Chapter Text
Vox era appoggiato contro un edificio a braccia incrociate, nascosto tra le ombre del vicolo, e osservava la figura dell’uomo slanciato. Un sorriso curioso si incurvò sulle sue labbra. Il demone rosso ondeggiava per le strade, il suo bastone e le sue scarpe schioccavano con orgogliosa sicurezza dopo essere uscito dall’Emporio di Franklyn & Rosie. Vox notò il suo petto gonfio e il mento sollevato, che mettevano chiaramente in risalto il suo ego smisurato. Ma concluse che in fondo il demone avesse abbondanti ragioni di cui andare fiero. Vox aveva sentito numerose storie riguardanti il peccatore sorridente, come aveva coniato rapidamente il titolo di Demone della Radio a poche settimane dalla sua apparizione. Aveva iniziato a divorare anime e legarle a sé, a cominciare dai cittadini che si erano guadagnati un nome per poi scalare l’ordinamento sociale. Il demone rosso aveva vent’anni in più di lui e il suo nome si era ormai diffuso per l’Inferno come il fuoco che tormentava la sua gente.
Vox aveva sentito la voce nasale del Demone della Radio trasmessa nelle radio lungo le strade e negli altoparlanti dei bar. Non gli era mai importato di prestare attenzione ai suoi broadcast. Sapeva di essere leghe sopra il vistoso e ingannevole demone, anche nella sua posizione di Overlord fresco di titolo, ma chiunque rappresentasse una potenziale minaccia al suo dominio doveva essere controllato e calpestato, non importava quanto fosse insignificante. Normalmente il CEO dell'Azienda VoxTek non avrebbe mai osato camminare per le strade sudicie con tanta disinvoltura, cullato com’era nel suo confortevole attico da un milione di dollari. Avrebbe potuto semplicemente accedere al suo sciame di telecamere di sicurezza e schermi, tenendo d’occhio in quel modo quella testa-radiofonica; ma qualcosa di quel demone lo aveva portato ad uscire allo scoperto, come se avesse avvertito che quell’uomo dal completo a strisce non era un demone qualunque.
Dopo essersi dissipato in una scarica elettrica, Vox viaggiò attraverso le luci della città incedendo verso Alastor. Aveva in mente un affare da proporgli.
L’essere-ombra di Alastor scivolò nel vicolo dove era appena passato Vox, poiché aveva percepito degli occhi che scrutavano il suo padrone. Incombeva con i denti sporgenti e gli artigli affilati, intenzionato a spaventare lo stalker, tuttavia quest’ultimo era già scomparso. Il suo ampio sorriso cadde mostrando un confuso disappunto. Qualcuno si trovava certamente lì un momento prima, concluse quell’essere. Sbirciando dietro l’angolo, vide il demone in questione seguire i passi del suo padrone. ‘Ritorna da me, Sombra.’ La voce di Alastor fece eco nella sua mente. Il suo sorriso riapparve e ritornò di soppiatto ai piedi del suo signore, finalmente aveva trovato una visuale appropriata dello strano televisore dalle sembianze umanoidi.
“Ehilà!” canticchiò Vox, materializzandosi davanti al Demone della Radio a braccia aperte. Alastor spalancò gli occhi al suono di quella voce lamentosa, incrociando lo sguardo di quell’uomo senza scomporsi. Continuò a camminare senza degnarlo di risposta, indisturbato, quasi calpestando i mocassini nuovi e ben lucidati di Vox.
Sbalordito dal palese disprezzo che quell’uomo nutriva nei suoi confronti, pensò ‘Ma che– Come può semplicemente– Non lo sa chi sono io?!’. Sprazzi di energia repressa danzavano attorno a lui, l’immagine del suo viso procedeva a scatti mentre il tipico sibilo di elettricità statica aumentava. Soffocando un grigno irritato, Vox provò a vendere la sua offerta ancora
una volta. “Solo un secondo del suo tempo, signore. Mi permetta di presentarle una proposta accattivante.” lo incitò, procedendo ad esporre il suo progetto nei minimi dettagli. Alastor ascoltava a malincuore mentre Vox insisteva affinché si unisse al suo “team elitario”, sostenendo che avrebbero potuto fare buon uso di un uomo come lui tra di loro.
La menzione delle altre V catturò l’attenzione di Alastor, ma solo per un breve istante. Rimase silenzioso e impassibile mentre camminavano.
Vox sapeva che i suoi sforzi sarebbero stati inutili senza un approccio invasivo. Si piantò davanti al demone color cremisi, lo afferrò per le spalle e arrestò il suo passaggio. I suoi occhi si trasformarono in una spirale dopo aver incrociato il suo sguardo. “Andiamo, che problema c’è? È un patto vantaggioso! Tu ed io ci divideremo il ricavato equamente.” canticchiò, aggiungendo, “Hai la mia parola.” Il suo sarcasmo si intrecciava con un tentativo da quattro soldi di essere zelante.
“No, grazie.” cinguettò Alastor in tutta risposta, con la voce distorta dalla sordina di una radio. Stuzzicò l’uomo poggiando il bastone sul suo petto e lo spinse via. “Non necessito della tua assistenza. Adesso, ti auguro la giornata che meriti.” affermò con tono piatto, trascinandosi via. Sperava che fosse sufficiente per scrollarsi di dosso quel fastidio.
Alastor aveva sentito parlare parecchio di quel pagliaccio di un Overlord dalla sua comparsa qualche anno addietro. Non c’era modo di ignorarlo con le sue apparizioni in tutti i giornali, televisori e tabelloni pubblicitari. Le televisioni, portate all’Inferno da quell’uomo, avevano iniziato a diffondersi in tutta la città, nei bar e nelle caffetterie facendosi strada fin dentro le case di ogni abitante. Un pensiero che dava la nausea ad Alastor. Qualche mese prima aveva aperto un negozio dedicato a quelle dannate scatole con le immagini proprio di fronte alla sua sartoria preferita. Un muro di quegli oggetti era accatastato davanti alla finestra, mandando a ripetizione le stesse cinque pubblicità che promuovevano le Vox News e i gadget della VoxTek.
Ma persino nell’epoca delle televisioni, Alastor non aveva mai percepito il demone blu come una minaccia, né aveva mai espresso il desiderio di impegnarsi nelle sue numerose e frivole iniziative imprenditoriali.
La sicurezza di Vox andò a scemare man mano che si rendeva conto del fiasco della sua tattica, di solito infallibile. Riflettendoci sopra, si rese conto che il Demone della Radio doveva essere potente, la sua abilità a resistere facilmente all’ipnosi era un chiaro segno della tempra dell’Overlord. Tutte ragioni ulteriori per averlo sotto il suo controllo, pensò Vox tra sè e sè. Il suo sorriso tornò, diede un’occhiata nei paraggi poiché sentiva addosso lo sguardo degli spettatori che lo avevano riconosciuto. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era la confusione.
Ritornando al fianco di Alastor, Vox se lo tirò agganciando un braccio attorno al suo collo. “Dovremmo parlarne nel mio ufficio, non credi?” Alastor gli rivolse uno sguardo tagliente, ma prima che potesse controbattere la proposta di Vox il mondo iniziò a deformarsi e le luci divennero sfocate. Le sue orecchie solitamente puntate verso l’alto si piegarono indietro e i suoi occhi guizzarono intorno a lui, nel tentativo di comprendere cosa stesse accadendo. In un lampo, Alastor si ritrovò in uno sfavillante ufficio al di sopra della città.
Sombra strillò dalla sorpresa, nascondendosi dietro le spalle del suo padrone. ‘Levati di dosso.’ ordinò. Senza esitazione la sua ombra obbedì, tremando dalla paura.
“Prova a pensarci: una collaborazione improbabile che si rivela essere la migliore accoppiata di tutto l’Inferno!” continuò Vox, gesticolando e avvicinandosi al suo armadietto dei liquori. “Avremo il podcast numero uno, combinando la parte migliore dei nostri due mondi. Tu potrai fare ciò in cui sei bravo, e io lo trasmetterò in televisione! Faremo faville nei dibattiti più controversi, e boom! Una novità che colpirà i media e sconvolgerà il mondo come una tempesta.” insistette, descrivendo la sua fantasia mentre versava un bicchiere di whisky con ghiaccio al suo stimato ospite.
Alastor spezzò il collo verso quella belva che aveva osato manipolare la sua anima, il suo sorriso dai denti sporgenti si allargò con aria infastidita e le sue orecchie si piegarono in avanti, mentre stridenti scariche radio lo circondavano. Com’era possibile che il demone fosse stato in grado di usare i suoi poteri su di lui quella volta e non poco prima? Aveva abbassato la guardia, percepito erroneamente che quell’uomo fosse una minaccia di basso rilievo? Qualunque fosse la ragione, il falso sorriso risoluto di Alastor restò sul suo volto. Non avrebbe osato mostrare le crepe della sua compostezza.
‘Perlustra la zona.’ comandò a Sombra. Se quello sciocco pagliaccio aveva garantito ad Alastor l’accesso al quartier generale del suo autoproclamato impero, allora chi era lui per rifiutare quell'opportunità?
La figura dalla faccia piatta continuò a divagare, cercando inutilmente di vendergli la sua proposta. “Ti hanno fabbricato con un interruttore per spegnerti?” tagliò corto Alastor, emettendo una distorsione statica dalla sua voce. Assottigliando lo sguardo, rimarcò interiormente il concetto, ‘posso a malapena sentire i miei pensieri’.
Il sorriso di Vox cadde, sostituito da uno sguardo tagliente rivolto verso il demone. Delle linee bianche guizzarono sul suo schermo, ma fece in modo di mantenere la sua compostezza. Era arrivato così lontano dopo aver seguito Alastor così a lungo, Vox non poteva nemmeno pensare di tornare indietro e rinunciare ai suoi progressi.
Quando vide il suo sorriso cadere, Alastor seppe che l’uomo non rappresentava nessuna minaccia. Doveva esser veramente debole se non era in grado di mantenere i nervi saldi in delle circostanze così semplici. Capì che sarebbe stato in grado di sovrastare Vox senza sforzi, quando avrebbe voluto.
“Oh, andiamo. Non è questo il modo di trattare chi ti sta ospitando.” mugolò. Un lampo di luce sfrecciò verso Alastor e Vox apparve improvvisamente davanti a lui, portando i loro nasi quasi a toccarsi. “Ho molti interruttori, se hai voglia di esplorarli.”
Alastor sbatté gli occhi scioccato, le sue sopracciglia si sollevarono verso l’alto e dalla sua espressione sembrava star saltando da una stazione radiofonica all’altra, voci e musica riempirono lo spazio in una frazione di secondo.
“Ma per adesso, parliamo di affari.” lo esortò Vox, allacciando il suo braccio attorno al corpo di Alastor una seconda volta.
(commissione fatta da dweeblle) / (traduzione di sher_lock3d_)
I suoi occhi si contrassero a quel contatto improvviso, il sibilo statico della radio si presentò nuovamente man mano che i suoi occhi diventavano rossi. Se c’era una cosa che non sopportava, era che le persone gli mettessero le mani addosso con tale noncuranza. Alastor sentì il bisogno di farglielo presente.
“Vedi, non sono altro che un umile uomo d’affari, e quando un’opportunità chiama, non ho altra scelta se non rispondere.” Vox proseguì, trascinandolo verso il tavolo.
Alastor trasse un sospiro per ribattere, ma un’altra voce interruppe le sue parole successive. ‘Coraggio, Alastor. Fai il bravo e ascoltalo. Vediamo cosa si può ricavare da tutto ciò.’ Quella voce rimbombò nella sua testa, facendo tremare il suo cervello man mano che le parole strisciavano lungo la sua pelle. Serrò le labbra e rimase a malincuore in silenzio. Non c’era modo di sfidare la sua superiore.
“Dimentica la storia di possedere la tua anima. Non ci farei nulla.” lo rassicurò, pensando interiormente: 'Almeno non per adesso. Sei un osso duro.’
“Ah no?” chiese Alastor con tono sofferto mentre Vox gli faceva posto. Le sue gengive annerite spuntavano sotto il suo ampio sorriso e dei misteriosi simboli fluttuarono attorno alla sua aurea rossastra, avvertendo il demone blu di tenere le mani al loro posto.
“No! Pensavo fosse chiaro,” sostenne Vox abbandonandosi sulla sua sedia, indisturbato dalla serie di intimidazioni di Alastor. Gli rivolse delle scuse vuote, guardando la stanza attorno a sé mentre parlava. “Sono desolato se ti ho causato confusione.”
‘Reggi il gioco!’ ordinò la voce ad Alastor. ‘Scopri di più sulle V.’
Considerando l’entusiasmo della sua superiore, Alastor soppesò le sue opzioni. Non aveva intenzione di dargliela vinta, poiché non sentiva il bisogno di mantenersi aggiornato su tutte quelle mutevoli tendenze, ma non era certo ignaro dell’influenza che la televisione esercitava sul pubblico. Forse non avrebbe dovuto rifiutare la proposta di Vox con così tanta fretta. Forse avrebbe dovuto ripensarci. Il demone dalla testa a forma di scatola avrebbe potuto dargli pieno accesso a quell’industria in forte espansione. Non solo, avrebbe avuto una marea di anime a sua disposizione. Magari Vox non era stolto quanto Alastor credeva. Era sopravvissuto a diversi Stermini, aveva inventato nuove tecnologie e si era fatto un nome tutto da solo. Magari Alastor avrebbe potuto sfruttare un uomo come lui. Nel suo caso, in senso letterale.
Ripensò alle lamentele di Rosie, che insisteva per convincerlo ad ampliare la sua cerchia di alleati. Qualcuno con un dominio sempre crescente sulla popolazione sembrava un perfetto candidato.
Alastor lo rassicurò allegramente sostenendo che non vi fosse nulla di cui preoccuparsi. “Forse c’è stato un fraintendimento.” mentì, rilassandosi contro la sua sedia e accavallando le gambe. “Ma ti prego, illuminami! Come si diventa una V? Se volessi unirmi, dovrei conoscere i pro e i contro del nostro– accordo lavorativo.” insistette Alastor, con un sorriso arricciato fino alle sue tempie.
Un sorriso che lo imitava si fece strada nei lineamenti di Vox, solo che questo era in segno di vittoria. Finalmente era riuscito a convincere il demone a vedere le cose a modo suo. Sorseggiando il suo drink, gli mostrò con orgoglio che il loro potere condiviso derivava dal crescente controllo del trio sui mass media. Possedevano filiali in tutto il Girone dell’Orgoglio: nel settore giornalistico, nel reparto dell’intrattenimento sessuale e nell’industria della moda. Vox assicurò al capo della radio che il loro lavoro era solo iniziato. “Finalmente ho fatto decollare il mio telegiornale, per Satana.” affermò con un sospiro, scuotendo la testa. Era stata una strada lunga e tormentata, con molta competizione, ma le Vox News finalmente stavano ricevendo abbastanza ascolti da sfidare i suoi rivali. “Ma ho ancora così tante idee in programma. Talk shows, piattaforme streaming, film...” continuò a divagare, per poi fermarsi e sporgersi in avanti con il drink in mano. “Podcast.” propose in tono allettante. “Non intendo assillarti, ma spero che tu abbia riflettuto sulla mia proposta.” concluse soavemente.
Alzando il bicchiere, Alastor tentò di raggirare Vox mostrando un falso entusiasmo alla prospettiva di collaborare. “Stia tranquillo, l’ho fatto.” mormorò, stringendo gli occhi.
Vox ridacchiò mentre buttava giù il liquore. “Eccellente,” grugnì. “Un momento, mi riempio il bicchiere.”
“Oh porta l’intera bottiglia! Perchè essere così avari?” lo stuzzicò Alastor. ‘Maledizione, odio questa merda.’ brontolò poi internamente, evitando il suo sguardo. ‘per tutti i sacrilegi, lasciami andare! Per amore della mia povera anima, lasciami andare!’ la implorò, invocando un essere che non lo avrebbe ascoltato. Tra le brutali condizioni del suo patto, Alastor era grato che la sua superiore non aveva accesso ai suoi pensieri.
Dando un’occhiata al suo drink, notò il meraviglioso color ambra del suo whiskey. Ad ogni modo era sollevato che quel clown a strisce non gli avesse servito dell’alcol scadente. Ma Alastor sapeva di non dover ingerire nulla che gli fosse stato offerto da qualcuno che aveva appena conosciuto. “Comunque, non berrò finchè non mi avrai detto da dove provengono i tuoi poteri.”
“Te l’ho già detto.” Vox scoppiò a ridere.
“No, non quei poteri. I tuoi poteri.” chiarificò Alastor, sedendosi nuovamente nella sua sedia. “Quel trucchetto particolare che fai con i tuoi occhi e il modo in cui ti muovi come un lampo di luce. È un fenomeno davvero affascinante!” stimolare l’ego di Vox non era difficile. Quell’uomo trasudava narcisismo, era chiaramente evidente, e ciò era sottolineato dalla sua incapacità di accettare un no come risposta. Ad ogni modo, Alastor aveva bisogno di guadagnare tempo per la sua ombra.
“Oh quello..” Vox rise ancora una volta. “Beh, come saprei, noi Overlords ci occupiamo di anime. Nel mio caso più persone comprano i miei prodotti e più anime ho sotto contratto. Non importa cosa acquistano– una TV, una linea fissa...per gli inferi, persino una schifosa T-shirt!” proseguì. “Se appartiene alle V, loro diventano miei. La parte migliore è che neanche lo sanno!” esultò con una risatina. Un rivolo di saliva sanguinante colava dalle sue labbra e scariche elettriche volteggiavano in aria ad ogni sua parola. “Mi rivolgo alla nuova
generazione di stronzi che sono caduti qui sfruttando le invenzioni che portano da là sopra. Noi ci limitiamo a mettere un marchio su quella merda e a stamparci il nostro nome sopra. È un business che funziona da solo.” argomentò con un’alzata di spalle. “Lo stesso vale per Velvette e Valentino, le altre V.” rivelò con noncuranza. “Io fornisco loro una piattaforma per le loro attività e loro rastrellano anime. Li incontrerai se sei seriamente interessato ad unirti.”
L’arrogante orgoglio di Vox lasciò ad Alastor un sapore amaro in bocca, il suo sorriso era contorto in un ghigno. ‘Divertente come tu pensi che abbia improvvisamente bisogno di te per avere successo in questo posto.’ Non necessitava di pubblicità trasmesse in quelle scatole ad immagini e metodi veloci per fare denaro. La sua faccia non aveva bisogno di essere vista da chiunque. Anzi, gli piaceva mantenere un certo alone di mistero. Ma la quantità di anime che Vox gli avrebbe potuto procurare era qualcosa che non poteva rifiutare.
La sua superiore lo incitò ad accettare l’offerta, sembrava avere già deciso. ‘Oh prova a pensarci, Alastor! Immagina il potere che guadagneremo!’ urlò, emettendo una risata maniacale. ‘Anche se ha secondi fini, non è importante. Finché non stipuli un contratto con lui sei libero di fare ciò che desideri.’
Alastor sussultò dal dolore, nascondendo la distorsione del suo viso dietro uno starnuto. Verificò la presenza di sangue nella sua mano, poiché il mal di testa di solito era accompagnato da quest’ultimo. Fortunatamente la trovò pulita. Dopo essersi scusato per il riflesso improvviso, Alastor rispose all’ultima affermazione del demone blu. “Divertente che tu lo dica così chiaramente, comunque.” rimuginò, mentre il suo tono andava man mano ad incupirsi “Spero che tu non pensi che sarò una marionetta da spremere come loro.” aggiunse.
“No, no, niente del genere.” lo rassicurò Vox, questa volta intrecciando le parole con serietà. “Diamine, puoi stringere contratti con tutti gli stronzi che vuoi! Ma noi due? Noi torreggeremo su di loro, su tutti quanti! Saremo a capo dell’industria.” proclamò Vox, il suo entusiasmo era deducibile dalla sbavatura sul suo mento. “Hai la mia parola!” dichiarò alzando una mano. Sollevò il bicchiere ancora una volta e gongolò “Che ne dici?”
Alastor inclinò la testa, fece roteare il whisky e il ghiaccio tintinnò contro il vetro. “Un’ultima cosa.” domandò, mantenendo il suo tono cantilenante. “Non ho compreso bene il tuo nome.”
La fronte di Vox si contrasse. Era praticamente una celebrità nel Girone dell’Orgoglio, ma pensò che un Overlord di vecchia data come il Demone della Radio potesse non considerarlo tale. Seduto sulla sua sedia, allungò il suo bicchiere mentre le sue labbra pronunciavano soavemente il suo nome. “E il tuo?” borbottò.
Alastor mimò il suo movimento, facendo finalmente tintinnare i loro bicchieri e rispondendo alla sua domanda. “È un piacere fare affari con te. Un vero piacere.”
Vox bevve un abbondante sorso del suo liquore, chiuse gli occhi e fornì ad Alastor il momento perfetto per eseguire un incantesimo sul suo drink. Evaporò senza lasciare alcuna traccia.
Si complimentò con lui schioccando le labbra “Ah, questo elisir è invecchiato in maniera impeccabile.” posizionò il suo bicchiere sul tavolo di legno osseo presente tra loro, poi si alzò in fretta e aggiunse “Ti ringrazio per avermi invitato qui, veramente. Il mio pomeriggio non sarebbe potuto essere più spassoso.” Le parole suonarono marce dalla sua bocca e bruciarono sulla sua lingua mentre parlava. Alastor non aveva mai mentito così spudoratamente e con così tanta facilità in tutta la sua vita. Non vedeva l’ora di scappare dalla prigione cristallina di Vox, quell’arredamento moderno gli faceva accapponare la pelle. “Ma sfortunatamente, le nostre strade devono dividersi. Ho i miei affari di cui occuparmi.”
“Ma certo!” esultò Vox, alzandosi a sua volta. “Permettimi di mostrarti la via d’uscita.”
‘Ritorna da me, Sombra.’ ordinò Alastor. La sua ombra obbedì rapidamente con un risolino malizioso. Alastor permise a quel clown blu di fargli strada e impiegò tutta la sua forza di volontà per mantenere la sua apparenza. Decise di ignorare la voce farneticante di Vox e cercò di non fare caso alla puzza di alcol del suo alito. Finalmente libero, Alastor se ne andò, il suo ghigno si rilassò mentre mormorava tra sé e sé. ‘Che lavoro insensato.’ brontolò internamente, frustrato per tutto il tempo che aveva perso andando incontro alla sua superiore.
Tornato nel suo ufficio, Vox sbattè la porta con entusiasmo, lanciando un pugno in aria con un urlo allegro. Si congratulò con se stesso ed emise una risata maniacale, l’eccitazione gli colava dal mento durante la sua corsa verso la scrivania. Chiamò con entusiasmo la sua complice. Scalciò i piedi in aria mentre faceva roteare il cavo a spirale del ricevitore intorno al suo dito, aspettando impazientemente di raccontare il suo successo a Velvette dall’altro capo del telefono. Quando finalmente rispose, le riempì le orecchie del Demone della Radio e della conferma del loro patto.
Chiese a Vox se possedesse la sua anima, domanda a cui lui rispose di no, così lo avvertì che forse stava celebrando troppo presto. “Oh, per favore, Vel! Sto inseguendo questo tizio da settimane! Sono finalmente riuscito a portarlo nel mio ufficio, quindi dammi un po’ di tregua, che dici?! Non posso semplicemente gettargli contratti in faccia! È un Overlord, per l’amor del cielo!” concluse tempestivamente la loro telefonata con un dito e chiamò Valentino. Sapeva che la falena avrebbe capito e lo avrebbe inondato dell'elogio di cui aveva bisogno.
Lontano dalla vista di Vox, Alastor emise un sospiro esasperato e chiamò la sua ombra ancora una volta, investigando sulle sue scoperte. Incapace di parlare, Sombra gli condivise ciò che aveva visto proiettando delle figure nella mente di Alastor. Cartelle titolate col suo nome d’arte riempivano la scrivania di Vox, affiancate da un piccolo televisore che trasmetteva dei video in bianco e nero. Alastor vide se stesso camminare per le strade, comprare delle fette di carne fresca, stipulare patti e, ciliegina sulla torta, massacrare altri Overlord. Accanto ad essa vi erano filmati di quelle che sembravano telecamere più piccole, nascoste ad arte all’interno di comuni oggetti domestici. Altre carte illeggibili e diagrammi erano sparpagliati per l’ufficio di Vox, ma ad Alastor non importava di identificarli.
Quasi inciampò su se stesso a quella rivelazione, la rabbia inondò le sue vene, il suo ghigno si allargò fino a causargli dolore, i suoi occhi e i suoi denti si illuminarono. Dei simboli stregati volteggiavano attorno a lui mentre il sibilo di scariche radio risuonava nell’edificio.
‘Come è riuscito quell’insulso roditore a fare tutto ciò?!’ si chiese. ‘Pensa di potermi osservare a ogni ora del giorno, in qualunque momento desideri?!’ I cittadini lungo la sua strada si allontanarono, liberandogli il passaggio e sparendo dietro i vicoli. ‘A quanto pare sono stato troppo negligente. Oh, no, il Grande Alastor non sarà più visto, se non di persona!’ stabilì, mentre i suoi occhi guizzavano per la strada. Telecamere di sorveglianza squadrate ricoprivano ogni semaforo, ogni angolo di qualunque edificio, una V blu era incisa su di esse. Il marchio del diavolo. Come aveva fatto a non notarle prima?
Distese dei tentacoli neri dalla sua schiena e se ne liberò, distruggendo quella tecnologia maledetta in una manciata di secondi. ‘No, no, no! Da questo momento l’unica cosa in grado di vedermi sarà il mio riflesso su un vetro!’ decise. I tentacoli causarono diversi danni nell’area circostante, agitandosi in modo sconsiderato mentre la mente di Alastor galoppava. Era troppo presto perché venisse battuto così facilmente. La sua serie di vittorie ininterrotta persisteva da decenni. Era al vertice del suo gioco, l’Asso di Picche in un mondo pieno di Jolly. Emettendo una risata maligna, il demone rosso tirò la testa indietro, la sua voce stridente aumentò di volume. Finalmente, un degno rivale, un vero avversario gli si era presentato. I suoi anni segnati dalla noia più totale erano giunti alla fine.
Roo, demone delle illusioni, scoppiò a ridere nelle sue orecchie, la sua voce era storpiata da una gioia distorta ‘Oh, che spettacolo! Te lo dico, ho bisogno di più intrattenimento come questo nella mia vita. So che non vuoi avere nulla a che fare con Vox, ma ti farebbe bene unire le forze con lui. Assicurati di mettere su qualcosa di piacevole per noi. D’accordo, caro?’ lo prese in giro, per poi ordinare, ‘Adesso sbrigati e portami le loro anime! Sei già in ritardo.’
Alastor si immobilizzò, i tentacoli si ritrassero velocemente e le sue orecchie si piegarono all’indietro ancora una volta. Le sue mani corsero fino alla sua testa, aggrappandosi alle sue tempie man mano che un violento dolore si faceva strada nel suo cranio. Si dissolse in una pozza di ombre, strisciando dietro a un vicolo lì vicino per allontanarsi da occhi indiscreti. Dopo essersi materializzato una seconda volta si accorse che del sangue stava gocciolando dal suo naso e fuoriuscendo dalla sua bocca attraverso dei colpi di tosse. La sua superiore non gli rivolgeva spesso parola negli ultimi tempi. Doveva avere certamente molta fame. Provò a rialzarsi da sé, per riprendere quella lenta camminata verso la sua tana, ma le sue gambe cedettero al dolore che continuava a patire. Pensava di essere divenuto abbastanza forte da gestire la sua mera voce. Ma aveva ancora molte anime da divorare prima di essere graziato da tale forza.
Roo gemette, impaziente. ‘Dimenticalo! Vedo che sei ancora più debole che mai, anche dopo tutti questi anni. È un miracolo anche solo che tu sia giunto fino a quel vicolo. Ci penso io a portarti qui.’ stabilì. Il mondo attorno ad Alastor iniziò a distorcere e deformarsi finchè non si ritrovò nella fossa cava della sua padrona, nel più profondo abisso dell’Inferno riservato esclusivamente a lei. Una spessa catena di ferro legata intorno al suo collo lo tenne inchiodato sul terreno, soffocandolo. Dell’energia verde gli vorticava intorno. Le sue mani e i suoi piedi erano legati e il sorriso onnipresente sul volto di Alastor scomparve, mentre si inginocchiava davanti all’incarnazione dei suoi rimorsi.
