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Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Il peso del sale e del tempo
Stats:
Published:
2026-02-19
Completed:
2026-03-23
Words:
9,733
Chapters:
8/8
Comments:
4
Kudos:
11
Hits:
48

Il peso del sale e del tempo

Summary:

Dieci anni dopo essere partita con Mattie alla ricerca delle uova dell'Anglerfish, Carmilla torna a casa dalla "sua" Laura.

Chapter 1: 1.

Chapter Text

L’appartamento a Toronto non profumava più di caffè e carta vecchia. Ora sapeva di candeggina, solitudine e di quella calma piatta che precede i temporali estivi.

Laura Hollis non scriveva più vlog. Aveva un lavoro editoriale stabile, un abbonamento in palestra che non usava mai e un vuoto nel petto che aveva imparato a trattare come un vecchio mobile: era lì, occupava spazio, ma col tempo smettevi di sbatterci contro.

Quando sentì il clic della serratura, non pensò a un ladro. I ladri non hanno le chiavi che hai smesso di cambiare per pura inerzia.

La figura sulla soglia sembrava uscita da un incubo o da un sogno troppo vivido. Carmilla era esattamente come dieci anni prima. La stessa giacca di pelle (forse un po' più rovinata), lo stesso sguardo letale, la stessa pelle di porcellana che non conosceva le rughe d’espressione che ora segnavano gli angoli della bocca di Laura.

Dietro di lei, Mattie sembrava annoiata, pulendosi una macchia di melma bioluminescente dalla manica. "Ti avevo detto che il quartiere era peggiorato," commentò la sorella maggiore, prima di svanire nell'ombra del corridoio con la grazia irritante di chi non deve spiegazioni a nessuno.

Carmilla fece un passo avanti. "Ciao, Cupcake."

Laura non svenne. Non pianse nemmeno. Posò con cura la tazza di tè sul tavolo, notando con un distacco quasi clinico che le sue mani tremavano.

"Dieci anni, Carm." La voce di Laura era più bassa di quanto Carmilla ricordasse. Più ferma. "Senza una mail. Senza un segnale di fumo. Niente. Spero che quelle uova di pesce avessero un sapore fantastico, perché ti sono costate tutto."

Carmilla accennò un sorriso sghembo, quello che di solito scioglieva Laura in tre secondi netti. "Abbiamo avuto delle... complicazioni burocratiche nel sottosuolo. E Mattie è una pessima compagna di viaggio. Mi sei mancata."

Laura scoppiò a ridere. Era una risata secca, priva di gioia. "Ti sono mancata? Io ho trentacinque anni, Carmilla. Ho passato i miei venti a guardare la porta, aspettando che un vampiro e una nobile pazza tornassero dal loro tour di sterminio ittico. Ho smesso di aspettare circa sei anni, quattro mesi e due giorni fa."

Carmilla fece un passo avanti, invadendo lo spazio personale di Laura con quella grazia felina che un tempo le faceva mancare il respiro. L’odore di cuoio, pioggia e un accenno di zolfo – il profumo della missione di Mattie – riempì la stanza, scontrandosi con l’odore asettico di vaniglia chimica delle candele di Laura.

"Sei bellissima, Laura," mormorò Carmilla, la voce che vibrava di quel velluto scuro che aveva sempre risolto ogni lite. Allungò una mano, le dita pallide che sfioravano l'aria a un millimetro dalla mascella di Laura. "Il tempo ti ha reso... affilata."

Laura non si scostò. Rimase immobile, guardandola con una freddezza che Carmilla non aveva mai visto nemmeno negli occhi di sua Madre.

"Si chiama invecchiare, Carmilla. È quella cosa che succede quando non sei un fossile immortale o una prescelta del destino," disse Laura, la voce priva di tremore. "E non provare a farlo. Non oggi."

"Fare cosa?"

"Usare quella voce. Quello sguardo da 'sono tornata dall'inferno solo per te'. Non funziona più. Non ho più vent'anni e non vivo più in un dormitorio infestato. Ho una carriera, un mutuo e un leggero dolore alla schiena se dormo male. E tu sei solo... una variabile che ho eliminato dal mio foglio di calcolo anni fa."

Carmilla ritrasse la mano, colpita. Il rifiuto era un proiettile d'argento dritto al suo ego. "Pensavo che avresti capito. Le uova di Anglerfish avrebbero potuto consumare intere città, Laura. Io e Mattie abbiamo dovuto scavare in tunnel che non vedevano la luce da millenni. Non c'era segnale, non c'erano portali. C'era solo il sangue e il buio."

"Eppure sei qui," replicò Laura, incrociando le braccia. "Quindi una via d'uscita esisteva. Semplicemente, non era la tua priorità."

Il silenzio che seguì fu pesante come piombo. Carmilla si guardò intorno nell'appartamento. Era ordinato. Troppo ordinato. Mancavano i post-it colorati ovunque, le pile di libri di giornalismo d'inchiesta, il caos vitale che era l'essenza stessa di Laura Hollis.

"Sei spenta," osservò Carmilla, quasi con un sussulto di dolore. "Dov'è la ragazza che voleva salvare il mondo con una webcam?"

Laura accennò a un sorriso amaro, voltandole le spalle per andare verso il lavandino. "È morta di attesa, Carmilla. Si è stancata di essere l'eroina rimasta a casa a tessere la tela aspettando un Ulisse che preferiva combattere mostri marini piuttosto che tornare da lei. Ora c'è solo una donna che vuole finire di cenare e andare a dormire perché domani ha una riunione alle otto."

Si voltò di scatto, gli occhi finalmente lucidi ma carichi di rabbia. "Vuoi sapere cosa mi fa più male? Non che tu te ne sia andata. Ma che tu sia tornata identica. Per te sono passati dieci minuti, per me è passata una vita. Tu sei un ricordo che si è materializzato, e io non so più dove metterti."

Proprio mentre Carmilla apriva la bocca per ribattere – forse per scusarsi, o forse per lanciare una delle sue solite frecciatine difensive – il citofono gracchiò. Il suono, così domestico e stridente, tagliò la tensione come una lama arrugginita.

Laura sussultò, ma non per la sorpresa. Controllò l’orologio al polso con un gesto automatico. "È in anticipo," mormorò, più a se stessa che a Carmilla.

"Chi è in anticipo? Mattie è già in corridoio a torturare le tue piante grasse," disse Carmilla, stringendo gli occhi.

"Non è Mattie."

Pochi secondi dopo, un bussare ritmato e familiare risuonò alla porta. Laura andò ad aprire senza esitare, lasciando Carmilla nell’ombra del soggiorno, come un fantasma che non appartiene più a quel luogo. Sulla soglia non c’era un estraneo, ma qualcuno che fece gelare il sangue (quel poco che ne restava) nelle vene di Carmilla.

LaFontaine non era più lo studente frenetico della Silas. I capelli erano brizzolati alle tempie, legati in un piccolo codino ordinato, e portava un paio di occhiali da vista spessi che incorniciavano un viso segnato da una saggezza stanca. Indossava un cappotto professionale e teneva in mano due buste della spesa e una bottiglia di vino.

"Laura, so che è martedì, ma ho trovato quel preparato di soia biologico che ti piace e ho pensato che—" LaFontaine si bloccò. Lo sguardo cadde sulla figura pallida e immobile in fondo alla stanza. Per un istante, il tempo sembrò riavvolgersi.

"Carmilla," disse LaFontaine. La voce non era carica di odio, ma di una delusione profonda, quasi clinica. "Sei... esattamente come l'ultima volta che ti ho vista nel 2017. Che mancanza di originalità."

"Laf," rispose Carmilla, cercando di ritrovare il suo tono superiore, ma fallendo miseramente davanti alla prova vivente degli anni trascorsi. "Ti trovo... cresciuto."

"Si chiama evoluzione biologica. Dovresti provare, ogni tanto," replicò Laf, entrando in casa con la disinvoltura di chi la frequenta ogni giorno. Posò le buste sul bancone, ignorando deliberatamente il vampiro. Poi si voltò verso Laura, poggiandole una mano sulla spalla. "Tutto bene, Hollis? Vuoi che chiami Perry o che usi il vecchio spray al peperoncino benedetto che tengo in auto?"

Laura guardò Laf, poi tornò a guardare Carmilla. Il contrasto era brutale: da una parte l'amico che era rimasto, che l'aveva aiutata a raccogliere i pezzi, che era invecchiato con lei; dall'altra, l'eterna adolescente che pensava di poter tornare e trovare tutto congelato.

"No, Laf. Va bene," disse Laura, ma la sua voce era un congedo. Si voltò verso Carmilla. "Devi andare. Adesso."

"Laura, io—"

"No," la interruppe Laura, e stavolta c'era una punta di pietà nei suoi occhi, che faceva molto più male della rabbia. "Guarda questa stanza, Carmilla. Guarda Laf. Guarda me. Non siamo più i tuoi compagni di stanza del college. Abbiamo vite che non hanno spazio per le tue apocalissi. Non puoi semplicemente apparire e pretendere che io sia ancora la tua 'Cupcake'. Quella ragazza non esiste più. L'hai lasciata morire tu, un anno dopo l'altro."

Carmilla aprì la bocca, ma le parole le morirono in gola. Vide Laf che iniziava a svuotare la spesa, un gesto così normale e devastante nella sua semplicità. Capì che in quella casa, in quel momento, lei era l'intrusa.

"Andiamocene” disse la voce di Mattie dall'ombra della porta. La sorella maggiore era apparsa dal nulla, lo sguardo cupo ma consapevole. "L'aria qui è troppo piena di... realtà. Mi viene l'orticaria."

Carmilla lanciò un ultimo sguardo a Laura. Sperava di vedere un barlume, una crepa. Vide solo una donna che voleva cenare con un amico.

Senza dire una parola, Carmilla si voltò e uscì, seguita dal fruscio del cappotto di Mattie.