Chapter Text
Vi era un tempo, in un altro mondo, dove il mio nome era Urano. Vivevo per i libri. Psicologia, religione, storia, geografia, antropologia, matematica, fisica, geologia, chimica, biologia, arte, linguaggi, narrativa… I libri sono la cristallizzazione della conoscenza dell’umanità e li ho amati dal profondo del mio cuore. Tutto cambio un giorno quando venni travolta da una valanga di libri durante un terremoto, impossibilitata a schivarli, potei solo guardare, con gli occhi spalancati, mentre venivo sotterrata sotto di essi. In quel momento, il mondo si spense.
“... Fa così caldo. Fa male. Lo odiooo…”
Una voce di bambino gridò direttamente nella mia testa, piena di dolore e sofferenza.
Beh, cosa vuoi che faccia a proposito?
Non avevo idea su cosa fare, e con il tempo la voce si fece progressivamente più silenziosa. Il momento in cui realizzai che non potevo più sentire la voce del bambino, una cosa simile a una bolla che mi aveva incapsulato scomparve di colpo e sentii la mia coscienza sollevarsi lentamente.
Allo stesso momento, ho sentito febbre e il dolore espandersi per tutto il mio corpo, come se fossi afflitta dall’influenza. Annuii e concordai con il bambino,
Fa veramente caldo e fa certamente male. Lo odio anch’io.
Ma la voce del bambino non rispose.
Faceva cosi caldo e mi sentito cosi scomoda, provai a trovare un posto più freddo nel letto, ma il mio corpo non rispondeva come volevo, e nel processo di muovere il mio corpo senti un rumore come se erba e legno si stessero sfregando insieme sotto di me.
“... Cos’è questo rumore?”
La mia gola doveva essere dolorante per la febbre, ma una voce infantile e acuta usci dalla mia bocca. Chiaramente non era la mia voce, e suonava esattamente come la voce del bambino che avevo sentito nella mia testa un secondo prima. Volevo rimanere a dormire dato che la febbre mi faceva sentire cosi fiacca, ma non potevo ignorare la il fatto che ero in un letto, a me sconosciuto e che la mia voce non era la mia, quindi ho lentamente aperto le mie pesanti palpebre.
La mia febbre doveva essere altissima, perché avevo gli occhi umidi e la vista distorta. Per fortuna, però, le mie lacrime sembravano fungere da lenti improvvisate, poiché potevo vedere molto più lontano di quanto potessi normalmente senza i miei occhiali.
“Cosa?”
Per qualche ragione, potevo vedere delle piccole mani di un bambino dall'aspetto malsano che si allungavano davanti a me. Strano. La mia mano dovrebbe essere molto più grande di questa. Ho le mani di un adulto, non di un bambino piccolo e malnutrito.
Potevo muovere la mano del bambino come la mia, stringendola e aprendola. Questo corpo che potevo muovere a piacimento, non era il mio. Lo shock di quella rivelazione mi fece seccare la bocca.
"...Cosa sta succedendo?"
Assicurandomi che le lacrime non scendessero dai miei occhi bagnati, spostai lo sguardo mantenendo la testa ferma. Non ci volle molto per notare che non ero nella mia stanza. Girando la testa notai che ero a terra su una coperta, vicino a me cerano delle casse e pacchetti fatti di stoffa. E la sporca coperta tirata sopra di me aveva un odore strano e tutto il mio corpo prudeva come se fosse infestata da pulci o cimici.
"Aspetta, aspetta... Dove sono?"
Il mio ultimo ricordo era di essere stata schiacciata da una valanga di libri, ed era improbabile che fossi stata salvata al momento giusto. Per lo meno, ero sicura che nessun ospedale in Giappone avrebbe curato i pazienti a terra su un…giaciglio di erba e coperte? Cosa sta succedendo?
"Io... Sono sicuramente morta, giusto?"
Tutti i segnali indicavano di sì. Ero morta schiacciata dai libri. Quel terremoto era al massimo di tre o quattro gradi della scala Richter. Non era il tipo di terremoto che uccide le persone. Quindi la mia morte era sicuramente finita sui notiziari, qualcosa del tipo: "Una studentessa universitaria prossima alla laurea è stata schiacciata a morte dai libri nella sua stessa casa" .
… È così imbarazzante! Sono morta due volte quel giorno, una volta fisicamente e una volta socialmente. Mi sentivo così in imbarazzo che ho provato a rotolarmi sul letto, ma per paura della testa pesante e dolorante, ho deciso invece di raddoppiare le mie mani sul viso.
“Voglio dire, va bene, ci ho sicuramente scherzato sopra. Ho sicuramente pensato, che se dovevo morire, potevo anche morire schiacciata dai libri. Onestamente pensavo che sarebbe stato meglio che morire lentamente in un letto d'ospedale.”
Ma non cosi. Avevo sognato una morte felice alla fine di una vita circondata da libri. Onestamente non mi aspettavo che un terremoto mi schiacciasse a morte così presto.
Improvvisamente sentii il rumore di una tenda che si apriva e molta più luce entro nella stanza.
“%£^$#+ Myne, %&$#+@*+#%?”
"Hyaaah!" Nel momento in cui ho sentito l'uomo parlare in modo incomprensibile, una diga mentale è scoppiata e ricordi che erano familiari, ma non miei, mi hanno inondata. Nel giro di pochi attimi, anni accumulati di ricordi appartenenti alla bambina di nome Myne si erano riversati nella mia testa come un'alluvione e avevano attaccato il mio cervello, facendomi stringere istintivamente la testa con orrore.
"Piccola Myne, stai bene?"
No, non sono Myne! Volevo protestare, ma non potevo. Sono stata sopraffatta dalla sensazione indescrivibile di questa stanza strana e sporca e di queste mani piccole e deboli che mi diventavano familiari. Mi è venuta la pelle d'oca perché la lingua che prima non riuscivo a capire è diventata completamente comprensibile.L’enorme flusso di informazioni mi ha mandato nel panico e tutto ciò che potevo vedere davanti a me urlava una cosa: non sei più Urano. Sei Myne.
“Myne, piccola Myne?”
L’uomo grido chiamandomi, preoccupato, ma per me era solo un estraneo. O avrebbe dovuto esserlo, ma per qualche ragione, sentivo di conoscerlo. Forse anche di volerlo bene.
Le emozioni che sentivo erano nauseabonde e aliene. Non erano mie. Non potevo accettarle obbedientemente. Mentre combattevo queste sensazioni agitandomi, l’uomo continuava a chiamare il mio nome. Myne.
“... Zio Otto” Alzai lo sguardo e lo vidi bene per la prima volta, mentre sospirava rilassando le spalle.
“Stai bene piccola Myne? Ci siamo preoccupati quando sei collassata di colpo.”
L’uomo che avevo appena chiamato Zio Otto mi porse una tazza di legno.
“Avrai sete, piccola Myne, bere ti fa bene”
Esitai un momento, istintivamente non volevo accettarlo, ma mentre mi parlava mi prese gentilmente con una mano dietro la testa e le spalle, alzandomi. Avevo delle memorie di lui, ma essere toccata da quello che considero un estraneo mi irrigidii, ma alla fine cedetti e iniziai a bere.
Quando fini di bere, l’uomo che ho chiamato Zio mi appoggio di nuovo sul giaciglio di erba e coperte mi sorrise.
“... Grazie Zio Otto”
Sentendo quelle parole l’uomo spalanco gli occhi “Piccola Myne, mi ringrazi?! Ti fa male la testa?! Ti manca la mamma?!”
Eh? Che monella era Myne per avere questa reazione?! Non stai esagerando?!
Quando cercai nei ricordi di Myne, riusci solo a mettermi entrambe le mani sul viso. Altro che monella, ero un diavolo! Non solo lui, ma anche verso tutti… Gli altri.
“Piccola Myne?!”
“Sto bene! Scusami Zio Otto per darti sempre da fare!” Gli urlai imbarazzata.
“Piccola Myne?! Ti fa male d’avvero la testa?”
“Scusami!” lo pregai ancora, sentendomi diventare rossa, beh più rossa data la febbre.
Rimanemmo in silenzio per alcuni istanti prima che Zio Otto inizio a ridere e fra le dita lo vidi strofinarsi un occhio.
“Non preoccuparti, piccola Myne. Sei sempre malata e con una febbre, spero solo che tu possa guarire presto e fare le cose normali di una bambina della tua eta.”
Alzando le mani dalla mia faccia, trovai un ampio sorriso ad attendermi. Grazie, Zio Otto.
“Piccola Myne, ora cerca di riposare, manca ancora un po di tempo al ritorno dei tuoi genitori dal foraggiare.”
Annui, mentre mi ricopriva con la coperta. Uh, puzza di sudore.
Quando Zio Otto si alzo e mi lascio sola, iniziai a guardare nella memoria di Myne per capire meglio la mia attuale situazione. Dalla memoria capivo che Myne era una bambina molto piccola, forse 3 anni al più, che passava molto tempo a letto con la febbre e a… Piangere.
E’ comprensibile, ma non meno imbarazzante.. E ho una sorella! Scusami per risponderti sempre male, sei il mio angelo Tuuli.. Eh? Ha i capelli verdi?! Sono finita in un anime?!
Ripresami dallo shock di quella scoperta, scoprì dove mi trovavo. Sospettavo che non fossi in un edificio quando Zio Otto aprì la tenda per uscire e oltre essa scorsi solo il cielo illuminato a giorno, ma dalla memoria di Myne capii che mi trovavo su un carro e che eravamo in viaggio da ormai diverso tempo. Ma Myne non conosceva la destinazione.
Myne ricordava solo di essersi svegliata una notte d’improvvisò, in braccio a sua madre nelle scale che aveva fatto alcune volte per lasciare casa. Arrivata fuori, nella stradina, salirono sul carro e la madre resasi conto che si era svegliata inizio a dondolarla, a dirle di non piangere e fare silenzio. Dopo quella notte, Myne non torno più in quella casa.
Dal carro, Myne vide della gente con delle fiaccole, mentre stavano parlando con quello che riconosceva essere suo padre. Dopo aver accettato una piccola borsa e chinato il capo, il padre di Myne si giro con un espressione cupa in volto e salì anche lui sul carro chiudendosi la tenda alle spalle. Prima di chiudere gli occhi e addormentarsi di nuovo, vide solo la luce delle fiaccole filtrare dalla copertura del carro, che fiaccamente illuminava parte del volto di suo padre di un rosso evanescente, solo malinconia in viso.
Stavano scappando. E Zio Otto, che non sembrava il fratello ne della madre ne del padre di Myne, ci stava aiutando a scappare. Ma da chi? Sono in pericolo?
Beh, ci penserò dopo! Libri! Finché ho dei libri posso sopravvivere dappertutto e a tutto. Sopporterò qualsiasi cosa. Ora, quale scatola conterrà i libri? Forse sono in uno di quei panni?
“Myne, sei sveglia?” Come per interrompere i miei pensieri mentre guardavo delle scatole, una piccola bambina di 4 o 5 anni entrò con leggerezza nel carro. Era Tuuli, quell’angelo di sorella maggiore!
Feci una piccola smorgia a vedere i suoi capelli verdi da vicino, legati in una treccia un po storta, erano così asciutti che potevo immediatamente dire che non venivano lavati mai. Quando avrei voluto vederla con una faccia pulita e un vestito primaverile, sta sprecando il suo buon aspetto! Ma sensibilità moderne a parte, c’era proprio una cosa con cui mi avrebbe potuto aiutare con urgenza. Libri!
“Tuuli, potresti portarmi un [libro]?” La mia sorella maggiore era grande abbastanza da avere almeno una mezza dozzina di libri illustrati in giro. Anche se malata e costretta a letto posso comunque leggere!
Ma Tuuli mi guardo solo con confusione con tutto il mio dolce sorriso.
“Huh? Cos’è un [libro]?”
“Non lo conosci…? Ummm, sono delle cose con [lettere] e cose [scritte] su di loro. Alcuni hanno anche delle [illustrazioni]”
“Myne, cosa stai dicendo? Perché parli strano?"
“Te l’ho detto, un (libro)! Voglio un (libro illustrato).”
"Che cos'è? Non so di cosa stai parlando.”
Apparentemente, le parole che non erano nei ricordi di Myne finirono per venire fuori come giapponesi, quindi Tuuli scosse la testa confusa, non importa quanto cercassi di spiegare quello che volevo.
“Aaah, cavolo! (Fai il tuo lavoro, traduttore automatico!)”
"Sei arrabbiata, Myne?"
“Non sono arrabbiata. Mi fa solo male la testa.”
Sembra che il mio primo lavoro sarà prestare attenzione a tutto ciò che la gente dice e cercare di imparare quante più parole nuove possibile. Con il cervello giovane di Myne e la mia intelligenza e conoscenza da laureato, imparare questa lingua dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Io... Spero che lo sia.
“…Sei arrabbiata perché hai ancora la febbre?” Tuuli allungò la mano sporca, probabilmente cercando di sentire quanto fosse calda la mia fronte. Ma prima che potessi fermarla una altra voce mi chiamo e ci distrasse.
“Myne, sei sveglia?”
Non potevo sbagliarmi, Myne avrebbe riconosciuto quella voce anche fra un milione di altre voci. Alzando di poco la testa, venni assalita da tutto l’amore che Myne aveva per quella donna dai capelli verdi davanti a me. Pensavo di aver già accettato che ora sono Myne, ma sembrava ancora incredibile che questi sconosciuti fossero ora la mia famiglia.
“Mamma” usci dalla mia bocca senza permesso. Lo odio. Lo odio veramente tanto, io ho già una madre… Urano ha già una madre.
E’ terribile. Ero appena stata assunta. Oooh, la mia dolce biblioteca universitaria... In quest'epoca travagliata di alta disoccupazione, ero appena riuscita a trovare lavoro in una biblioteca universitaria. Con coraggio e determinazione nel realizzare il mio sogno di una vita felice circondata da libri, ho superato tutti i test e i colloqui necessari e alla fine mi sono assicurato la vittoria. Questo lavoro implicava trascorrere molto più tempo attorno ai libri rispetto a qualsiasi altro, e la biblioteca aveva anche molti libri vecchi e documenti.
Mia madre, che si preoccupava per me più di chiunque altro, iniziò addirittura a piangere dopo aver sentito la notizia.
"È magnifico. Urano, hai davvero trovato un lavoro rispettabile. Sono così orgogliosa di te" , aveva detto, con le lacrime che le scendevano dagli occhi. E giorni dopo, mi sono alzata e sono morta?
La mia mente vagò al pensiero di come mia madre deve aver pianto dopo appreso della mia morte. Lei, la madre che non avrei mai più rivisto, sarebbe sicuramente arrabbiata. Posso dire con sicurezza che a un certo punto aveva urlato: "Quante volte ti ho detto di sbarazzarti di alcuni di quei libri?!"
"Mi dispiace, mamma..." dissi, fuori da ogni controllo, iniziando a piangere.
“Myne, cosa c’è? Ti fa male da qualche parte?”
“Mamma, mamma! Myne dice cose strane ed è arrabbiata perché ha la febbre!”
Dopo poco mi sentii sollevare e mi ritrovai stretta in braccia che non sapevo mi mancassero cosi tanto.
“Myne, hai la febbre alta? Hai sete?” mi chiese la donna che ora mi aveva fra le sue braccia.
Poi il carro tremo violentemente seguito dallo struscio della tenda e le voci urlanti di due uomini.
“Effa, Myne sta male?! Perché sta piangendo?!”
“Gunther! Prima o poi mi romperai il carro…! Piccola Myne perché piangi?!”
Sentendo le voci preoccupate, mi calmai e strofinai un occhio con una mano. E alzai lo sguardo.
Fu in quel momento che Urano mori per sempre. Fu in quel momento che vidi tutta la mia famiglia che si preoccupava di me.
In quel momento col sonno che mi stava chiamando, sorrisi.
“Grazie per essere la mia famiglia.”
