che non avrebbe avuto difficoltà a credere che fosse quello autentico. 

Sentì un rumore provenire dalla parete interna della sua stanza. Scattò in piedi: in quella zona non c’erano porte o finestre, solo il solido muro. Qualcuno si era intrufolato lì dentro mentre non c’era? Non sarebbe stato difficile, pensò, mentre si avvicinava alla spada riposta accanto al letto: c’era un’unica guardia a presidiare tutti gli alloggi della sua famiglia. 

Estrasse la lama dal fodero e si avvicinò alla fonte del rumore, solo per vedere Aegon attraversare un passaggio nella parete ed entrare nella stanza.

«Bene, sei arrivato sano e salvo» disse, e Jace si stupì del sollievo che percepì nella sua voce. «Mi sembra una reazione esagerata, Jace» aggiunse, indicando con la testa la spada che teneva in pugno.

«Come sei entrato?» chiese, abbassando l’arma.

«Dietro l’arazzo c’è uno dei passaggi fatti costruire da Maegor. Credo ce ne sia uno in ogni stanza, sono molto comodi per uscire indisturbati dal palazzo.»

«Per scendere in città in piena notte?» sbuffò Jace.

Aegon fece spallucce. 

«Hai avuto problemi a tornare qui?» chiese.

«No, ricordavo bene la strada.» L’avevamo percorsa tante volte, quando non mi consideravi un bastardo e Ser Harwin era ancora vivo . Sospirò, facendo il giro del letto per rinfoderare la spada.

«Se non ti dispiace, sono stanco e vorrei dormire» disse. «Buonanotte, zio.»

Aveva sempre cercato di non riferirsi a lui usando quel termine. Loro non erano due parenti costretti a sopportare la presenza dell’altro; erano amici. Erano Aegon e Jace. 

O, almeno, lo erano stati, un tempo.

«Non mi eri sembrato così interessato a riposare poco fa» commentò Aegon. 

Jace alzò gli occhi verso di lui e notò che, anziché andarsene, si era avvicinato al letto. Non gli andava di discutere: aveva prosciugato le sue forze nella corsa verso il castello e in quel momento desiderava solo sprofondare nel letto e non pensare più. 

«Non credevo che desiderassi così tanto farti scopare da una banale puttana» continuò, aggirando il letto per raggiungerlo. Jace provò ad allontanarsi, ma si scontrò contro il comodino e non riuscì a sfuggire al braccio di Aegon che si avvolse attorno al suo corpo. «Se è un Targaryen ciò che desideri, io sono a tua  completa disposizione.»

Finché c’è un buco che mi scaldi il cazzo, accetto tutto .”

Jace lo spinse via e gli diede un pugno in pieno viso. Non lo aveva mai colpito prima al di fuori del cortile di allenamento e si sorprese di essere in grado di farlo. Anche Aegon dovette restarne stupito, perché non rispose al gesto, limitandosi a sfiorare con le dita lo zigomo colpito. 

«Vattenne» sibilò. «Sparisci dalla mia vista.»

Aegon rise, tenendo lo sguardo basso. «Altrimenti? Continuerai a picchiarmi?»

«Te lo meriteresti!»

«Hai ragione» disse, e la serietà nella sua voce lo sorprese. Alzò gli occhi verso di lui e Jace si sentì morire davanti allo sguardo che gli rivolse: il nulla, due ametiste spente come se non scorresse vita in loro. Come se non ci fosse vita in Aegon.

«Dai, colpiscimi» lo incalzò, avvicinandosi nuovamente a lui. «Sfogati finché non ti sentirai meglio.»

Jace scosse la testa. «Farti del male non mi farà stare bene. Per favore…» Avrebbe voluto rinnovargli il suo invito ad andarsene, ma non riuscì a pronunciare quella parola. La sua espressione lo stava spaventando e un inquietante presentimento si fece strada in lui: gli sarebbe accaduto qualcosa di terribile, se lo avesse allontanato. 

«Perché volevi che venissi in un bordello con te?» chiese. Era una domanda che gli martellava la mente già da un po’, ma non aveva ancora avuto il coraggio di porla.

«Perché stasera hai deciso di venire?» ribatté Aegon. Jace avrebbe dovuto aspettarsi che non avrebbe ricevuto una risposta diretta. Se avesse sviato la domanda, Aegon avrebbe avuto il diritto di continuare a farlo a sua volta. Se invece fosse stato sincero… 

Sospirò e si sedette sul letto. Dopotutto, Daemon voleva andarsene dalla capitale da quando aveva tagliato la testa a Vaemond Velaryon; gli sarebbe bastato dire a sua madre che era d’accordo con lui e sarebbero tornati a Roccia del Drago all’istante.

«Speravo che…» cominciò. Si passò una mano dietro la nuca, incerto su come trasformare in parole ciò che provava. «Pensavo che fare sesso avrebbe potuto aiutarmi a non pensare… a te.» Sollevò appena gli occhi verso di lui per controllarne la reazione, ma Aegon lo fissava immobile. Deglutì a vuoto e continuò. «Credo… Mi… Mi sei sempre piaciuto, Aegon. So che è sbagliato e che non possiamo…»

Si sentì sollevare il volto prima che le labbra del ragazzo impattassero contro le sue. Aegon si era lanciato su di lui all’improvviso, con una foga tale che finirono sdraiati sul materasso. Jace non sapeva cosa fare. Perché suo zio lo stava baciando, in un modo così scoordinato e disperato? La sua dichiarazione gli aveva fatto pensare che avrebbe potuto averlo, nonostante il suo categorico rifiuto di poc’anzi? Oppure…

“Posso darti un consiglio?” gli aveva detto Flores, prima di lasciarlo con Arys. “Quando tornerete a palazzo, parla con Aegon. Non avete bisogno di venire qui per trovare ciò che desiderate.”

Gli mise le mani sulle spalle, allontanandolo da sé. 

«Aegon?» 

Gli scostò alcune ciocche di capelli dal viso. Passando il pollice sulla sua guancia, scoprì che era bagnata. 

«Jace, io…» Aegon nascose il volto nell’incavo del suo collo, stringendolo tra le sue braccia. 

Jace si sentiva ancora più confuso. Era il suo modo di dirgli che provava i suoi stessi sentimenti? Le parole di Flores nascondevano quel segreto al loro interno? Forse era così; ma le speranze che Jace aveva nutrito verso quel viaggio, si erano infrante poche ore dopo il suo arrivo nella capitale – non voleva che accadesse di nuovo.

«Aegon.» Gli prese il volto tra le mani, costringendolo a guardarlo negli occhi. Aveva bisogno di risposte e lui doveva dargliele. «Perché volevi che ti seguissi in un bordello? Perché ti sei infuriato in quel modo quando mi hai visto con Arys?»

Aegon digrignò i denti. «Non nominare quell’individuo.»

«Rispondi alla mia domanda, Aegon. Non sono in vena di giocare.»

Lui sospirò. «Nemmeno io.» Si tirò su, rimanendo in ginocchio sopra il materasso. Jace si sedette a sua volta e attese che lui parlasse. Non gli mise fretta, anche se aveva un bisogno disperato di conoscere i suoi pensieri: Aegon non era mai stato bravo con le parole, forzarlo a velocizzarsi lo avrebbe solo portato a chiudersi ancora di più.

«Cerco sempre gente simile» disse infine. «Puttane castane, circa della tua età. Con le ragazze devo usare un po’ più di immaginazione, ma con i maschi… Nessuno ti somiglia davvero, ma è comunque abbastanza per fingere che tu sia lì con me. Che la distanza tra noi non esista e tu… tu provi lo stesso che sento io.»

Jace non poteva credere alle sue orecchie. Aegon aveva fatto ciò che lui aveva tentato quella notte… per anni? Perché sentiva la sua mancanza e lo desiderava con la sua stessa intensità? Era così bello che pensò di stare sognando. Forse si era addormentato non appena aveva toccato il letto e quello era solo un crudele sogno generato dalla sua mente – ma se invece era la realtà… 

«Di’ qualcosa» mormorò Aegon, fissandolo con occhi supplicanti. Il suo silenzio doveva averlo spaventato e Jace non poté dargli torto. C’erano ancora così tante domande che avrebbe voluto fargli – perché lo trattava con sufficienza e crudeltà se lo amava? Perché lo aveva chiamato “bastardo”, tanti anni prima? – ma, in quel momento, avevano entrambi bisogno di una pausa dalle parole. 

Gli prese il volto tra le mani, sorridendo mentre gli asciugava gli occhi lucidi. Si avvicinò a lui e posò le labbra sopra le sue. Aegon non ebbe bisogno di nient’altro: ricambiò il bacio, portandogli le braccia dietro la schiena per stringerlo a sé. Jace affondò le mani nei suoi capelli e si lasciò adagiare sul letto, divaricando le gambe in modo che entrambi fossero comodi. Quando Aegon interruppe il bacio, sollevandosi per guardarlo, Jace si chiese come avesse potuto pensare che Arys sarebbe stato un sostituto anche solo accettabile. 

«Quindi non vuoi più cacciarmi» commentò Aegon, rivolgendogli il primo, vero sorriso di quella settimana.

Jace rise. Gli slacciò il mantello, lasciandolo cadere a terra, e poi si dedicò ai lacci della sua maglia. Capendo cosa voleva fare, Aegon sollevò le braccia per aiutarlo a rimuovere l’indumento, che cadde a sua volta sul pavimento. 

Aegon non era molto muscoloso, segno della sua prolungata assenza dal cortile di allenamento, ma aveva un fisico tonico e una pelle liscia che Jace percorse con le sue dita, cercando di memorizzarne ogni centimetro. 

Le dita di Aegon gli afferrarono i lembi della camicia, tirandola fuori dai pantaloni e cominciando a slacciarla dal basso. Jace si sollevò per toglierla e quando rimase a torso nudo anche lui, notò che lo sguardo di Aegon si era fissato su un punto appena sopra la sua clavicola sinistra. Non ebbe difficoltà a immaginare cosa vedesse: le labbra di Arys che si posavano su di lui, stringendo la pelle tra i denti fino a lasciare un segno. Jace gli prese il mento tra pollice e indice, costringendolo a sollevare lo sguardo sul suo volto.

«È stato un errore» disse. «Fa parte del passato, non è importante. Io… Io immaginavo che fossi tu…»

Arrossì davanti a quell’ammissione. Arys era stato davvero gentile, e sembrava anche interessato a lui – la consapevolezza di averlo solo usato gli faceva male. Avrebbe dovuto trovare il modo di rivederlo e scusarsi con lui per tutto ciò che era accaduto.

«Te l’ho detto che era una copia scadente» rispose. «Io so fare molto di meglio.»

Non tardò a dimostrarlo, tanto che Jace era certo che la sua pelle non sarebbe mai più tornata al suo colorito naturale a seguito di tutti i baci e i morsi che Aegon vi aveva disseminato. Ogni volta che le sue labbra lo sfioravano, si sentiva ardere come se un drago sputasse fuoco all’interno del suo corpo – e forse era quello il destino dei Targaryen: bruciare insieme fino a consumarsi. Era una fine che Jace avrebbe accolto con piacere.

A un tratto sentì la mano di Aegon intrufolarsi tra le sue gambe e stringersi attorno al membro eretto. Jace inarcò la schiena, spingendo il bacino verso di lui. Voleva che lo toccasse di più, che lo baciasse di più, che lo prendesse di più. Aegon gli tolse i pantaloni, permettendo al suo pene di respirare e affondare senza impedimenti nella sua mano.

«Aegon…»

Facendo appello alla poca lucidità che gli era rimasta, portò una mano sopra i pantaloni di Aegon, massaggiandolo attraverso la stoffa. Lui gemette e in un attimo si liberò di quell’ultimo indumento, restando completamente nudo a sua volta. 

Jace rimase senza fiato davanti a quella visione, alla consapevolezza che Aegon era suo, completamente suo. La bocca che si avventò sulla sua non lo aiutò a ritrovare il respiro, ma andava bene così – bruciato, soffocato, spezzato: qualunque morte sarebbe stata dolce, finché avrebbe avuto Aegon accanto. 

«Oh, sì…» gemette, quando l’altro gli strofinò il glande, inviando spasmi al suo corpo sempre più prossimo all’orgasmo. «Bellissimo…»

Aegon gli morse il lobo dell’orecchio. «Questo è niente… in confronto alla prima volta in cui mi sentirai dentro di te.»

La sua voce calda che pronunciava quella promessa fu abbastanza perché Jace venisse, tingendo di bianco il suo ventre e la mano di Aegon. 

«Lieto che l’idea di farti scopare ti ecciti tanto» rise lui.

Jace sbuffò. «Sta’ zitto.»

L’orgasmo gli aveva fatto perdere la presa sul suo pene, ma non impiegò molto a ricominciare a masturbarlo e, con la mente più lucida, riuscì a impiegare più velocità e forza di prima, tanto che Aegon non fu in grado di emettere altro che gemiti prima di venire a sua volta. Jace lo guardò esplodere, consapevole che era il responsabile di quell’espressione appagata, prima che si accasciasse sul suo petto. Ansimava e lui gli accarezzò la schiena con la mano pulita finché non lo sentì respirare a un ritmo più regolare, incurante di come il suo peso lo stesse schiacciando. 

«Andiamo a volare» disse Aegon, cogliendolo di sorpresa. Sorrise: desiderava rivedere Sunfyre e volare insieme a lui sin dal suo arrivo nella capitale. Era felice che il ragazzo lo avesse invitato. 

«Va bene» rispose. «Ammesso che io sia ancora vivo domani.»

«Perché non dovresti esserlo?»

«Non offenderti, ma non sei esattamente una piuma.»

Aegon sbuffò. «Quanto sei delicato!» Si sdraiò accanto a lui, permettendogli di riprendere a respirare. Posò la testa sulla sua spalla, emettendo un lungo sospiro. 

«Sono felice che tu sia qui, Jace.»

Jace gli posò un bacio sui capelli. «Lo sono anch’io.»

«Non è una… visita temporanea, vero?» gli chiese Aegon, sollevando la testa verso di lui. «Insomma, hai visto in che condizioni è mio padre. Morirà a giorni, ormai.»

Jace avrebbe voluto confortarlo, ma sapeva che era la verità. Al re restava poco da vivere e, quando il suo tempo sarebbe giunto, sua madre sarebbe salita sul trono. E lui sarebbe diventato ufficialmente il suo erede. 

«Mi dispiace» fu tutto ciò che riuscì a dire.

L’altro fece spallucce. 

«Credo, però, che dovremo fare ritorno a Roccia del Drago.» Aegon lo fissò come se avesse appena confessato di voler uccidere Sunfyre. «Tutti i nostri averi sono là, non avevamo pianificato di trasferirci di nuovo qui quando siamo arrivati» disse e quella spiegazione sembrò rilassarlo. Jace sorrise, passandogli le dita tra i capelli. «Magari puoi venire ad aiutarci. Non ci sei mai stato, dico bene?»

Aegon annuì. «Non è una brutta idea. Ma vengo solo per vedere il posto, scordati che ti faccia da servo per impacchettare la tua roba.»

«È bello sapere di poter sempre contare su di te.»

Aegon gli mordicchiò la spalla, facendolo ridere. 

«Puoi farlo per le cose davvero importanti» rispose. «Ad esempio, in questo momento mi assumo il compito di farti notare che dovresti alzare il tuo bel culetto e trovare qualcosa con cui pulirci. Non è bello svegliarsi con le mani appiccicose di sperma, te l’assicuro.»

Jace aveva quasi dimenticato di avere ancora la mano bagnata. Osservò il liquido bianco che gli impregnava le dita – e forse fu l’influsso di Aegon sdraiato lì accanto, ma avvertì l’impulso di scoprire che sapore avesse. 

«Jace!» esclamò. Il suo tono scandalizzato lo fece immobilizzare, temendo di aver fatto una cosa stupida. Ma l’espressione che vide dipinta sul suo volto lo spinse a leccarsi anche il dito medio. La sua bocca era invasa da un sapore dolciastro, con una punta amara: il ritratto perfetto di Aegon. 

«Niente male» commentò e sorrise vedendo il suo scarso autocontrollo crollare davanti a lui.

Avrebbero dovuto rimandare la gita con i loro draghi a un giorno in cui sarebbero stati più riposati.