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where they find us no more (on that blue ocean floor)

Summary:

Izuku si volta verso di lui. “Allora... Ci vediamo”
“Uh-uh”
“Sono solo sei settimane”
“Mica mi metto a piangere”
Izuku si costringe a sorridere, ma quello che ne esce non è un bel risultato; abbassa lo sguardo come un maledetto cucciolo di cerbiatto che ha perso la mamma e si dirige verso la porta. Ha appena il tempo di fare due passi in croce, prima che Bakugo venga travolto da un’angoscia inspiegabile, quasi disperata. Lo chiama senza nemmeno accorgersene.
“Izuku”

Notes:

Parte 2 di So Cold.

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Bakugo afferra i fianchi di Izuku e cambia angolazione, andando a colpire dritto il bersaglio che ha centrato per tutta la notte. Izuku caccia un lamento acuto e si lascia cadere in avanti con la fronte sul cuscino, le nocche completamente sbiancate per la forza con cui stringe le lenzuola fra le dita. Non hanno smesso di scopare un secondo da quando sono arrivati e Bakugo ha perso il conto di quante volte siano già venuti nelle ultime ore, ma nessuno dei due sembra averne abbastanza.

Quando Izuku gli aveva detto che sarebbe tornato da New York per una manciata di giorni, e l’ex classe 1-A aveva deciso all’unanimità di ritrovarsi a cena fuori per salutarlo, Bakugo si era ripromesso con tutta la determinazione e la tenacia di cui è provvisto di non toccarlo finché non fossero rimasti soli. Aveva tenuto fede al suo giuramento. Izuku ha abbracciato ogni componente a lungo, uno per uno, e una volta arrivato il turno di Bakugo quest’ultimo si è tirato indietro con una smorfia scocciata, borbottando qualcosa tipo “non c’è bisogno di abbracciarmi, merDeku, so di esserti mancato”.

Izuku si è aperto in un sorriso quasi commosso e ha lasciato correre; una volta finita la cena si è congedato con la scusa del jet lag e Bakugo si è offerto di accompagnarlo – non ha creduto nemmeno per un istante che la cosa non sembrasse sospetta agli occhi degli altri, ma in quel momento non gliene sarebbe potuto fregare di meno. Lui e Izuku si sono incamminati insieme, premurandosi di mettere una distanza fisica l’uno dall’altro che a chiunque sarebbe sembrata ridicola. Qualche parola abbozzata qua e là tra la cortesia rigida, quasi fredda, e l’impazienza di essere al riparo da occhi indiscreti.

Hanno deviato verso casa di Bakugo senza neanche mettersi d’accordo prima e, man mano che vi si avvicinavano, Bakugo sentiva il suo cuore accelerare. Il tempo di farlo entrare e chiudersi la porta alle spalle e Izuku, il bastardo, gli è letteralmente saltato addosso, schiacciandolo contro il muro col suo corpo e baciandolo con foga, le mani a incorniciargli il viso fino a salire verso i capelli, passandoci le dita in mezzo; Bakugo ha risposto lottando per dominare il bacio ma finendo solo per accrescere quello scambio romantico e aggressivo al tempo stesso, mentre gli accarezzava la schiena da sotto la maglia, il petto e lo stomaco per poi afferrargli le natiche e stringerle fino a farlo sussultare, solo per il gusto di poterlo fare. È sempre lo stesso rito, il loro modo di dirsi quanto si siano mancati. Ed è come tornare a respirare. Come tornare interi.

E quella voce, oh, quella voce è il collante che rimette insieme i pezzi.

Kacchan” ha sospirato Izuku una volta staccatosi da lui, il naso sepolto nel collo di Bakugo come se volesse respirarlo.

Bakugo si domanda se Izuku chiami mai il nome di Todoroki con lo stesso tono mentre lo fa con lui. Detesta quando certi pensieri si intrufolano nella sua mente, specie in momenti come questi, ma non può fare a meno di chiederselo. Perciò, mentre si spinge all’interno del suo migliore amico d’infanzia, si ricorda di quanto sia stato fortunato che Todoroki non sia tornato a casa con Izuku.

“Non è che abbia tutta questa voglia di rivedere suo padre” aveva spiegato quest’ultimo agli altri quando gli avevano chiesto dove fosse il suo ragazzo. “Sapete che tipo di rapporto hanno. Però vi saluta, gli mancate tutti”

La voce rotta di Izuku lo distoglie dai suoi pensieri.

“Kacchan... Kacchan, oh—

Bakugo si prenderebbe a schiaffi per essersi distratto e aver perso del tempo che poteva passare ad ammirare lo spettacolo che ha davanti agli occhi, quello che ha aspettato e sognato e bramato per settimane. Si abbassa a sussurrare dritto al suo orecchio: “Parla, amore. Che cosa vuoi?”

Lambisce l’orecchio di Izuku con le labbra, succhia il lobo e lo mordicchia, senza rallentare le spinte e non certo aiutandolo a formulare la sua richiesta.

“Più forte” soffia fuori Izuku.

“Che hai detto?”

Izuku non è chiaramente in vena di stare i suoi giochetti, e inizia a muovere il bacino verso di lui per spingerlo più in profondità, la voce ormai ridotta ad un lamento perenne da cui si riescono appena a distinguere parole di senso compiuto.

“Kacchan più forte ti prego ti pre—”

Sarà che prima d’ora non sono mai stati così lontani – e così a lungo – ma, al diavolo, Bakugo non se la sente proprio di farlo supplicare oltre. Esce da lui velocemente strappandogli un lamento di protesta, lo fa girare come fosse un oggetto inanimato ed entra di nuovo con un movimento fluido, agevolato dalla larghezza raggiunta da Izuku dopo ore e ore passate a scopare in ogni superficie della casa.

Izuku getta la testa all’indietro, gli occhi rivoltati e la bocca aperta in un lungo gemito silenzioso mentre si abbandona alle spinte di Bakugo, il quale si sforza di tenere gli occhi aperti tutto il tempo per non perdersi neanche una reazione, cercando di conservarle per sé e farsele bastare finché Izuku non sarà tornato definitivamente. Non si sono visti per tre mesi e Bakugo si chiede se riuscirà a fare meno di tutto questo per altri due. Ritrovarsi così ora è un sollievo e una catastrofe al tempo stesso.

Afferra le gambe di Izuku da sotto le ginocchia e le solleva, piegandolo quasi a metà e beandosi dei suoni che gli suscita. Sono abituati a farlo in silenzio, di nascosto da tutto e tutti, ed è così raro potersi lasciare andare. Affonda in lui come se ne andasse della sua vita, scava e sbatte contro la prostata fino a fargli vedere le stelle, crogiolandosi nella sensazione di quel culo pazzesco che si contrae intorno a lui e lo stringe come a volerlo risucchiare fin quando non si svuota con un sibilo che termina in un urlo roco; Izuku arriccia le dita dei piedi e geme senza sosta, dipingendo i loro ventri di bianco.

Izuku si sporge subito verso di lui con aspettativa, senza lasciargli il tempo di riprendere fiato: vuole un bacio e Bakugo non smetterà mai di accontentarlo all’istante mentre una miriade di farfalle si librano in volo nel suo stomaco, neanche fosse un quindicenne alla prima scopata. La sua pelle scivola contro quella di Izuku per via del sudore di entrambi, e Izuku è morbido e bollente e fottutamente e irreale e suo, tutto suo. Lo bacia a lungo e Bakugo lo lascia fare, circondandogli la lingua con la sua per poi tracciare i contorni della sua bocca, come per assicurarsi che tutto sia esattamente come lo ricordava. Passa poco tempo prima che il suo pene inizi a reagire nuovamente. Se pensava di non avere più nemmeno una goccia da espellere in corpo, si sbagliava. E Izuku deve sentirlo dentro di sé, perché geme nella sua bocca e muove le anche come a volergli dire di muoversi, mentre il suo stesso membro si indurisce appena, intrappolato in mezzo a loro.

“Ancora” ansima una volta separatosi da lui.

Quella semplice parola, mormorata in tono lascivo e straordinariamente innocente allo stesso tempo – il nerd deve essere l’unica persona al mondo nella quale quei due aggettivi riescono a coesistere senza stonare, e questa è solo una delle tante cose che lo fanno impazzire di lui –, è sufficiente a fargli perdere la ragione.

“Cazzo” mormora Bakugo.

Si siede sul letto con Izuku che segue ogni suo movimento fino a sistemarsi sulle sue gambe, fiducioso e obbediente; quindi si abbassa sulla sua erezione fino in fondo. Non si dà tempo di riabituarsi ad essere riempito e si solleva finché non rimane solo la punta dentro di lui, e affonda di nuovo. Si lancia in una serie di movimenti in su e in giù per la sua asta, cacciando un lamento roco ad ogni colpo. Le loro prime volte sono state una rivelazione: Bakugo non si sarebbe mai immaginato di trovarsi davanti un Izuku così, completamente al di sopra delle sue fantasie più sporche, rumoroso e reattivo, insaziabile e passionale. È più di quanto abbia mai sperato di avere e sicuramente più di quanto si meriti. Preso dall’emozione, fa per mordergli la gola; i suoi denti hanno appena sfiorato la pelle lattea di Izuku, quando quest’ultimo sposta appena la testa all’indietro, quanto basta per finire fuori dalla sua portata.

“Non puoi”

Non apre gli occhi, mentre lo dice. Non lo guarda nemmeno. Glielo ripete ogni volta che Bakugo prova a morderlo o graffiarlo, e sempre con il tono meccanico e incurante di chi gli ricorderebbe un appuntamento di lavoro per il giorno dopo. Si concentra sul suo piacere senza badare allo sguardo di Bakugo, ignorante di ciò che quelle parole hanno provocato in lui.

E Bakugo odia tutto questo. È l’unica cosa che odia del sesso con Izuku. Il non potergli lasciare segni. Il non poter mai andare oltre. Lo fa sentire costretto, e a Bakugo non sono mai andate a genio le costrizioni. Lui fa quello che vuole, sempre e comunque. Ma con Izuku abbozza, perché del resto non ha molta scelta.

Inclina leggermente il busto all’indietro e Izuku artiglia le sue spalle, senza smettere di cavalcarlo con movimenti decisi e circolari, chinandosi in avanti per raccogliere il sudore di Bakugo con la punta della lingua.

Bakugo sente l’ennesimo orgasmo di Izuku avvicinarsi quando quest’ultimo avvolge le gambe dietro di lui e gli si spinge contro con più foga, lasciandosi sfuggire una scia di “ah ah ah”, acuti ed eccitanti da far schifo, e Bakugo non ce la fa più: lo afferra per le cosce, si butta in avanti spingendo in giù con sé e affonda, affonda, affonda, inseguendo il piacere che si accumula tutto nel basso ventre come una bolla di calore pronta a esplodere.

E alla fine lo fa.

Farlo senza preservativo è stata una cazzata: sono sporchi dello sperma di entrambi, le lenzuola sono ridotte a un disastro e Bakugo rabbrividisce all’ipotesi che le macchie possano aver penetrato fino al materasso... Ma quando hanno iniziato a toccarsi e Bakugo gli ha mandato con un sorrisetto compiaciuto da quanto non scopasse, Izuku ha soffiato fuori un: “Due mesi” così disperato e sexy che il pensiero di indossarne uno non ha nemmeno sfiorato la sua mente.

Bakugo prende un ultimo respiro profondo.

“Dobbiamo farci una doccia” mugugna con voce impastata. “Va’ prima tu”

“No, insieme”

“Devo cambiare le lenzuola”

“Ti aiuto”

Prima che Bakugo abbia il tempo di ribattere che non gli serve aiuto per svolgere un compito così elementare, Izuku si sta già alzando. Se non altro, in due ci mettono poco, e in men che non si dica sono sotto la doccia, avvinghiati stretti con le lingue che si rincorrono per un tempo indefinito, le mani che scivolano sui loro corpi sotto il getto dell’acqua calda. Per quanto lo riguarda, Bakugo resterebbe così fino a domattina, ma gli basta dare all’amico un’occhiata fugace per capire che è a tanto così dall’addormentarsi in piedi. Perciò non perde tempo e insapona entrambi rapidamente.

Non si sono ancora stesi l’uno accanto all’altro a letto che Izuku si è già rotolato verso di lui, schiacciandosi contro il suo corpo per dormirgli attaccato come fa sempre. Bakugo circonda il suo corpo con le braccia, mentre Izuku getta una gamba sopra le sue e strofina la guancia contro la sua spalla come a cercare la posizione migliore.

“Allora?” chiede con voce assonnata ma curiosa. “Che hai fatto in questi mesi?”

“Ma non eri stanco?”

Izuku ridacchia contro la sua pelle e Bakugo cerca di stamparsi quella sensazione nella memoria, mentre fissa il soffitto con sguardo spento.

“Sì, ma durante la cena non hai quasi aperto bocca” gli fa notare Izuku.

“Per forza, quelli non smettevano più di farti domande. Hai parlato sempre tu. Ma posso capirlo: sei la star del momento”

“Però mi hanno aggiornato su di loro, a differenza tua” sottolinea Izuku, per poi aggiungere dopo qualche secondo: “Ancora non ci credo che Denki e Jirou si sposeranno”

“Ancora non ci credo che sia stata lei a chiederlo a lui”

Touché” concede Izuku, sebbene una certa quantità di orgoglio e affetto traspaia dal suo tono. “Andiamo. Non mi racconti niente?”

Bakugo ci pensa su, mentre con la mano libera accarezza le ciocche verdi di Izuku con movimenti soporiferi e ripetitivi, portandole all’indietro ogni volta che ricadono morbide sulla sua fronte.

“Ho lavorato” risponde. “Sai che novità”

“In America sei famoso, sai? Ogni volta che io e Shouto ci sintonizziamo sulla TV giapponese perché è successo qualcosa ci sei sempre tu in prima linea”

“Beh, ovvio” ribatte Bakugo con una punta di compiacimento. “Se il simbolo della pace mi lascia i riflettori ho il dovere di approfittarne. Infatti, perché non te ne vai fuori da piedi più spesso?”

Izuku gli lascia un pizzicotto su un fianco. “Idiota”

Bakugo sospira e gli lascia un bacio sui capelli.

“Mi sono tenuto occupato il più possibile. Tutto qui”

“Ti sono mancato?”

“Che domanda del cazzo”

Subito dopo averlo detto lo guarda di sottecchi, quasi temesse di averlo offeso, ma a giudicare dal modo in cui Izuku ricambia il suo sguardo non è affatto così. A volte dimentica che è Izuku, e che sa leggere dietro ogni suo tono sprezzante o aggressivo. Non ha niente da temere, con lui, e sa anche di non aver bisogno di fingersi romantico o altre stronzate. Izuku lo sta solo stuzzicando, e a Bakugo va bene. È uno dei tanti linguaggi segreti fra loro. Ma all’improvviso gli si annoda lo stomaco. E non perché stia ripensando a tutti i mesi che ha passato senza di lui, ma perché pensa a quelli che ancora li aspettano.

“Sono qui, no?” concede, alla fine.

Izuku si apre in un sorriso morbido di quelli che fa quando Bakugo gliela dà vinta, gli occhi che malgrado le occhiaie sembrano quasi brillare, sopra quel tappeto di lentiggini.

“Anche tu mi sei mancato” dice semplicemente Izuku, portando una mano ad accarezzargli la guancia.

Bakugo strofina il naso contro il suo palmo. Gli crede. Ma niente lo libererà mai dalla cruda e spietata convinzione che Izuku senta la sua mancanza in modo diverso da come Bakugo la sente di lui. Non minore, ma diverso. Bakugo potrà anche mancargli – lo si capisce da come Izuku parla di lui come un fottuto fanboy durante le interviste che vertono sulla sicurezza del Giappone; da come continua a spedirgli costosissimi souvenir dall’America, roba da collezione che solo un nerd come lui può idolatrare; da come lo chiama nel cuore della notte solo per sentire la sua voce, finendo per farsi una sega al termine della quale crolla e confessa tra le lacrime quanto gli manchi –, ma questo non gli impedisce di godersi quello che ha già, seppur con un’amarezza di fondo.

E Bakugo è felice per lui, davvero. Lo sarà sempre. Solo che non può dire la stessa cosa di sé: nel suo caso non c’è amarezza, ma insoddisfazione. Stanno entrambi realizzando i loro sogni come si erano prefissati, e devono ancora raggiungere l’apice del successo. Possono solo immaginare quanto le cose diventeranno frenetiche e incredibili nella prossima manciata di anni. Eppure, non importa quanto ci provi, Bakugo non riesce a godersela del tutto per via di quella maledetta insoddisfazione di fondo. Gli manca un pezzo. Ha letteralmente tutto quello che ha sempre sognato e lottato per avere sin da quando aveva tre anni, ma gli manca un pezzo. Ecco quanto gli manca Izuku.

Con il tempo, invece di sparire, questo pensiero intrusivo è diventato sempre più difficile da scacciare, e quel che è peggio è che la colpa non è da imputare alla lontananza fisica: tra un mese e mezzo Izuku tornerà a casa, ma le cose non cambieranno. Lui starà con Todoroki. E chissà, magari dopo Jirou e Kaminari saranno proprio loro i prossimi. Il solo pensiero gli fa venire voglia di far esplodere qualcosa, ma sa di non poterci fare niente. Malgrado tutto, non vuole rovinare la loro relazione. Todoroki non è la persona giusta per Izuku, né tantomeno lo rende felice quanto farebbe lui, ma il fatto è che… Todoroki è arrivato prima. Ha costruito con Izuku un rapporto sano, di rispetto, stima e amicizia, passando per l’ammirazione e arrivando infine all’amore.

Il tutto mentre Bakugo era occupato a tenerlo a distanza, tormentarlo e sminuirlo. Ha rifiutato ogni suo tentativo di avvicinamento per anni. E più iniziava a prendere coscienza dei suoi sentimenti per lui, più lo maltrattava – se per orgoglio o per paura, se lo sta ancora chiedendo. C’è voluto quel merdoso di Shigaraki perché Bakugo decidesse finalmente di prendersi le palle in mano, comportarsi come l’eroe che si è sempre vantato di essere e prendersi quello che voleva. Beh... Quasi. Non se l’è preso davvero, perché era già troppo tardi.

Avrebbe dovuto svegliarsi prima. Se l’avesse fatto, adesso Izuku sarebbe suo. E lui non si sentirebbe come se un arto mancante gli mandasse fitte di dolore ad ogni passo. Ma, come fa ogni volta che arriva a quella conclusione, Bakugo decide di chiudere quei pensieri fuori dalla sua testa.

“Zitto e dormi, adesso” dice, sistemandosi meglio sul materasso con le braccia ancora avvolte intorno a Izuku, che ricambia la stretta con decisione.

“’Notte, Kacchan”

Izuku dorme per un totale di dodici ore. Bakugo lo lascia fare, un po’ per pietà e un po’ perché gli è mancato terribilmente guardarlo mentre dorme. Finché a un certo punto il suo lato egoista ha il sopravvento su di lui, e allora inizia a lasciargli una scia di baci per tutto il corpo, finendo poi per concentrarsi sul collo perché sa che quel punto gli dà solletico. In pochi minuti Izuku inizia a ridacchiare nel sonno.

È fottutamente adorabile. Come cazzo fa ad essere sempre così adorabile?

Bakugo si ritrova ad ipotizzare seriamente di rapirlo e tenerlo lì con sé per sempre. Izuku lo fissa con un occhio aperto, fingendosi scocciato, prima di agguantarlo a mo’ di koala e stringerselo addosso.

“Che ore sono?” biascica.

“Quasi l’una”

“Merda” Izuku si stacca da lui di colpo con sguardo allarmato. “Mia madre—”

“Ci ho già pensato io” lo informa subito Bakugo, lasciandogli un ultimo bacio sull’angolo della bocca. “L’ho chiamata per dirle che dopo la cena sei venuto da me e mi sei crollato sul divano come un moccioso. Insomma, la verità. Più o meno”

Si alza dal letto e fa per dirigersi verso la porta. “Ci ho preparato la colaz—”

Si interrompe quando, gettata un’occhiata oltre la spalla, si ritrova davanti un Izuku ancora nudo e intento a sollevare i vestiti che hanno lanciato a terra la notte prima senza troppe cerimonie, per poi lasciarli ricadere come se non gli interessassero più.

“Che stai cercando?”

“Il telefono... Cazzo, cazzo, cazzo

Il cuore di Bakugo sprofonda appena, ma si ricompone subito. “Sarà rimasto all’ingresso, ieri lo tenevi nella giacca”

Lascia la stanza senza guardarsi indietro.

Se ne sta in piedi con le mani appoggiate all’indietro sul lavandino della cucina, lo sguardo fisso sulla tavola mentre cerca di tenere fuori la voce di Izuku al telefono con Todoroki, mentre gli rifila una scusa che, a giudicare dalla manciata di parole che gli arrivano, c’entra qualcosa con una maratona di film sui supereroi. Sta ancora fissando le uova mentre sente Izuku tornare di corsa in camera, rivestirsi in fretta e furia e raggiungerlo in cucina.

“Non mangi?” gli chiede, pur intuendo già la risposta.

Izuku scuote la testa con un mezzo sorriso. “È meglio che vada. Domani devo ripartire e ho già perso mezza giornata a dormire”

Bakugo ingoia la delusione e stringe le labbra. Oh, beh, è quello che si merita. Se l’è ripetuto fino alla nausea. Non ha fatto altro che farlo soffrire, e adesso è il suo turno. Non che Izuku faccia tutto questo per vendetta – è troppo puro e innocente per elaborare un piano del genere e metterlo in atto. Probabilmente neanche se ne rende conto. Ha solo scelto di essere amato. E Todoroki lo ama. E lui non può far altro se non stare a guardare. È giusto così... Crede.

Lo accompagna fino a pochi passi dalla porta, prima di fermarsi in piedi in mezzo al corridoio.

Izuku si volta verso di lui. “Allora... Ci vediamo”

“Uh-uh”

“Sono solo sei settimane”

“Mica mi metto a piangere”

Izuku si costringe a sorridere, ma quello che ne esce non è un bel risultato; abbassa lo sguardo come un maledetto cucciolo di cerbiatto che ha perso la mamma e si dirige verso la porta. Ha appena il tempo di fare due passi in croce, prima che Bakugo venga travolto da un’angoscia inspiegabile, quasi disperata. Lo chiama senza nemmeno accorgersene.

“Izuku”

Izuku si gira di scatto, guardandolo con aspettativa. “Sì, Kacchan?”

Solo ora, mentre fissa quegli occhi color smeraldo, Bakugo si accorge che i suoi pizzicano. Si impone di non lasciar uscire neanche una lacrima e di darsi un cazzo di contegno, perché è un uomo, maledizione, ma non ce n’è bisogno: non ha modo di scappare da Izuku. Ha cercato di seminarlo, di lasciarselo alle spalle in tutti i modi, per tutta la vita. Ma Izuku l’ha sempre raggiunto. Non ha senso cercare di nascondersi da lui. Non vuole. Non più.

E infatti Izuku lo vede: vede le sue lacrime trattenute e dietro di loro vede ogni suo pensiero; vede i nodi che vengono al pettine inesorabilmente e le sue paure, i rimpianti, la rabbia. Vede tutto. Ed è allora che un’ombra di senso di colpa cala sul suo viso lenta, inesorabile.

Senza aspettare risposta torna indietro, gli prende il viso tra le mani e intrappola le sue labbra in un bacio dolce e lento che Bakugo accoglie con un sospiro; va avanti per un po’, con Izuku che muove le mani fra i capelli biondi dell’amico finendo per spettinarli ancora di più, accarezzando con la lingua quella di Bakugo, che si muove avida nella sua bocca come per marchiare il territorio un’ultima volta.

Com’era prevedibile è Izuku a staccarsi per primo, respirando a fatica a pochi centimetri dalla bocca di Bakugo, il quale rafforza la sua presa sui suoi fianchi in un patetico tentativo di trattenerlo, come se servisse a qualcosa.

Non partire. Ti prego, non partire. Sta’ qui. Sta’ con me. Che cazzo, io ti amo.

“Devo andare”

Bakugo si ostina a tenere gli occhi chiusi, finché non sente il rumore della porta. Quando li riapre è di nuovo solo.

Notes:

Come ho già scritto sopra, avete appena letto una specie di “sequel” a So Cold. In origine non l’avevo pianificato, ma poi ho ceduto perché la prima parte mi aveva lasciato troppo amaro in bocca (perché non mi succede solo con le fic scritte da altr* ma a quanto pare anche con le mie, olé) e quindi mi sono detta ‘ma sì, dai, sistemiamola’. E invece ho fatto peggio. Yuu-huu.

Ah, e poi l’ultima spinta per scriverla me l’ha data IcyThot con un commento sotto la versione in inglese di So Cold che ho messo qui su AO3, sicché la ringrazio e ovviamente ringrazio voi per aver letto fin qui. Il titolo è preso da una canzone di Justin Timberlake.

Alla prossima

 

PS.: Comunque mi metterò al lavoro al più presto per scrivere altro su questi due perché COL CAZZO che li lascio senza happy ending ^^

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