Chapter Text
C'è dell'incredibile, quasi del comico, nel constatare quante volte si ritrovino a dirsi "guarda un po' cosa abbiamo qui: le conseguenze delle nostre azioni!"
Non per nulla ci ridono su ogni volta, entrambi increduli della propria mancanza di mettere in conto cose assolutamente basilari.
Del tipo: ci possiamo stupire se un essere umano, che mettiamo si chiami Viktor, ha dei cedimenti strutturali dopo giorni passati senza dormire per più di un paio d'ore e alimentandosi soltanto con bevande energetiche e caffè? No. E neppure che arrivi in soccorso Jayce, e che nella totale confusione mentale che regna in un cervello ormai esausto sembri una buona idea seguirlo a casa sua e lasciare che rimetta in sesto la situazione.
Possiamo pretendere che una volta più riposato e lucido non si dedichi al lavoro e che piuttosto decida di definire una volta per tutte se il suo collega è ormai diventato anche il suo ragazzo oltre che il suo miglior amico.
Ovviamente la risposta è ancora no.
Tenendo conto che questo individuo ha cresciuto il fratello minore, da quando è stato adottato da due debosciati di Praga, quante sono le probabilità che Emil sia in grado di fare di meglio? Nulle, appunto.
Perciò come si può pretendere che prenda in considerazione che se non fa esercizi di defaticamento, se tralascia lo stretching dopo gli allenamenti, o se prova dei salti che sono fisicamente impossibili — seppur mi sia stato assicurato pure da mio fratello e dal suo trombamico-miglioramico-animagemella-situationshipcheèmeglionondefinire che non mi è possibile farli a meno di non trasformarmi nell'Araldo della Gloriosa Evoluzione —
magari si farà male? E che se si infortuna in questi modi del tutto evitabili, se le può guardare giusto in televisione le gare di pattinaggio?
Che se continua a ricercare le scariche d'adrenalina in situazioni sempre più pericolose — l'ultima volta ha preso a testate dei tizi che portargli via la borsa... e okay i soldi, ma lì dentro c'erano anche le medicine per suo fratello e quindi l'avrebbe difesa pure con la vita... e l'ha fatto con il sorriso sulle labbra, pensando al fatto che se ci fosse stato Vitya li avrebbe stesi tutti con il bastone e sarebbe stato più figo persino di Kaz Brekker — prima o poi ci rimetterà la pelle?
Semplicemente non si può.
Vi, che sta studiando psicologia per capire come poter essere un miglior supporto per la sorella — beh, già chiamarla Jinx invece che con il suo deadname sarebbe un bel passo avanti — trova che siano un affascinante dimostrazione di come l'ambiente famigliare disfunzionale possa plasmare in modo molto simile persone che geneticamente non condividono nulla.
Da scienziato, tuttavia, Viktor trova le relazioni interpersonali alquanto imprevedibili in questo senso. Non seguono certo uno dei principi cardine della termodinamica, in quanto la reazione può essere spropositata rispetto all'azione.
Perché da un bacio ne nascono altri mille, da una carezza appena accennata ci si sente sciogliere il cuore e ogni volta che si fa l'amore — ormai sarebbe riduttivo, un vero e proprio insulto all'onestà intellettuale, definirlo solo 'sesso' — si vorrebbe rifarlo fino allo sfinimento.
Eppure ci dev'essere qualcosa che accomuna il fatto che tanto Jayce quanto Michele non si siano ancora stancati di loro.
Che ognuno con i propri modi — più gentili per Talis, più da cane da guardia per Crispino — si ostinino a prendersi cura di due cause perse.
Chissà cos'è.
