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“Cosa le hai fatto?”
“La strega non diffonderà più il suo veleno. Come osi interrogarmi?”
“Come hai osato farle questo?”
“Sei un misero servitore, avrò la tua lingua e la tua vita per questo.”
“Dimmi Sarrum, come sei diventato re di Amata? So per certo che non sei nato con questo diritto e non eri nemmeno un cittadino.”
“Ho sfidato il maledetto pagano che governava questo regno prima di me e ho vinto! Niente che tu posso comprendere, misero verme. Guardie…!”
“Ti sfido!” Il profondo grido riverberò nell'ampia sala gremita.
“Tu…” Sarrum allargò gli occhi sorpreso. Poi una luce fredda attraversò il suo sguardo. “Molto bene, se vuoi morire sotto la mia spada ti accontenterò. C'è qualcosa in te, ammetto di apprezzare il tuo spirito sotto tutti quegli stracci e la pelle magra.”
A quel punto Arthur non poteva più tenersi da parte. “Re Sarrum, il mio servo ovviamente ha perso la testa. Ti assicuro che sarà punito duramente per la sua impudenza. Possiamo ancora risolvere la questione…”
“No! Ha lanciato una sfida per il mio trono e le nostre leggi lo permettono. Sarà divertente, era da tempo che nessuno ci provava. Dategli una spada e fatevi da parte." Sarrum scrutò tra la folla con un sorriso appena accennato. "Ascoltatemi tutti, ve lo dico ora, entro un segno di candela il corpo squartato di questo miserabile sarà appeso alle mura del mio castello!”
Una serie di risa di scherno attraversò la stanza, Arthur e i cavalieri erano inorriditi ma non potevano davvero fare nulla senza offendere il re e i nobili più tradizionalisti di Amata.
D'altra parte Gwaine lanciò la sua spada ai piedi di Merlin, guadagnandosi un’occhiata feroce dal suo re. “Cosa? Vorresti che lo affrontasse a mani nude? Visto che deve combattere, il minimo che posso fare è prestargli la mia spada.”
Il re di Camelot strinse le labbra ed inspirò violentemente dal naso. Ma non disse nulla e si preparò ad osservare impotente il massacro del suo servo troppo stupido per sapere quando tacere.
Merlin raccolse l’arma senza dire una parola, bilanciandola goffamente in mano. Re Sarrum sguainò la sua spada e raggiunse Il servo magro al centro della sala. I nobili e i cavalieri presenti si fecero da parte formando un ampio cerchio intorno ai due.
“La sfida è fino alla morte.” Sputò il re di Amata scrollando le ampie spalle sotto la cotta di maglia.
Merlin si limitò ad annuire.
“Di le tue preghiere se ne hai, verme. In guardia.” Sarrum non attese oltre e attaccò con tutta la sua forza, sorridendo al pensiero di riuscire a dividere in due il ragazzo davanti a lui con un solo colpo di spada.
Merlin inclinò lievemente la testa di lato mentre il re si scagliava contro di lui con la forza di un ariete, senza mai distogliere lo sguardo freddo come il ghiaccio dagli occhi del suo avversario.
Sarrum sollevò la spada con un ringhio, furioso per la continua sfacciataggine del servo anche quando era evidentemente paralizzato per la paura.
In un battito di ciglia la spada di re Sarrum era solo a pochi pollici dallo spaccargli la testa come un melone troppo maturo, eppure Merlin schivò.
La folla che incitava il re chiedendo sangue si fece silenziosa tutto d’un tratto. Sarrum si irrigidì leggermente, sorpreso, trovandosi scoperto nel suo slancio. Merlin non gli diede il tempo di riprendersi, strinse la spada di Gwaine in una presa improvvisamente più salda, ruotò leggermente il polso e senza emettere un suono infilò la spada nel breve spazio scoperto della cotta di maglia, appena sotto il braccio del re. L’acciaio affilato scivolò facilmente nella carne tra le costole, tagliando il polmone e direttamente nel cuore del sovrano.
Sarrum sputò un boccone di sangue e scivolò in ginocchio con gli occhi spalancati per il terrore, incapace di pronunciare una parola.
Quando Merlin sfilò la spada, Sarrum cadde in avanti con gli occhi ancora aperti. Una pozza di sangue si stava già allargando intorno al defunto sovrano di Amata mentre le voci si alzavano all’improvviso, metà indignate e metà sorprese.
“È inaudito!” “La legge…” “La sua donna…” “Un motivo valido.” Un coro di proteste si levò nella sala del trono gremita.
La voce di Merlin si levò sopra il frastuono, costringendo al silenzio. “Accetterò la sfida fino alla morte di chiunque voglia reclamare la corona. Se non ci sono pretendenti l’incoronazione si terrà domani stesso. Siete congedati.”
La sala del trono si svuotò sorprendentemente in fretta. I cortigiani uscirono cospirando in bisbigli sommessi.
Merlin lasciò andare un sospiro solo quando lo svolazzo del mantello dell’ultimo nobile scomparve oltre le doppie porte. Al suo cenno le guardie di Amata trascinarono fuori il corpo di Sarrum senza troppi riguardi, con uno sguardo di malcelata ammirazione per il ragazzo. “Portate la signora in una stanza pulita." Ordinò Merlin imitando in modo impeccabile il tono che aveva sentito troppo spesso. "Se trovo un altro graffio su di lei quello che farò non vi piacerà.”
Arthur aspettò pazientemente che le doppie porte di legno spesso si chiudessero alle spalle delle guardie prima di scoppiare. “Che diavolo hai appena fatto, Merlin?” Non lasciò il tempo di rispondere al ragazzo più giovane. “Ti rendi conto del disastro? Siamo venuti qui per riportarla indietro… Tu…”
Lo sguardo di Merlin si fece tagliente. “Io che cosa? Ti prego Arthur continua…”
Le poche guardie di Amata rimaste nella sala del trono raddrizzarono le spalle e strinsero le mani sui pomi delle loro spade in reazione al tono minaccioso del probabile futuro sovrano.
“Tu sei il mio servo!” Ringhiò Arthur. “Sei…”
Questa volta fu Merlin a interromperlo. “Hai ragione, Arthur Pendragon, sono arrivato qui come servo ma adesso sarò un re.”
Arthur spalancò gli occhi e si ritrovò ad ondeggiare in piedi, destabilizzato dall’improvviso sfogo e dalla profondità della voce dell’unica persona a cui aveva permesso di avvicinarsi davvero a lui da quando era diventato adulto. Qualcuno di cui si fidava, anche se non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce. “Ma…”
Le porte della sala del trono furono riaperte e un cavaliere alto con il mantello nero di Amata si infilò all’interno, camminando a passo spedito in direzione di Merlin.
Ancora una volta, Gwaine fu il primo a reagire portando una mano all’elsa della spada, solo per trovare il suo fianco vuoto.
Merlin rimase dritto e impassibile, con entrambe le mani sul pomo della spada ancora sporca del sangue di Sarrum, puntata a terra come fosse un bastone.
“Mio signore,” il cavaliere di Amata si inchinò davanti all’ex servitore. “Lord Kallub intende sfidarti prima dell’incoronazione in quanto parente del defunto sovrano. La sfida si terrà qui domani mattina, come hai ordinato. Non ci sono altri pretendenti.”
Il cavaliere si azzardò a sollevare lo sguardo il tanto che bastava per intravedere l’espressione del suo futuro sovrano, proseguì solo al cenno di assenso di Merlin. “La stre… Lady Morgana riposa in una stanza dell’ala reale. Non ha ancora ripreso i sensi.”
