Chapter Text
Il grande e potente Merlin
Prologo
Il silenzio dopo la battaglia era assordante.
Gaius si guardò intorno nell’oscurità, il respiro affannato gli graffiava la gola. Il cortile interno del castello era appesantito di ombre e sangue. Le chiazze scure sul lastricato di pietra riflettevano la debole luce lunare attraverso il sudario di nebbia.
I cavalieri giacevano sparsi, contorti in pose innaturali, le armature rotte. Le spade spezzate, inefficaci contro la creatura che aveva infestato la notte, scintillavano abbandonate accanto ai corpi straziati. L'odore acre del fumo e del sangue si mescolava all'umidità della nebbia, insinuandosi amaro nei polmoni.
L’anziano medico avanzò esitante, la schiena curva per il peso degli anni e della paura, finché i capelli biondi del principe catturarono il suo sguardo.
«Arthur…» ansimò, la voce rauca mentre affrettava il passo. Ma prima che potesse avvicinarsi al corpo disteso, qualcosa si mosse nel buio.
Un’ombra sottile emerse dalla coltre di nebbia, familiare. «Chi c’è?» chiamò il medico, più un soffio che un grido. «Merlin?»
Il giovane che considerava come un figlio camminò verso di lui, il volto scolpito dalle ombre, gli occhi azzurri limpidi e profondi come un lago di montagna. Il suo passo era troppo sicuro e Gaius sentì le ginocchia indebolirsi.
Merlin si fermò tra lui e Arthur, inclinando la testa di lato, curioso.
«Ha funzionato?» chiese Gaius, la voce a malapena udibile, quasi una preghiera.
Merlin non rispose. Restò immobile, lo sguardo fisso sul principe privo di sensi. Il bagliore freddo della luna ne disegnava il profilo, accentuando l'ombra tagliente degli zigomi affilati e la magrezza eccessiva.
«Merlin…?» Un accenno di panico filtrò nel tono di Gaius.
Il ragazzo sollevò lo sguardo, serio, come se lo stesse scrutando sotto la pelle, e il cuore del vecchio mancò un battito.
Un sorriso improvviso increspò le labbra pallide del ragazzo. «È fatta!» esclamò euforico.
Il sollievo esplose nel petto di Gaius, doloroso come un colpo. Solo allora si accorse di aver smesso di respirare. «Ben fatto, ragazzo mio… ben fatto!» mormorò, le mani che tremavano mentre si precipitava verso il principe.
Si inginocchiò accanto al principe svenuto, poggiandogli due dita sul collo. Sollevato trovò il battito, ma era troppo debole, solo un filo di vita. Tra i capelli dorati, il sangue si era rappreso in ciocche scure. L’occhio esperto del medico cadde sul braccio della spada piegato ad un’angolazione innaturale, la pelle tesa come un velo andava scurendosi a vista d’occhio sull’osso spezzato. Ma a preoccuparlo di più era comunque la ferita alla testa.
«Dobbiamo portarlo dentro! Merlin, aiutami…» Si fermò di colpo.
Per tutto il tempo Merlin era rimasto fermo, in disparte. Il suo sguardo non era più sul principe, ma rivolto altrove, oltre la nebbia, oltre il cortile. «Merlin, aiutami! Il principe è grave!»
Il giovane inarcò un sopracciglio, come se Gaius stesse parlando in una lingua straniera. «Starà bene,» mormorò distratto. Agitò le dita, e un fugace lampo dorato illuminò i suoi occhi. «Ha la testa dura.»
Gaius osservò con muto orrore il braccio di Arthur raddrizzarsi con uno schiocco secco. Un po’ di colore riaffiorò sul volto pallido del principe, e per un istante il medico si sentì crollare di sollievo. Ma subito il terrore si insinuò nuovamente in lui, più freddo del vento notturno.
Il vecchio si guardò intorno freneticamente, controllando le mura e i passaggi in ombra. Se qualcuno avesse assistito, se Uther li avesse visti. «Merlin! Sei impazzito? Il re…»
Merlin sbuffò, un suono sprezzante che tagliò l’aria come una lama. «Uther è nascosto nella sala del trono con la maggior parte delle sue guardie. È un codardo.»
Quel tono non era il timido, goffo apprendista medico che conosceva. Era fermo e freddo. «Merlin!» gracchiò Gaius, sentendo le ossa tremargli dentro. «Non puoi… non puoi essere tanto irrispettoso! Uther è il re!»
Merlin sbuffò ancora, seccato. «Non è il mio re.» ringhiò, stringendo i denti.
«Cosa è successo, ragazzo mio? Lo spirito di Sigan ti ha fatto qualcosa?» La voce di Gaius si spezzò.
Il sorriso di Merlin si allargò, un bagliore sconosciuto nei suoi occhi. «Scacciarlo dalla mia mente non è stato un problema, mio caro padrino.» La felicità e l’orgoglio nella voce di Merlin erano palpabili. «Ma sai… Sigan aveva passato tutta la vita ad accumulare conoscenza alla ricerca del potere. Mi è sembrato un tale spreco, così l’ho tenuta.»
Gaius si portò una mano alla bocca, tremante. Un gemito strozzato sfuggì dalle sue labbra. «Ragazzo mio… cosa hai fatto?»
Merlin rise a voce alta, un suono che rimbalzò contro le pietre bagnate del cortile insieme all’eco di un tuono sordo in lontananza. «Il primo passo per compiere il mio destino!»
