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Chapter 18: L'aquila d'oro

Chapter Text

Knowing me, knowing you
There is nothing we can do
Knowing me, knowing you
We just have to face it
This time we're through

Breaking up is never easy, I know
But I have to go
Knowing me, knowing you
It's the best I can do

 

Knowing me, knowing you” – ABBA

 

 

Era finita. O forse iniziava adesso?

Hashirama aveva ringraziato Hagoromo con un cenno del capo prima di raggiungere Madara. Bellissimo persino in fin di vita, steso in terra con i lunghi capelli sparsi introno. Lo era sempre stato, in ogni sua forma, addirittura tagliato a metà.

Hashirama non aveva mai perso fiducia in lui, nemmeno quando ormai sembrava perduto.

Non aveva smesso di amarlo nemmeno vedendolo perdere la ragione.

Tobirama lo osservava. Hashirama gli aveva sorriso, serbare rancore non era mai stata la ricetta di una vita felice.

“Hashirama, sei tu?”

Hashirama gli si era inginocchiato accanto, non poteva essere stanco per la lunga battaglia, era il suo momento più importante. Adesso. Gli occhi dalle sclere nere non erano mai stati così struggenti, Madara li percepiva pur non potendoli vedere.

“Il mio sogno è stato schiacciato, Hashirama. Il tuo vivrà per sempre” Madara parlava con fatica, a ogni parola incamerava un respiro difficoltoso “Volevo smettere di soffrire. Che il dolore sparisse per sempre, dovunque. Sognavo di spegnere tutte le emozioni.”

“Ti capisco. Avevi sofferto così tanto che non sei riuscito a sostenere altro dolore, mi dispiace per averti amareggiato tante volte” Hashirama gli aveva preso la mano, aveva sfilato il guanto, voleva essere sicuro che Madara percepisse il contatto “La vita è breve, i nostri sogni devono essere affidati a chi viene dopo. Facciamo parte del passato, Madara.”

“Hai cercato di salvarmi, Hashirama. Dopo la nostra battaglia…”

Hashirama gli aveva postato un dito sulle labbra per fermarlo, il respiro di Madara era caldo e vivo, al contrario di lui che non ne aveva. Tobirama era lì, Hashirama voleva evitare di riaccendere ricordi.

Hashirama, da sotto l’armatura, aveva estratto il ciondolo con l’ala, l’aveva allacciato al collo di Madara. Era lì che doveva stare. Madara lo aveva sfiorato, lo aveva riconosciuto e stretto nel pugno.

Hashirama aveva abbracciato Madara sollevandogli il busto e stringendoselo addosso. Gli aveva posato la testa sulla sua spalla, gli baciava i capelli. La pelle di Madara era calda, il suo sangue scorreva.

L’occasione che avevano sempre sognato. Lì, ora. Davanti a tutti.

“Dici che facciamo parte del passato, Hashirama” Madara faceva meno fatica sussurrandogli all’orecchio “Ma oggi? Stiamo morendo, ma ora siamo vivi.”

“Oggi…” Hashirama si era commosso guardando quegli occhi devastati, glieli aveva accarezzati: “Oggi ti amo.”

L’espressione di sofferenza di Madara si era rilassata, le palpebre leggermente rigonfie avevano spremuto due lacrime. Sorrideva. Hashirama aveva sempre trovato perfetto il suo viso.

“Ti amo, Hashirama. Da quando mi dicevi che sembravo un toro.”

Madara si era sollevato per baciarlo, Hashirama lo aveva tirato su per agevolargli il movimento. Le mani di Madara gli accarezzavano i capelli, Hashirama non si era staccato da quelle labbra vellutate e calde finché non aveva sentito l’ultimo respiro di Madara sfiorargli il viso.

Hashirama non avrebbe potuto fare di più perché quello era già tutto.

“Edo Tensei. Rilascio.”

Sasuke non aveva mai raccontato a nessuno dell’aquila dorata che aveva visto volare via. Non gli avrebbero creduto, non ne era stato certo neanche lui.

 

Parole, 503