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Passione, istruzioni per l'uso

Summary:

Title translation: Passion, instructions for use

Un'entità sconosciuta crea due perfette repliche dei corpi umani in cui imprigiona le coscienze di Marius e Armand per una settimana. Ciò metterà alla prova la loro pazienza, la loro dedizione, il loro amore e la loro passione. Ma sopra ogni cosa, metterà alla prova tutte le cazzate dietro cui si nascondono.

An unknown entity creates two perfect replicas of human bodies in which it imprisons the consciousnesses of Marius and Armand for a week. This will test their patience, dedication, love and passion. But above all else, it will test all the bullshit they hide behind.

This fanfic participates in the Marius/Armand week event hosted by deromanuscoven

Chapter 1: Le bacche del mughetto sono velenose

Chapter Text

Le bacche del mughetto sono velenose

 

Ciò che mancava nella loro casa in riva al mare era uno splendido giardino. Marius non aveva più dipinto fiori o l’ideale giardino di suo padre, in cui era cresciuto da bambino, ma aveva bisogno di quell’oasi verde in cui meditare ed essere felice. Già di per sé quella casa, costruita su un progetto di Armand, moderna eppure antica, con elementi che fondevano la bellezza classica con l’opulenza austera della cultura ortodossa. Linee pulite e oro alle pareti. Armand era un vero mago quando si trattava di creare luoghi per prosperare. Marius non aveva messo in dubbio neanche per un secondo la destrezza del suo pupillo, quando gli aveva detto di aver comprato il terreno per costruire una casa, su una piccola isola del Mediterraneo. Aveva lasciato però a Marius l’onere e l’onore di occuparsi del giardino, un grande quadrato di terra fertile in cui poteva far crescere tutto ciò che voleva. All’inizio Marius aveva lasciato fare a giardinieri umani, che tra l’erba alta e folta, che attirava splendidi insetti notturni, aveva chiesto di piantare alberi da frutto e piante erbacee di ogni tipo.

Aveva iniziato pian piano a occuparsi delle piante, specialmente dei fiori. Non era un’attività poi così diversa dall’occuparsi dei Genitori, a conti fatti. Ricordava ancora, con terrore e tenerezza, quando li portava fuori a vedere il mare o la Luna, quando cambiava loro i vestiti e i gioielli o intricava perle e fili d’oro tra i capelli. Non era molto differente, ma le piante davano una diversa soddisfazione. Dopo tanta cura e dedizione, ripagavano la fatica con la bellezza dei loro fiori e la bontà di frutti che Marius non poteva mangiare, ma solo annusare. In quell’immenso giardino Marius aveva fatto installare anche le statue che raffiguravano divinità in cui non aveva mai creduto, il suo splendido Bacco aveva il volto di Amadeo.

Quella notte stava ammirando le piccole bacche rossastre del mughetto, mentre il suo amato leggeva al chiaro di Luna. Alcuni fili tra i suoi capelli rossicci avevano lo stesso colore delle bacche più scure. Sentendosi osservato, Armand alzò lo sguardo e posò il libro sulla panchina di pietra, avvicinandosi a lui. Non c’era bisogno di indossare molti abiti, era un luogo solo per loro e non c’era servitù umana. Il silenzio e il rumore della natura erano tutto ciò che avrebbero sentito quella notte, se fossero rimasti in silenzio. Così Armand indossava una sensuale vestaglia di seta rosso scuro, sotto cui era nudo come Bacco stesso.

«Il mughetto... le sue bacche sono velenose», disse Armand, con il suo sorriso leggermente crudele. «Ogni anno molti bambini e animali domestici vengono ricoverati per averle ingerite, pare che siano molto dolci.»
«Un trucco per attirare i più deboli in una trappola malefica», scherzò Marius, sfiorando le foglie larghe e verdi della pianta. Amava il profumo dei suoi fiori.

Nel giardino l’aria era profumata, accompagnata dalla brezza del mare che rendeva la calura estiva più sopportabile. Quella notte il cielo era terso, senza nuvole, una Luna piena enorme torreggiava su di loro.
Si chinò a baciare la gota liscia e perfetta del suo Amadeo, ponendo poi un fiore tra i suoi capelli. Nel segreto del loro giardino, Marius si lasciava andare alla passione che Armand aveva tanto agognato, che lo aveva reso vivo da umano.

«Sei come un fiore bellissimo, Amadeo, i cui frutti non si possono mangiare.»
«È un complimento, Maestro?»
«Se ti volessi offendere saprei bene quali parole usare. È giusto che sia così, che un frutto non venga mangiato, che un fiore venga solo ammirato.»
«E tu cosa sei, Maestro?»
«Una grossa quercia, antica, le cui radici sfidano il terreno e il tempo.»
Armand rise ed era come sentire campanelle d’argento, con tutta la sensualità di un giovane Adone. Si allontanò da lui, scivolando via dal tocco delle sue mani, per tornare a sedersi sulla panchina di pietra. Marius lo ammirò, come se non fosse stato altro che un altro fiore nel suo giardino, con la vestaglia rosso sangue, che pareva quasi nera al chiaro di Luna. Una manica scivolò dalla spalla, rivelando la bellezza del suo braccio forte, il piccolo capezzolo rosa che pareva un’offerta per le sue labbra.

La passione, quella per cui Amadeo aveva tanto agognato il ritorno. Marius non aveva aspettato altro che Armand lo accogliesse di nuovo, che lo volesse con ogni fibra della sua anima, come cinquecento anni prima. Lestat li avrebbe definiti “imbarazzanti”, perché sembravano una coppia in luna di miele che non faceva altro che scambiarsi frasi d’amore e baci di sangue.

Quella sera però Armand era pensieroso, nella sua voluttà. Si lasciò prendere in braccio, scivolando sulle gambe di Marius, come quando era solo un ragazzo.

«Lascia che ti riempia di baci, voglio consumarti con la mia passione», gli sussurrò all’orecchio, mentre gli accarezzava i capelli, abbassandogli la vestaglia ancora di più.

Le sue labbra sottili scesero sulla spalla, sfiorarono la gola, che leccò con lussuria, mentre Armand buttava indietro la testa, offrendosi completamente. Ma Marius aveva intenzione di far durare a lungo quella tortura, sollevando il suo ragazzo per avere il suo capezzolo rosa a portata delle sue labbra, succhiandolo con forza, tirandolo tra i denti dolcemente, senza mai affondare i canini nella carne ancora morbida. Armand affondò le dita tra i suoi capelli, premendolo contro di sé, mentre chiudeva gli occhi, gemendo quando sentì finalmente i suoi denti nella carne, bevendo il sangue come dal suo cuore. Era la cosa che amava di più fare con il suo Maestro, bere il sangue dal suo capezzolo, sentirsi nutrito da lui come il neonato che prende il latte dalla madre. Ancora di più amava quando Marius lo faceva con lui, tenendolo tra mani prepotenti, con modi rudi, i canini nella carne fino all’ultimo sospiro. Si staccò da lui solo quando l’estasi fu così forte da farlo sospirare. Aveva visto nel suo sangue i desideri da ragazzo che Armand conservava ancora gelosamente nel suo cassetto di ricordi. Il suo membro duro che spariva tra le labbra del suo Maestro, la ricompensa per essere stato bravo durante il giorno. Era ancora così importante per lui l’intimità che avevano avuto a Venezia. Gli baciò ancora il petto, tenendo le mani sul suo sedere morbido.

«Ho fame di te, Padre», disse Armand in un sussurro appassionato, tirando indietro i capelli biondi per baciare il viso del suo Maestro.

Marius lo guardò stranito, per un momento. La sua espressione era così sorpresa che fermò i baci del suo pupillo.

«Che cosa c’è?»

«Niente...»

«No, non è niente. Parlami! Ho detto qualcosa di sbagliato?»

«No... a volte dicevo questa frase ad Akasha, per lasciare che bevessi da lei.»

Armand gli accarezzò il viso con entrambe le mani, guardandolo con infinita pazienza e dolcezza.

«Oh mio caro e dolce Maestro, abbiamo la stessa malattia mentale, mh

«Non usare queste parole», disse Marius debolmente, mentre Armand gli tirava i capelli indietro, snudando i denti, come la piccola bestia che era.

***

Da quando stavano insieme nella loro casa, Armand sembrava fuggire la compagnia della grande congrega della Corte. Aveva vissuto tutta la sua vita da vampiro in una congrega, a parte qualche momento di solitudine della sua vita, ed era molto geloso di condividere Marius con tutti loro. Non era qualcosa che avrebbe mai detto ad alta voce, ma tutti lo sapevano che era così. Lo sapeva soprattutto il suo più grande nemico e amico, Lestat.

«Perché se fuori dalla sala del Concilio?»

Il vampiro era insofferente, annoiato. Si buttò su una poltrona, sedendosi come se fosse stato un vampiro, piuttosto che una delle creature più potenti e con meno discernimento sulla faccia della Terra.

«Non sopporto stare là dentro. Chiedono il mio parere, ma il mio parere non va mai bene, beh allora ho lasciato che gli Antichi parlassero tra loro. Dio vorrei che Seth si prendesse questa responsabilità di essere “Principe” e che mi lasciassero stare.»

«Io ho sempre detto che la tua nomina era puramente simbolica, è solo un modo per attirare i non morti da tutto il mondo.»

«Mh, sembra di sentir parlare mia madre. Pensavo di aver restaurato la tua fiducia in me.»

«Lestat. Ti ringrazierò sempre e per sempre per aver fatto ciò che era giusto, ciò che era in tuo potere fare. Ma non penso che la decisione di un’unica persona sia giusta.»

«Disse l’ex capo della congrega.»

«Hai detto bene, ex capo della congrega. Era sbagliato e folle che io prendessi le decisioni per tutti, avevo potere di vita e di morte. Ma le regole tenevano tutti a bada e questo è saggio. Gli Antichi possiedono la conoscenza e sanno ciò che è giusto fare.»

«Ma non hanno l’esperienza e tengono fuori chiunque non sia Figlio dei Millenni dalle loro discussioni.»

«Ci sono molti modi per influenzare le menti, anche senza sedersi a un tavolo. Benji ha molto insistito per avere prigionieri, cibo pronto per i novizi.»

«Dio mio, parli come quelle non fossero persone. È incredibile che Marius abbia firmato lui stesso per il restauro delle prigioni e per l’installazione dei forni.»

«Marius mi ha ascoltato», si sedette di fronte a lui, sistemando la propria camicia color cremisi, accavallando le gambe. «Bisogna venire a patti con il fatto che prosperare è crudele. Gli esseri umani fingono di non sapere che tutto il benessere della loro vita si basa sulla depredazione, che il loro cibo è sfruttamento delle risorse e che la carne ben confezionata che comprano al supermercato viene da animali fatti nascere a miliardi solo per essere macellati. Almeno ai miei tempi mi occupavo personalmente dell’uccisione degli animali. Ora si è completamente anestetizzati... i novizi devono imparare a nutrirsi e devono avere accesso a molto sangue, sangue umano e sangue potente degli antichi.»

Si fermò quando vide Lestat sorridere sornione, dondolando la gamba appoggiata a terra.

«Cos’è quel sorriso?»

«Ti dovrebbero chiamare Marius de Romanus Jr, oppure Armand de Romanus, come se avessi preso il suo cognome dopo il matrimonio. La luna di miele ti sta facendo bene, sei radioso...»

Il sangue bevuto quella sera presto salì tutta in superficie e Armand voltò lo sguardo altrove. Aveva le gote in fiamme e la sensazione era molto fastidiosa.

«Siete andati a vivere su un’isola deserta nel mare caldo del Mediterraneo, immagino che ogni notte sia consumata nella passione di baci di sangue.»

Armand sorrise e socchiuse gli occhi, sentendo il sangue defluire via, ripensò alle parole che lui stesso aveva pronunciato secoli prima, quando aveva esposto la sua storia, la sua verità, tutto il suo dolore e la sua sofferenza a Lestat e Gabrielle.

«Amore e amore nel bacio del vampiro. A volte ho desideri bizzarri, come tornare umano solo per risentire quella sensazione, la consapevolezza di esser stato scelto da un dio, di essere amato da esso.»

«Ehi, è così anche adesso! Marius non chiama nessuno figlio se non te, sei sangue del suo sangue, ti ha dipinto con abiti rossi, come a dire “ehi, questo ragazzo è mio e nessuno me lo deve toccare”.»

«Sì lo so bene, ma... ogni tanto tornano alla mia mente antichi rancori. Devo tenere a bada quella voce nella mia testa che mi sussurra che non sono mai abbastanza per essere amato da lui, anche se lui mi dimostra ogni notte che è così.»

Sentì un brivido, una strana sensazione. Come se assieme a loro ci fosse qualcun altro. L’aria aveva vibrato in modo strano. Stava per dirlo a Lestat, ma lo vide intento a divertirsi con il nuovo cellulare, dato che quello vecchio – ovvero comprato un mese prima – era stato dimenticato da qualche parte.

Forse era stata solo una sua sensazione.

***


Tornati nella loro casa di fronte al mare, Marius aveva notato quanto Armand fosse pensieroso. Il suo pupillo aveva preteso di fare un bagno nel mare ancora caldo del Mediterraneo e Marius era rimasto a guardarlo, vedendolo emergere dall’acqua scura, come una Venere che si era fatto ragazzo per lui, una creatura della notte, seducente e pericolosa.

Lo avvolse in una vestaglia pesante, rosso scuro, quasi viola, e poi lo strinse a sé, sedendosi di nuovo sulla spiaggia bianca. Gli prese il viso e lo baciò, avventandosi su di lui con una pioggia di baci quasi rabbiosi. Odiava vedere Armand così silenzioso, quasi distante, rinchiuso nel suo guscio confortevole dove Marius sapeva molto bene abitassero autocommiserazione e disprezzo per se stessi.

«Tesoro mio, parlami», disse di fronte al silenzio di Armand, baciandolo ancora. «Lo so che preferisci la comunicazione silenziosa, ma io e te non possiamo averla.»

«A volte vorrei tornare umano solo per assaporare di nuovo la tua disperata passione per me.»

Marius gli spinse da parte i capelli ormai asciutti, che odoravano di mare.

«Ho fatto qualcosa che ti ha fatto credere che io non provi quella passione per te, ora qui e adesso? Ti amavo quando eri umano e totalmente nelle mie mani e ti ho amato ancora di più quando eri finalmente sangue del mio sangue.»

«Però sono facilmente sostituibile. Ora se io me ne vado o sparisco, hai un’intera congrega con cui consolarti.»

«Come puoi pensare qualcosa del genere? Amadeo siamo qui io e te e nessun altro. Sono qui perché voglio stare con te, perché ho bisogno di stare con te e ti ho scelto. E se tu te ne dovessi andare, non farò lo sbaglio che è sempre fatto e ti verrò a cercare, ti chiederò spiegazioni. Puoi credermi, ho imparato che mentire non porta a nulla, se non alla solitudine.»

Armand si strinse a lui, nascose il viso nell’incavo del suo gomito, chinandosi come un grosso gatto in cerca di affetto. Gli veniva da piangere, ancora schiavo della propria insicurezza, ma così felice che Marius volesse lui.

Certo, in quel luogo che aveva creato per loro due sentiva la mancanza di Sybelle, di Benji, persino di Daniel, anche se il loro rapporto non era idilliaco. Ma aveva bisogno di stare da solo con Marius, solo loro due, per parlare, amarsi, litigare, fare la pace e rendersi conto se avrebbe davvero funzionato, tra loro due.

***

Aveva fatto un sogno strano. Aveva sognato di cadere e i suoi muscoli avevano reagito, ma non si era svegliato. Era così insolito che i suoi muscoli reagissero ai sogni, se non agli incubi, perché il suo corpo durante il sonno diurno era come morto.

Sognò l’acqua. Sognò di essere intrappolato sotto una pesante lastra di ghiaccio. Batteva contro di esso, trattenendo il respiro. Era al limite, aveva bisogno di ossigeno, aveva bisogno di respirare. Sopra di lui la figura spettrale e terribile di Akasha. Poteva sentire le urla di chi tentava di andare a salvarlo, morti nel fuoco. E poi lo vide, proprio davanti a sé, Amadeo, il suo Amadeo. Appena trasformato, un bevitore di sangue bambino portato in udienza davanti a Coloro-che-devono-essere-conservati. Il suo Amadeo avvolto tra le fiamme che nessuno, neanche il ghiaccio stesso, poteva spegnere.

Urlava Amadeo. Urlava chiamando il suo nome.

Marius si svegliò di soprassalto, riprendendo fiato, come se stesse davvero annegando. Era sudato e gli faceva male il petto.

«Cosa? Com’è possibile?»

Al suo fianco Armand dormiva ancora, sotto le coperte. Quello non era il loro letto e quella non era la loro casa. Gli accarezzò i capelli, capendo molto presto cosa era successo. Il viso di Armand era caldo e sotto le coperte il petto si alzava e si abbassava ritmicamente.

Armand era caldo, umano, vivo.

E così anche lui.