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Insegnami come si fa ad imparare la felicità

Summary:

Blanco è giovane ed inesperto, Mahmood è la sua guida. [bonus: First!time]

Notes:

Io ancora ferma a due settimane fa, aiuto come se ne esce?
...
Ah no, aspetta, chi ha detto che ne voglio uscire?

Work Text:

I trentenni sono sempre stati un altro mondo, agli occhi di Riccardo. Praticamente quasi il doppio della sua vita, il doppio delle sue esperienze, irraggiungibili nei loro mondi ingarbugliati di persone adulte, a guardarlo dall'alto in basso perché è così che si guardano i ragazzini, con l'aria di chi è sempre sul punto di insegnarti qualcosa anche quando non ne avrebbe voglia. E poi trovarsi a farlo comunque, con quel pizzico di irritante saccenteria di chi ha visto più cose e quindi le sa, con la condiscendenza che un giorno capirai, adesso ti dico che stai sbagliando per il tuo bene.

Di tutti gli adulti con cui ha avuto a che fare, Alessandro è stato uno dei pochi che non ha mai assunto un atteggiamento di superiorità nei suoi confronti e che, anzi, sin dal primo giorno sembra non aver proprio preso in considerazione l'idea che appartengano a due generazioni diverse. Anzi, ogni volta si stupisce quando Riccardo dimostra di non conoscere qualcosa di tipicamente millennial, come se dimenticasse sistematicamente di avere a che fare con un ragazzino.

Alessandro non indossa alcuna maschera da adulto che sa sempre quale sia la cosa giusta, anzi. A Riccardo sembra che sia sempre sul punto di chiedersi se stia sbagliando, se sia giusto ciò che dice, di ritenere i suoi successi solo dei colpi di fortuna.

Non sono stato bravo, ma stavolta ci sono riuscito, chissà la prossima. E in quei momenti ha solo voglia di stringerlo forte, guardarlo negli occhi e dirgli che invece è stato bravo. Essere lui a dargli sicurezza. Fiducia. Ogni tanto lo fa e Alessandro risponde ai suoi complimenti con un sorriso schivo e chissà se alle sue parole fa solo finta di crederci o vi si adagia per trovare conforto.

Riccardo non sa quando si sia innamorato di Alessandro o per quale motivo sia successo. A voler essere pignoli non sa nemmeno se tutte quelle cose che prova sono amore, se non è la naturale conseguenza di quando hai il colpo di fortuna della vita e ti ritrovi ad andare a Sanremo con un cantante per il quale solo tre anni prima ti sei ritrovato a tifare nella stessa competizione. Non sa nemmeno se Alessandro lo ricambi allo stesso modo o se la tenerezza nei suoi confronti – così come le lavate di capo o le ramanzine – siano solo il suo normale modo di rapportarsi con chiunque. La loro storia va avanti così, senza che si dicano nulla di esplicito, con Alessandro che lo guida per sentieri sconosciuti e Riccardo, che si affida completamente a lui.

La prima volta che hanno fatto sesso è stata probabilmente anche la prima in cui Riccardo è rimasto senza parole: un po’ per il nervosismo e la paura di non essere all’altezza, un po’ per il modo in cui Alessandro si è preso cura di lui. Piano, ascoltando i suoi tempi, seguendo il suo ritmo. Con la promessa di regalargli un’esperienza che fosse appagante non solo fisicamente, ma soprattutto emotivamente, che gli desse i brividi dall’inizio alla fine. E lui, che di parole ne ha sempre avute fin troppe, le ha perse tutte fra i baci di Alessandro.

La prima volta è stata ad Amsterdam, freddo e pioggia e loro due stretti sotto le coperte, la bocca di Alessandro sulla sua spalla, sui capezzoli e poi sempre più giù. La sua mano a guidare quella di Riccardo che per la prima volta esplorava un corpo maschile e scopriva linee laddove nel corpo femminile c’erano morbide curve. Aveva avuto qualche esperienza, Riccardo, prima di Alessandro, ma lui era il suo primo uomo. E non era questo il fatto che più di tutte lo destabilizzava – poco gli importava di essersi scoperto bisessuale, in quel momento – quanto l’idea che quella prima volta potesse essere un disastro. All’improvviso si era sentito addosso il peso della sua differenza di età con Alessandro e aveva avuto paura di crollare sotto il peso delle sue possibili aspettative.

– Non l’ho mai fatto con un uomo… – non aveva nemmeno bisogno di dirlo, Alessandro lo sapeva già, ma quella confessione era necessaria.

– Lo so. Cambia qualcosa?

– Che probabilmente non ti piacerà abbastanza.

– Lascia decidere a me cosa mi piace oppure no.

Di quella notte, Riccardo pensa di ricordare ogni minimo dettaglio: le mani di Alessandro ovunque sul suo corpo, la sua bocca, i denti che gli hanno tormentato le orecchie e poi i capezzoli. Il cuscino sotto il bacino quando lo ha scopato la prima volta. Le sue labbra sulla schiena, quando hanno cambiato posizione, il rumore della bustina del preservativo scartata, la sensazione di sentire il cazzo di Alessandro ingrossarsi dentro di lui quando è venuto. Quest’ultima cosa lo ha mandato fuori di testa. Avrebbe urlato se la mano di Alessandro non si fosse trovata sulla sua bocca per impedirgli di farlo – un’altra cosa che aveva scoperto essere in grado di farlo eccitare parecchio. La prima volta non è riuscito a venire, troppo concentrato a fare la cosa giusta e a non fare una cattiva figura, e ci ha pensato Alessandro a fargli raggiungere l’orgasmo, prima stimolandolo con le dita e poi con la bocca, inghiottendo il suo seme dopo averlo invitato a lasciarsi andare.

Vieni per me, ha mormorato con voce roca e Riccardo non ha potuto fare altro che obbedire.

Non gli aveva mai detto se gli era piaciuto. Riccardo glielo aveva chiesto – non aveva chiuso occhio tutta la notte per l’ansia di non essere stato abbastanza – ma Alessandro si era rifiutato di rispondere. Però l’avevano fatto ancora e ancora, quindi così schifo non doveva avergli fatto, aveva concluso lui la terza o la quarta volta che avevano finito la sessione quotidiana di prove in camera da letto.

È bastato poco a non farlo sentire più inadeguato, alla fine. Il sesso non ha bisogno di spiegazioni, solo di istinto e lui il suo l’ha seguito. Pian piano è diventato tutto più facile: le sue fantasie, anche le più nascoste, hanno preso corpo l’una dopo l’altra ed è stato lentamente lui a prendere le redini del gioco. Ha ripreso anche la sua naturale sfrontatezza, quell’energia che lo caratterizza e senza la quale non sarebbe lui.

In pochi giorni hanno fatto l’amore in modi sempre diversi, aggiungendo ogni volta un tassello in più a questo modo di conoscersi. Pochi giorni e Riccardo sapeva dove toccare Alessandro per farlo eccitare, conosceva a memoria il suono del suo respiro un po’ più affannato quando stava godendo, il sospiro sempre un po’ sorpreso di quando gli prendeva il sesso in bocca e iniziava a leccarlo piano. Non è di molte parole nemmeno quando fa sesso, Alessandro, al contrario suo che, una volta perse le iniziali remore, è diventato rumoroso anche in quei momenti e fatica a trattenersi.

– Vuoi che Michelangelo ci senta? – chiede uno spazientito Alessandro ogni volta che lui inizia a gemere troppo forte. Gli dà una pacca sul culo e lo invita a controllarsi, almeno adesso che stanno scopando nella stanza di un albergo di lusso di Sanremo e il rischio che la cosa si venga a sapere è alto.

Altrimenti dovrò metterti un bavaglio, chiosa, col tono di uno a cui non dispiacerebbe farlo.

– Tutta colpa tua che mi fai impazzire! – è la replica, seguita da un bacio e dalla promessa di fare più piano.

Il sesso è diventato una piacevole abitudine del loro rapporto, anche quando la sera sono troppo stanchi dopo una giornata di lavoro, anche quando si limitano a qualche preliminare. È un modo tutto loro che hanno di parlare, di far entrare in contatto le loro anime.

Non è il sesso a dargli i brividi, però. Quello è bello e non potrebbe farne a meno, certo, anche perché Alessandro a letto dimentica ogni inibizione e inventa sempre qualche nuova zozzeria che a lui non dispiace. Non è il sesso, comunque. Sono le carezze sulla schiena. Le dita che si sfiorano. I suoi occhi che parlano anche quando sta in silenzio. Che gli dicono sei un cretino ma non posso fare a meno di ridere con te. Sono le piccole cose. Di tutto il sesso – selvaggio, appassionato, che brucia nelle vene – Riccardo ha imparato ad amare i momenti che vengono dopo: la sensazione di abbandono in cui si ritrovano i suoi muscoli, la mano di Alessandro che gli circonda il petto. I cinque minuti in cui si addormentano senza rendersene conto e iniziano a russare piano.

A diciott'anni credi che l'amore vero sia quello che vedi nei film, un sentimento forte che ti contorce lo stomaco e che se non lo provi così anche nella vita reale c’è qualcosa che manca. Solo in un secondo momento capisci che non è necessariamente così e che l’amore sta nelle piccole cose. Non è facile impararlo, non subito perlomeno.

Alessandro è la persona che glielo sta insegnando, che guarda oltre la loro differenza di età e che, pur trattandolo come suo pari, ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettergli. Alessandro è la sua guida e Riccardo sa che non potrebbe imparare l’amore da un insegnante migliore di lui.