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Category:
Fandom:
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Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Colleghi
Stats:
Published:
2025-04-04
Updated:
2025-06-08
Words:
6,700
Chapters:
3/?
Comments:
2
Kudos:
1
Bookmarks:
1
Hits:
99

In ufficio

Summary:

Non sempre le conseguenze dell'ostilità sono spiacevoli

Notes:

Dedicato a MaybeIlostmymind perché ha trovato nuovi modi per farmi sentire vivo

Chapter 1: Come tutto cominciò

Chapter Text

La luce sotto il pensile proiettava una macchia di luce sul piano del cucinotto, lasciando il resto della stanza in penombra. Giancarlo era seduto al tavolo con in mano una tazza di caffè. Era restato l'ultimo occupante dell'ufficio. Accadeva abbastanza spesso: a casa non lo aspettava nessuno, e gli piaceva potersi concentrate sulle questioni lavorative in tranquillità, senza nessuno che lo disturbasse, ma senza "portarsi il lavoro a casa". Separazione, compartimentazione, erano le cose che gli permettevano di mantenere un minimo di equilibrio senza farsi completamente travolgere dal lavoro.
E pensieri ce n'erano sempre, tra scadenze imminenti, specifiche non chiare o irrealizzabili, collaboratori che non collaboravano come avrebbero dovuto. L'azienda non era sua, molte cose erano al di fuori della possibilità di intervento, ma le conseguenze di quelle scelte ricadevano comunque sulle sue spalle, e non era sempre facile sopportare il carico.
Stava ancora rimuginando questi pensieri, arrivando pericolosamente vicino all'autocommiserazione, quando sentì un rumore di passi nel corridoio. Passi veloci e ticchettanti, probabilmente dei tacchi sottili, visto l'orario era quasi sicuro si trattasse di Amy, una delle venditrici.
Le sue supposizioni vennero confermate un attimo dopo, quando la donna entrò nella saletta pausa, dando mostra della sua solita energia ed entusiasmo
- Ciao Gian, non pensavo di trovarti ancora qui. C'è ancora del caffè?
- Ciao Amy. Sì, è lì nella brocca, non dovrebbe essere troppo vecchio.
Se ne versò una generosa tazza, poi si sedette al tavolo, di fronte a lui.
- Allora, cosa ti trattiene qui a questi orari insoliti?
- Insoliti per te, carissima. Se ti frequentassi più spesso l'ufficio avresti scoperto da tempo che mi capita spesso di fermarmi.
- Uh, touché. Ma il mio lavoro è andare dai clienti, non stare qui in sede.
- Hai ragione. Infatti comincio a sospettare che tu conosca meglio i clienti che il posto dove lavori.
Lei si ritrasse un attimo, sulla difensiva. Aveva avvertito altre volte dell'ostilità nei suoi confronti, ma questa volta l'intensità la sorprese.
- Cosa intendi, di preciso?
- La solita cosa, Amy: quando fai i contratti con i clienti introduci sempre delle caratteristiche che nel prodotto non ci sono, ogni volta ci tocca di fare una produzione personalizzata e questa cosa alla lunga non è sostenibile.
- E credi che non lo sappia? Però non abbiamo scelta: se il cliente si accontentasse del prodotto standard andrebbe dalla concorrenza, loro sono più grandi e possono fare prezzi migliori, noi siamo più piccoli, possiamo coccolarli un po' di più e presentare un prezzo più alto.
- Sì, ne abbiamo parlato già molte volte, però con la commessa di Orlandi forse hai esagerato, hai praticamente venduto qualcosa che ancora non esiste, e che non siamo sicuri che esisterà mai.
- Ohhhh, ma dai finiscila, se non ci fossi io non avresti proprio nessuna commessa, non sarebbe peggio?
- Non sarebbe meglio no, però non possiamo fare promesse che non possiamo mantenere. O che non abbiamo nessuna intenzione di mantenere, come il tuo vestito.
Amy questa volta accusò il colpo, l'imperturbabilità che aveva mantenuto fino a quel momento cominciò ad incrinarsi, gli occhi si ridussero a due fessure, ripeté la frase di prima ma questa volta il tono era molto, molto meno casuale.
- Cosa intendi, di preciso?
Giancarlo esitò un attimo. Aveva cominciato lui le ostilità, gli sarebbe seccato ritirarsi ora in buon ordine, però si rendeva anche conto di avere esagerato un attimo. Non riuscendo a risolversi tra attacco o resa, si tenne un po' sul vago
- Beh sei sempre vestita in modo appariscente...
- E quindi? Stai insinuando che io seduca i clienti per portare a casa i contratti? Ti assicuro che se lo facessi non avrei bisogno di proporre personalizzazioni dei prodotti.
Amy sembrava piuttosto alterata, ormai. Giancarlo l'aveva sempre trovata molto bella e molto sveglia, una combinazione a suo parere estremamente pericolosa, ed ora si stava trovando nella spiacevole situazione di essere l'oggetto della sua irritazione. E però non riusciva a trattenersi.
- No, no, non insinuo, però insomma...
Amy si alzò dalla seggiola, girò intorno al tavolo e si mise al suo fianco, chinandosi un attimo per avvicinare la faccia alla sua.
- Credi che basti mostrare un po' di gambe e di tette per fare questo lavoro, eh?
In questo modo, però, offrì a Giancarlo una vista molto ravvicinata del particolare anatomico appena citato, e lui non poté evitare di far cadere lì l'occhio.
- Ma che stronzo che sei, adesso guardi anche?
- Scusa Amanda - balbettò Giancarlo - erano lì...
Amy avvicinò ulteriormente il viso a quello di lui
- E ti piacciono?
- Amanda...
- Allora, stronzo, ti piacciono?
Giancarlo restò paralizzato, incapace di muoversi o di proferire parola. Amanda gli afferrò la cravatta e insistette.
- Ti ho chiesto se apprezzi lo spettacolo. Hai perso la parola?
Fu come la rottura di una diga: un'energia per lungo tempo contenuta si liberò improvvisamente, travolgendo ogni cosa al suo passaggio. Giancarlo si girò sulla seggiola, afferrò la mano che lo aveva preso per la cravatta, mentre mise l'altra sulle natiche di lei, attirandola a sé facendola sedere a cavalcioni sulle sue ginocchia. La baciò appassionatamente in bocca, bacio al quale lei partecipò entusiasticamente, scese poi sul collo mentre Amanda slacciava la giacca per permettergli di raggiungere altre parti del suo corpo.
In preda ad una frenesia che non provava da tempo, liberò un capezzolo dalla costrizione del reggiseno, lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo avidamente, strappandole un grugnito ferino. Sollevò leggermente l’orlo della gonna e cominciò a risalire la sua mano sulla coscia di lei, arrivando al limitare tra il pizzo dell’autoreggente e la pelle calde e morbida. Questo contatto lo eccitò ulteriormente, strinse la carne di lei sotto le dita, poi risalì ancora, arrivando al tondo sedere, e la tirò a sé, facendo strusciare l’inguine di lei al rigonfiamento che ormai tendeva i suoi pantaloni. Lei cominciò a gemere e ad assecondare il movimento e lui, ulteriormente infervorato da questo suono si tirò, in piedi, tenendola ancora in braccio e la appoggiò di schiena sul tavolo. Le raccolse la gonna verso i fianchi, scostò la biancheria intima e si chino con la bocca verso il sesso di lei, passando ripetutamente la lingua sul clitoride che si era eretto per l'eccitazione. Senza interrompere la titillazione, fece scorrere un po' di saliva fino al buchetto più stretto, l'ingresso del quale cominciò a massaggiare con la punta del medio. Non avvertendo da parte di lei obiezioni di sorta, ripeté la lubrificazione, ma questa volta il dito non si limitò all'esterno e cominciò a farsi strada all'interno di lei, che manifestò la propria approvazione spingendo l'inguine verso la bocca di lui, sfregandogli la vulva su tutta la faccia. Altra saliva e l'indice andò ad accompagnare il medio nella sua esplorazione, la stretta della carne di lei che si faceva sempre meno intensa e più accogliente nei confronti della penetrazione.
- Scopami, scopami, cazzo scopami - disse lei a mezza voce. Lui si alzò in piedi, slacciò cintura e pantaloni, liberò il pene dalla costrizione delle mutande, sfilò quelle di lei mettendo in vista il pube totalmente depilato e lucido per gli umori e la sua saliva. Appoggiò la punta al sesso di lei, ormai gonfio e scivolosissimo, e la penetrò con ferma delicatezza. Si guardarono negli occhi, e ciascuno vide il proprio desiderio riflesso nell'altro. Lui si mise sulle spalle le caviglie di lei, la prese per i fianchi e cominciò a martellarla con decisione e con una foga non più trattenuta.
- Aspetta, aspetta, non ancora - protestò lei.
Lo fece staccare, si alzò dal tavolo e lo fece sedere sulla seggiola. Si inginocchiò e cominciò a baciare delicatamente il glande scoperto. Schiuse le labbra e la lingua cominciò a saettare sulla punta, mentre una mano scorreva lungo l'asta e l’altra gli carezzava lo scroto. Aprì di più e lo prese in bocca, spingendosi fino a dove poteva sopportarlo, salendo e scendendo con movimento ipnotico. A intervalli irregolari sospendeva la suzione per sollevare il viso e guardarlo intensamente, mentre nel frattempo riprendeva la stimolazione manuale sul pene ben inumidito. Quando i sospiri di lui le fecero capire che non avrebbe potuto più sopportare a lungo quel trattamento si ritirò e si mise eretta. Aprì le gambe e le mise a lato delle sue, allargò con le dita le sue piccole labbra e si calò sulla sua asta mentre non interrompeva il contatto visivo. Si baciarono di nuovo, lui afferrò di nuovo le sue natiche e la aiutò a muoversi ritmicamente su di lui, avanti e indietro, a sfregare il clitoride sul suo pube, in un crescendo parossistico che li stava conducendo all’estasi. Il respiro era ormai affannoso e gocce di sudore cominciavano ad imperlare le loro fronti. Lui baciava ogni centimetro di pelle gli riuscisse di raggiungere, mentre pronunciava parole prive di qualsiasi senso. Ancora pochi colpi e i brividi dell'orgasmo li colsero quasi nello stesso momento.
Continuarono a baciarsi, rallentando il ritmo, mentre anche il respiro si faceva via via meno affannoso. Staccarono le bocche, portarono indietro la testa e si guardarono lungamente. Una risata allegra e sorpresa li scosse.
- Non avevo idea tu fossi un porco scatenato, avremmo potuto cominciare a divertirci prima. Che ne dici di andare a mangiare qualcosa e poi continuare questo discorso con più calma a casa mia?