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Rating:
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Category:
Fandom:
Relationships:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2014-12-28
Updated:
2017-08-26
Words:
197,455
Chapters:
58/?
Comments:
28
Kudos:
84
Bookmarks:
5
Hits:
9,395

Hot and Cold

Summary:

Raccolta di shot Sherlolly

Notes:

Hello!
Rieccomi qui con una nuova raccolta e questa volta sarà una Sherlolly. Le shot che la comporranno saranno quasi tutte a rating rosso, ci saranno scene di sesso più o meno spinte e, nei casi in cui il sesso non ci sarà, se ne parlerà comunque.
Queste shot non saranno collegate l'una con l'altra a meno che non venga specificato, o almeno questa è la mia attuale intenzione. Non posso promettere che non ci saranno evoluzioni in seguito. La pubblicazione non sarà regolare ma farò il possibile per postare almeno un capitolo a settimana.
Non ci sarà un filo conduttore in questa raccolta, se non la mia ispirazione e le mie sensazioni. Gli spunti possono essere i più disparati, qualunque cosa da cui il mio cervello riesca a creare delle situazioni di tipo erotico o sensuale.
Spero di non aver scritto nulla di troppo assurdo e che queste mie follie vi piacciano.
Inoltre, dato che non ho ancora avuto occasione di farlo, vi auguro buone feste e un felice anno nuovo.
Buona lettura.

Chapter 1: Run

Chapter Text

Run

 

Molly rientrò a casa e posò la sua borsa. Era stanca e nervosa per il doppio turno, ma non era ancora pronta per andare a dormire. Si cambiò rapidamente, indossando un top, i pantaloni di una tuta e delle scarpe da tennis e riuscì, incurante del fatto che era passata la mezzanotte.

Appena raggiunta la strada iniziò a correre, prima lentamente, poi accelerando il passo. Si concentrò sui propri respiri, mantenendo un'andatura regolare, e raggiunse il parco poco distante.

I suoi battiti erano rapidi e poteva sentire il proprio sangue scorrere veloce nelle vene, pompando nelle sue orecchie, aumentando l'apporto di sangue al suo cervello.

Sentiva la tensione dissolversi a ogni passo e, dopo mezzora, era completamente svuotata da ogni energia. Con un sospiro si diresse nuovamente verso il suo appartamento, pronta finalmente ad andare a dormire.

Era diventata un'abitudine da alcuni mesi e ormai non riusciva ad addormentarsi se prima non faceva la sua mezzora di corsa.

 

Era stato un periodo difficile dopo la rottura del suo fidanzamento. Ritrovarsi nuovamente sola era stato più duro di quanto avesse immaginato. E non era stata la sua unica causa di nervosismo.

Si era anche ritrovata ad assistere alla ricaduta di Sherlock nella dipendenza di droghe e all'incidente successivo che lo aveva coinvolto. Era stato in ospedale e in convalescenza per un lungo periodo e poi c’erano state le conseguenze del caso Magnussen. E, infine, il ritorno di Moriarty aveva dato il colpo di grazia ai suoi nervi tesi. Per settimane aveva temuto per la sua vita ma, ancora di più, per quella di Sherlock.

Una notte, non riuscendo a dormire, era uscita a fare una passeggiata e, quasi istintivamente, aveva iniziato a correre. Man mano che procedeva, si era resa conto di come quel movimento la facesse sentire meglio e, una volta tornata a casa, aveva riposato bene come non le capitava da mesi. Aveva quindi deciso di ripetere quella attività ogni sera prima di andare a dormire, qualunque ora fosse.

La corsa aveva giovato molto al suo umore, e non solo. Anche il suo fisico ne aveva beneficiato. La sua muscolatura si era rafforzata dandole una postura migliore. Se prima tendeva a rimanere ingobbita e il suo passo era ciondolante, ora la sua schiena e le sue spalle erano dritte e il suo passo deciso. E ciò aveva inevitabilmente migliorato la sua sicurezza e la sua autostima.

 

Anche quella sera la corsa l'aveva aiutata a sentirsi meglio e, quando aprì la porta di casa, non c'era più un briciolo di nervosismo in lei, solo il desiderio di riposare profondamente. Ed era certa che lo avrebbe fatto.

Chiuse la porta dietro di sé, dirigendosi in bagno per una doccia ma, nel farlo, passò di fronte alla camera da letto, notando, con stupore che non era vuota.

Il suo letto era occupato da Sherlock.

Si accigliò. Erano passati mesi dall’ultima volta che si era presentato a casa sua. In realtà lo aveva visto molto poco, dentro e fuori dal Barts. Dopo Magnussen non aveva avuto la possibilità di muoversi liberamente come prima e questo, purtroppo, aveva influito sulla frequenza dei loro incontri. O forse il vero motivo era un altro. Quando veniva da lei in laboratorio era sempre così freddo e distaccato, e non si tratteneva mai a lungo... Come se non volesse stare troppo nella stessa stanza con lei.

L’unica spiegazione che si era data era che lui non l’avesse perdonata per quegli schiaffi. Non che fosse un problema, visto che nemmeno lei lo aveva perdonato per la droga, per Janine, per essere fuggito dall’ospedale rischiando la propria vita e per aver ucciso Magnussen.

“Che cosa fai qui?” chiese con il tono più calmo che riusciva ad avere.

“Passerò qui la notte.” Aveva detto lui come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Molly fece qualche passo nella propria stanza, raggiungendo il lato del letto dove lui era disteso, completamente vestito.

“Potevi chiamare. Avrei preparato la stanza degli ospiti.”

“Non ho mai usato la stanza degli ospiti.”

“Stanotte lo farai. Il letto serve a me.”

“In passato me lo hai sempre ceduto volentieri...”

“Molte cose sono cambiate. Se vuoi restare qui userai la stanza degli ospiti.”

“Oppure?”

“Oppure puoi andare in un hotel. O, ancora meglio, potresti tornare a Baker Street dove hai ben due camere da letto vuote a disposizione.”

Senza attendere risposta, si era voltata per dirigersi verso il bagno.

“E se dividessimo il letto?” chiese lui con uno strano tono, bloccandola sul posto.

“Come prego?” chiese voltandosi.

Sherlock si era disteso lateralmente, con un gomito puntato sul letto per sorreggere la testa riccioluta e poterla guardare meglio.

“Andiamo, Molly. Non vorrai farmi credere di non averci mai pensato. Credi che non sappia quello che la tua testolina perversa ha sognato in tutti questi anni che ci conosciamo?”

Lei fece qualche passo nella sua direzione per poterlo guardare negli occhi e capire se scherzasse o no.

“So bene cosa vuoi Molly. Te l'ho letto negli occhi tutte le volte che rimanevi a fissarmi in laboratorio. Hai sempre voluto avermi per te come uno dei protagonisti di quegli assurdi libretti erotici che continui a comprare. Puoi anche sembrare un'innocente crocerossina, ma io percepisco la lussuria che cerchi di nascondere.”

“Sherlock...” cercò di obbiettare lei mentre la rabbia cominciava a invaderla.

“Ora mi hai nel tuo letto, e io ti sto chiedendo di dividerlo con me. Non è ciò che hai sempre voluto? E, sì, Molly, intendo anche avere dei rapporti sessuali con te.”

“Sei ubriaco? O magari ti sei drogato?” chiese la patologa incredula.

“Non assumo droghe da quando sono stato dimesso dall'ospedale e non bevo alcolici... da Natale, credo.”

“E allora... perché? Perché mi dici queste cose?”

“Perché voglio verificare le mie deduzioni, ovviamente.”

A quella dichiarazione così arrogante non poté resistere e alzò un braccio per dargli uno schiaffo, ma lui la bloccò con la mano con estrema facilità facendo una smorfia divertita.

“Ci sarà tempo anche per questo, più tardi.”
“Lasciami!” esclamò cercando di liberarsi, ma lui la attirò con forza, costringendola a finire sul letto, e poi rotolò su di lei, bloccandola.

Prima che potesse fare qualunque cosa, vide Sherlock osservarla con attenzione e sorridere.

“Sei sudata. La tua pelle ha un odore molto stimolante.” commentò prima di chinarsi sul suo collo e leccare via una piccola goccia di sudore. “Deliziosa.”

“Lasciami!” ripeté lei mentre cercava di divincolarsi. “Non so cosa ti è preso oggi, ma non pensare che ti permetterò di...”

“Non intendo abusare di te, Molly. A meno che non sia tu a chiedermelo, ovviamente.”

“Non penserai che io voglia farmi toccare da te dopo le cose orribili che mi hai detto poco fa!”

“Sì, erano orribili, ma erano vere, giusto?” replicò lui alzando le sopracciglia. “Naturalmente avrei potuto evitare di dirtele, ma volevo farti arrabbiare.”

“E perché mai?”

Lui si avvicinò a lei, baciandole la mascella a risalendo verso il suo orecchio.

“Perché quando ti arrabbi sei molto attraente e desiderabile.”

Molly si accigliò e attese di poterlo guardare nuovamente negli occhi. Era serio, non si stava prendendo gioco di lei.

“Sei impazzito?”

“In realtà credo di non essere mai stato così lucido.”

“Che cosa sarebbe? Un esperimento?”

“Forse. O forse voglio solo sapere cosa si prova a sprofondare dentro di te.”

“Se davvero... Se tu mi volessi veramente, non ti saresti comportato così.”

“Ti riferisci al fatto di aver detto senza mezze misure cosa mi aspetto da questa notte?” domandò lui con tono saccente. “Avresti preferito che mentissi?”

“Avrei preferito che dimostrassi di rispettarmi.”

“Immagino che tu voglia delle scuse. È questo il punto, giusto?”

“Sarebbe almeno un inizio.”

Lui fece una smorfia compiaciuta e poi si chinò a baciare il bordo del suo top, dalla spalla scendendo verso il seno, spostandolo leggermente.

“Mi dispiace, Molly.” mormorò tra un bacio e l'altro. “Sono solo un arrogante idiota.” continuò percorrendo la scollatura e poi risalire verso l'altra spalla. “Ma dovevo attirare la tua attenzione. Dovevo averti a ogni costo.”

Molly deglutì, confusa dalle sue parole e dal piacevole contatto delle sue labbra sulla sua pelle. Non poteva negare che fosse una sensazione piacevole ed era certa che lui ne fosse più che consapevole. Poteva sentire il battito furioso del suo cuore e i brividi che le percorrevano la pelle. Si morse il labbro per non gemere quando lui spostò ancora il top e iniziò a baciarle uno dei seni con entusiasmo.

“Questi mesi lontano da te mi hanno fatto riflettere.” mormorò scostandosi leggermente dal suo capezzolo turgido mentre il suo fiato caldo continuava a solleticarla. “Vederti al Barts solo per qualche minuto era una punizione troppo dura, persino per me.” continuava mentre passava a colmare di attenzione anche l'altro seno. “Ma non avevo scelta, dovevo proteggerti.”

Molly sentiva la ragione cercare di abbandonarla, ma si sforzò di rimanere concentrata sulle sue parole, erano troppo importanti.

“Oggi, però, ho risolto tutto. Sei al sicuro, ora.” concluse togliendole definitivamente il top senza che lei riuscisse a opporsi. “E non ho potuto aspettare. Dovevo vederti. Dovevo averti.

“Mi hai insultato.” obbiettò lei in un soffio, faticando a pensare lucidamente mentre le mani di lui continuavano ad accarezzarle i seni e la sua bocca scendeva a baciargli la pancia.

“Te l'ho detto. Volevo attirare la tua attenzione. E farti arrabbiare. Sei così bella quando mi schiaffeggi.” spiegò lui mentre si dedicava a percorrere con le labbra i suoi muscoli addominali.

“Tu non puoi trattarmi così... Per nessuna ragione al mondo.” ribadì lei mentre istintivamente affondava le mani fra i suoi folti riccioli neri.

“Lo so.” ammise lui iniziando a mordere gentilmente il bordo dei suoi pantaloni. “Ma non ho saputo resistere. Dovevo sapere quanto ancora ti importasse di me.” confessò facendo abbassare lentamente l'elastico e levandole l'indumento sino a lasciarla con indosso solo gli slip. “Quando hai alzato il braccio per schiaffeggiarmi, ho avuto la conferma che ancora mi ami.” disse infine stendendosi nuovamente sopra di lei e baciandole le labbra con passione malcelata. “Oh, Molly... Non hai idea di quanto lo sperassi.”

“Tu, maledetto...” iniziò lei per essere subito bloccata dalla bocca di lui.

Senza pietà, la lingua di lui si infilò nella sua bocca, esplorandola e accarezzandola, facendola sentire come se nelle sue vene scorresse argento vivo. Lui si strinse maggiormente a lei, posizionandosi fra le sue gambe e facendole percepire chiaramente quanto la desiderasse in quel momento.

“Puoi insultarmi come e quanto vuoi, Molly, ma non cacciarmi, ti prego.”

“Sono furiosa con te.” replicò lei con il fiato corto. “Quello che hai fatto negli ultimi mesi...”

“Lo so.” ammise lui continuando a baciarle il viso. “Non ti merito.”

“Dovrei chiamare la polizia, lo sai? Ti sei introdotto in casa mia e stai cercando di approfittare di me.”

Lui rimase interdetto per qualche secondo e poi sorrise, comprendendo l'ironia della frase.
“Potresti, certo.” concordò portando una mano al suo seno e riprendendo ad accarezzarlo. “Ma come spiegheresti che ho le chiavi? Per non parlare delle urla di piacere che sentiranno gli agenti quando arriveranno qui...”

Urla di piacere?” fece eco lei ridendo. “Hai un'opinione molto alta di te, Mr Holmes.”

“Come sai, non ho l'abitudine di usare falsa modestia.” replicò mentre la sua mano scendeva sino ai suoi slip e, superato l'elastico, raggiungeva il suo sesso umido. “D'altra parte, ho sempre pensato che ammettere i propri pregi sia importante.”

Molly si morse il labbro inferiore, inarcandosi verso di lui, mentre la grande mano del detective la esplorava. Si aggrappò alle sue spalle mentre le dita di lui affondavano ripetutamente in lei e giocavano con il suo clitoride.

“Sher...lock...” balbettò mentre il piacere si faceva strada in lei.

“Ammettilo, Molly, dì che vuoi urlare per il piacere. Ammetti di volere che io faccia l'amore con te. Confessa quanto mi desideri dentro di te.”

“Maledetto...”

Probabilmente, sentendosi sfidato a procedere, scivolò lungo il suo corpo, raggiungendo i suoi slip e calandoli, e affondò il viso fra le sue cosce, baciando, leccando e mordendo la sua carne già allo sfinimento. Quando la bocca di lui si chiuse intorno al suo clitoride, non poté più trattenersi e si arrese, urlando il suo nome.

Lui risalì il suo corpo e la baciò, facendole sentire il proprio sapore su quelle labbra bellissime. Lei si aggrappò a lui, ricambiando con ardore.

“Sei completamente vestito...” disse rendendosi conto che desiderava poterlo toccare e dargli piacere così come aveva fatto lui con lei.

“Mi spoglierò solo per fare l'amore con te, Molly. Non lo farò se non potrò entrare in te.”

“Oh, stai zitto.” gli impose lei baciandolo con passione mentre gli sbottonava la camicia il più rapidamente possibile.

Lui si unì a lei, riuscendo a rimanere solo con i pantaloni in tempo di record.

“Questi sono decisamente di troppo.” dichiarò Molly mentre li sbottonava e faceva scendere lentamente la cerniera.

“Lo penso anche io.” concordò lui con un sorriso malizioso.

Quando fu nudo, Molly lo spinse via, rotolandogli sopra.

“Lo sai che mi vendicherò, vero?” gli sussurrò all'orecchio con una risatina.

“È quello che spero, Molly Hooper.” replicò lui con tono compiaciuto.

“Non esserne così felice, Holmes.” lo minacciò iniziando a baciargli il collo. “Ho intenzione di torturarti a lungo...”

Lui socchiuse gli occhi apprezzando quel contatto. La strinse con le braccia per averla il più vicino possibile e per avere modo di strusciare la sua erezione contro di lei, ma Molly lo fermò.

“Non così in fretta.”

Lei si spostò di lato, impedendogli di proseguire, ma avvicinò la mano al suo membro sfiorandolo leggermente con la punta delle dita lungo la sua asta, continuando a baciarlo sul collo e scendendo verso il suo petto.

“Sei stato molto crudele con me.” lo accusò mordendolo delicatamente sino ad arrivare ai suoi capezzoli. “Mi hai maltrattato per anni.”

“Ma a te piaceva...” mormorò lui con voce roca. “Ti ho sempre detto che il tuo atteggiamento rasentava il masochismo...”

Lei sorrise usando un po' più forza di prima per stringere i denti sulla sua carne perlacea e facendolo gemere. La mano di lui si artigliò attorno al suo fianco, affondando le unghie nella pelle di Molly.

“Ho passato molte notti insonni pensando di non contare per te.” continuò lei passando a torturare l'altro capezzolo. “Pensando che mi disprezzassi.”

“Oh, Molly...” sospirò lui baciandole la fronte. “Ti ho detto che sei sempre stata importante per me.”

“Ed è per questo che eri scortese con me? Per dimostrarmi quanto io contassi?” insistette lei facendo scorrere la lingua verso il basso lungo i suoi muscoli addominali sino a raggiungere i suoi fianchi. “Perché credevi mi piacesse essere maltrattata da te?”

“Continuavi ad amarmi nonostante tutto quindi, sì, ne ero convinto.”

“E che mi dici degli ultimi mesi?” chiese lei sfiorando con le labbra l'asta del suo membro eretto.

“Moriarty.” disse lui in un rantolo di piacere. “Non potevo lasciare che capisse... Avrebbe potuto farti del male.”

Lei continuò a baciarlo lentamente mentre con una mano gli accarezzava i testicoli.

“E come sai che ora sono al sicuro?” chiese lei iniziando a leccare la sua punta pulsante. “Come hai risolto il caso?”

“Molly...”

“Dovresti raccontarmi tutto nei dettagli, Sherlock.”

“Non ora, ti prego.”

“Quale momento migliore?” insistette lei lasciando una scia umida di baci scendendo verso la base per poi risalire verso la punta e ripetendo questa operazione più volte. “O vuoi forse dire che qualcosa ti distrae?”

“Non puoi farmi questo, Molly...”

“Sai bene che posso.” lo stuzzicò lei mentre soffiava verso la sua punta dolorante. “Raccontami.”

“Moriarty è morto.” esclamò infine lui con impazienza. “Non era lui...”

“E chi era?” insistette succhiandolo rapidamente per poi tornare a baciarne l'asta.

“Nessuno di importante. Molly, ti prego...”

“Cosa? Cosa mi preghi?”

Le mani di Sherlock raggiunsero la sua nuca, costringendola a guardare verso di lui.

“Ti prego.” la implorò con voce rotta dall'eccitazione.

Molly sorrise e riprese a succhiare avidamente il suo membro mentre con le mani massaggiava la sua asta e i suoi testicoli. Lui si inarcò contro di lei, chiaramente in preda al piacere.

“Oh, sì, Molly...” continuava a ripetere con gli occhi socchiusi.

Era bellissimo e Molly avrebbe voluto davvero continuare, dando l'agognato piacere a entrambi, ma si interruppe e rimase a osservare la sua reazione.

Sherlock si irrigidì per la sorpresa e spalancò gli occhi per guardarla.

“Molly, cosa...”

“Sai, Sherlock... Mi hai interrotto mentre stavo andando a fare una doccia.”

“Come?”

“Ho fatto jogging, ho bisogno di fare una doccia.” spiegò alzandosi e lasciando il letto.

“Ma, Molly...”

“Magari continuiamo dopo. O forse no. Vedremo.” disse lei abbandonandolo per dirigersi in bagno.

Felice di aver attuato in parte la sua vendetta, aprì l'acqua calda e si infilò sotto la doccia. Aveva appena avuto il tempo di bagnarsi i capelli quando Sherlock la raggiunse.

“Mi hai abbandonato.” la accusò circondandole la vita con le braccia e attirandola a sé.

“Avevo bisogno di una doccia.”

“Avresti potuto attendere ancora un po'...”

“Sai quanto tengo all'igiene personale.”

“Ma certo... E so anche quanto ti stai divertendo a torturarmi.”

“Almeno quanto ti sei divertito tu, se non di più.”

Lui sorrise e poi si chinò a baciarla con trasporto mentre la prendeva per i fianchi e la spingeva contro il muro.

“Ora però basta con i giochi.” La implorò passando le mani sui suoi glutei sodi per premerla con forza contro la propria erezione.

“Sherlock Holmes mi sta pregando?” si stupì lei fingendo che il contatto con lui non la deliziasse.

“Sì, ma non dovrai mai dirlo a nessuno.”

“Oppure?”

Lui non rispose ma la sollevò in modo che i loro visi fossero alla stessa altezza e la baciò con forza. Molly gli circondò i fianchi con le cosce e rispose alle sue effusioni.

Al diavolo, lo desiderava da morire.

Quando sentì la punta del suo membro farsi strada dentro di lei, gemette di piacere. Lui iniziò a mormorare il suo nome ripetutamente, come una preghiera, mentre iniziava a spingere con foga. Si aggrappò alle sue spalle, con la paura di non riuscire a sopportare un minuto di più l'ondata di piacere che la stava invadendo.

I fianchi di lui diedero ancora due spinte profonde e Molly raggiunse l'orgasmo con un urlo gutturale, mentre lui la seguì poco dopo.

I loro corpi si accasciarono contro la parete della doccia, sostenendosi a vicenda, mentre i loro respiri tornavano lentamente alla normalità.

“Nessuno deve sapere il potere che eserciti su di me.” sussurrò lui contro il suo orecchio. “Non posso rischiare che qualcun altro ti consideri un bersaglio.”

“Nessuno? Nemmeno i nostri amici?”

“Nemmeno loro.” disse lui con un sospiro circondandole il viso con le mani. “Non posso rischiare di perderti per niente al mondo.”

“Allora continuerai a maltrattarmi e ad abusare del mio tempo al Barts, suppongo.”

“Solo quando ci sarà qualcun altro presente, te lo prometto.”

“Posso accettarlo se mi prometti una cosa.”

“Qualunque cosa.”

“Che poi correrai qui a farti perdonare.”

Lui rise e la baciò posando poi la fronte su quella di lei.

“Per il resto dei miei giorni.”