Chapter 1: Risposte
Chapter Text
It’s the end of the world as we know it
It’s the end of the world as we know it
It’s the end of the world as we know it and I feel fine
“It's the End of the World as We Know It” – R.E.M.
Era stato strano. Una sensazione mai provata prima.
La beatitudine estrema era svanita, lui si era trasformato in qualcosa di tangibile. Quanto era durata la felicità? Troppo poco, un solo istante.
La fioca luce traballante aveva preso il posto di quella assoluta. Hashirama non era più abituato a alle membra, ad avere una consistenza e un peso. Era stato risucchiato con la violenza e non aveva saputo opporsi, riaffioravano i ricordi e, con loro, il dolore. Il tradimento che Hashirama aveva ricevuto dal sangue del suo sangue era stata l’ultima immagine.
Le voci, quella domanda incalzante era stata carica di disperazione.
“È lui il primo Hokage?”
Puzzo di sudore, ma non veniva da lui. Hashirama non aveva più nemmeno un battito cardiaco. Eppure era lì. Odore di fumo, ma gli occhi non gli bruciavano.
“Voglio sapere la verità.”
Tobirama era presente, e anche tutti gli altri successori. Hashirama non avrebbe mai avuto la forza di ricominciare tutto daccapo.
Tobirama era presente.
E quel ragazzo. Non si trattava di Izuna anche se al primo impatto gli era sembrato di sì, gli somigliava in modo impressionate, ma era vivo e chiedeva di suo fratello. Scene già viste, dinamiche conosciute fin troppo bene.
Fisicamente simile a Izuna ma il carattere no, la somiglianza che la personalità Sasuke aveva con qualcun altro aveva risvegliato la pena di Hashirama. La determinazione. Hashirama l’aveva amato fino a perdere la ragione.
“Conosco questo chakra” Tobirama si era avvicinato alla parete di pietra, gli occhi stretti nello sdegno.
Ma Hashirama sapeva che non poteva uscire di lì, almeno finché tutte le domande di Sasuke non avessero avuto risposta. Le sue e quelle dei ragazzi che erano con lui.
“Madara è stato riportato in vita” aveva tuonato Tobirama voltandosi di nuovo di scatto verso gli altri occupanti del tugurio.
Tobirama era lì, pronto a rovinare ancora tutto.
Hashirama sorrise.
Madara è stato riportato in vita.
Non era solo a combattere un’altra volta contro i mostri del mondo.
Rideva, non aveva importanza se lo avessero creduto folle, se avesse avuto ancora sangue nelle vene sarebbe arrossito. Non gli interessava se Tobirama era lì a mettergli ancora i bastoni tra le ruote, stavolta aveva intenzione di arrivare in fondo.
Due parole, solo due. Erano rimaste in sospeso per troppo tempo, un’eternità. Hashirama non avrebbe mai creduto di potere avere una seconda occasione.
Madara è stato riportato in vita!
Le domande di Sasuke, anche se importanti, avrebbero dovuto attendere. Hashirama ne aveva una più urgente per suo fratello, Sasuke avrebbe compreso.
“Tobirama, prima di procedere anche io vorrei sapere la verità” la gioia lo faceva parlare veloce, lo aveva fatto ridere ancora.
Lo sguardo truce di Tobirama non avrebbe mai potuto togliergli l’incanto.
Tobirama era turbato e Hashirama sapeva il perché, provava uno strano e sadico piacere mettendo il fratello minore in difficoltà.
“Ci hai uccisi tu, vero Tobirama?”
Parole, 477
Chapter 2: Un dono del cielo
Chapter Text
So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters
Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know
I never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don't just say
And nothing else matters
“Nothing else matters” - Metallica
“Dobbiamo allenarci se vogliamo realizzare il nostro sogno, vediamo chi fa prima a scalare quella roccia.”
Hashirama adorava il sorriso beffardo, il modo che aveva Madara di stringere gli occhi rendendoli taglienti. Madara non sopportava di perdere a rimbalzello, per questo adesso gli stava proponendo qualcosa di diverso.
L’amico con cui condivideva le idee dimenticando le incomprensioni in famiglia, era un dono del cielo. Ormai Hashirama si confidava solo con lui, i rispettivi padri e fratelli, così infervorati dalla rivalità tra i Clan, non avrebbero mai potuto capire perché i bambini non dovevano combattere. Lui e Madara erano stanchi di perdere i fratellini, ma per i padri sembrava normale veder morire un figlio dopo l’altro.
Sebbene non avessero rivelato i rispettivi cognomi, gli occhi di ossidiana e i capelli di Madara erano inconfondibili. Solo un Uchiha avrebbe potuto avere l’iride indistinguibile dalla pupilla.
Incantevole.
“Sei sordo, Hashirama?” Madara gli agitava il pugno in faccia “Che ti prende, hai paura?”
“Oh, no” Hashirama si era accartocciato in terra non perché temesse davvero una botta, piuttosto per nascondere il viso paonazzo e le gambe tremanti di emozioni.
“Va bene, ora non deprimerti” Madara si era puntellato le mani sui fianchi, un occhio chiuso e l’altro aperto. Era adorabile quando non voleva ammettere di aver esagerato.
Hashirama aveva accettato la mano tesa dell’amico, ma il contatto con la pelle bianca, invece di aiutarlo a rialzarsi, lo aveva fatto traballare di più. Non si erano mai toccati prima, Hashirama non avrebbe mai immaginato la pelle di Madara così liscia. La certezza di non poterla avere gli aveva stretto il cuore in una morsa.
“Basta con quella faccia da salmone” Madara lo guardava con le braccia incrociate al petto.
Senza rispondere, Hashirama era scattato di corsa verso la parete su cui Madara intendeva sfidarlo.
“Accidenti!” Madara si era mosso mentre Hashirama già si stava arrampicando.
“Sei sleale” Madara gli ansimava alle spalle “Adesso ti faccio vedere io.”
“Sei sicuro che lo sleale sia io?” Hashirama aveva liberato la caviglia dalla mano di Madara prima che potesse tirare. Gli veniva da sorridere.
Aiutandosi con mani e kunai, Hashirama era balzato trionfante in cima alla parete. Si era sporto per tendere una mano a Madara, qualche metro più in basso.
“Togliti o ti faccio saltare le dita” Madara aveva conficcato il kunai tra l'anulare e il medio di Hashirama.
“Come vuoi” Hashirama si era seduto, continuava a guardare l’amico sorridente. Il mento appoggiato su una mano.
Madara aveva grugnito, ma il piede che gli era scivolato gli aveva fatto cambiare subito espressione.
“Hashirama…”
“Sì?”
Madara annaspava senza dire le parole che l'amico attendeva.
“Hashirama…”
“Sì?” non aveva intenzione di muoversi.
“Hashirama. Aiutami, dannazione!”
Musica per le orecchie di Hashirama, Madara aveva smesso di dibattersi e protestare mentre l’amico lo tirava su afferrato dalle ascelle.
“Mollami!” aveva ricominciato a fare baccano appena conquistata la cima.
“Invece no” Hashirama si era steso sulla schiena agguantando Madara alla vita, se lo era trascinato sopra “Ti lascio quando avrai ammesso che detesti perdere.”
Madara si era puntellato con le mani al lati della testa di Hashirama, lo guardava ansimandogli in faccia senza rispondere. Non cercava di distanziare i corpi. Era immobile.
Hashirama sorrideva. Madara detestava ammettere che stare così gli piaceva.
Parole, 540
Chapter 3: Rosso
Chapter Text
Siamo indivisibili
siamo uguali e fragili
siamo già così lontani
“Gocce di memoria” – Giorgia
Madara aveva atteso che il sasso facesse l’ultimo rimbalzo prima di sbottare.
Un solo rimbalzo meno di Hashirama. Uno solo.
Madara si era voltato verso l’amico espellendo aria dal naso, le sopracciglia aggrottate, gli occhi stretti. Non poteva farci niente, andava su tutte le furie quando Hashirama manteneva quell'aria di superiorità distaccata.
“Sembri un toro quando fai così” Hashirama stava rilassato con le mani dietro la schiena. Non si era mosso, solo gli occhi erano guizzati verso Madara.
“Come ti permetti?”
Madara gli era balzato addosso con l’intensione di atterrarlo, gli aveva stretto le gambe alla vita. Ringhiava tirandogli la veste.
Hashirama aveva sorriso, fruttando la presa d’acciaio dell’amico, aveva ribaltato la situazione scaraventando Madara di schiena sui ciottoli. Poi gli si era steso sopra immobilizzandolo con il bacino e le mani.
“Mollami!” Madara digrignava i denti.
Hashirama sorrideva.
Aveva aspettato che Madara si fosse stancato di dibattersi per staccare una mano dal braccio di Madara. L’amico, sotto di lui, non si muoveva, non si rendeva conto di quanto era intenso lo sguardo di ossidiana.
La mano, libera di continuare, si era posata sulla fronte di Madara scostando la frangia folta e sudata.
Madara lo guardava immobile, tremava. Hashirama sorrideva.
Hashirama non badava alla rigidità che aveva tra le gambe, non gli interessava se Madara potesse avvertirla mentre gli faceva scorrere la mano sulla coscia. Saliva sotto il mantello. Quelle gambe sarebbero diventate lunghe e slanciate tra qualche anno.
Avvertendo la mano di Hashirama che gli si stringeva sulla natica, Madara si era sollevato sui gomiti, anche il suo corpo stava reagendo e il contatto era proprio lì. Fissava Hashirama con gli occhi lucidi e le labbra leggermente schiuse.
Due persone, l’ultimo passo di entrambi era stato volutamente rumoroso. Nonostante si fronteggiassero tra loro, erano Hashirama e Madara il loro obiettivo. Hashirama aveva riconosciuto i sandali di tutti e due, ma la sua attenzione si era rivolta a destra, alzava lentamente la testa. Tobirama fissava qualcuno davanti a sé.
“Tobirama, da quanto ci spii?”
“Abbastanza da avere visto quello che è successo due giorni fa sulla roccia. Non mi aveva convinto” nonostante Tobirama fosse il fratello minore, aveva sempre avuto il potere di turbare il più grande.
Madara, invece, guardava a sinistra. Izuna teneva Tobirama sotto il tiro della spada. Era strisciato da sotto Hashirama per dirigersi dal fratello, l’unico che gli restava.
“Hashirama, ora la faremo finita una volta per tutte” Tobirama fissava Izuna “Non è giusto che tu possa fare quello che vuoi mentre a me è precluso.”
“Ma... cosa…?” Hashirama non capiva di cosa il fratello stesse parlando.
“Izuna, andiamo via” Madara dava le spalle ai due Senju “Hashirama è molto più forte di me.”
Con riluttanza, Izuna aveva abbassato la spada senza smettere di fissare Tobirama.
“Andiamo, Izuna, o moriremo entrambi.”
Hashirama aveva sentito la voce di Madara tremare, si era coperto il viso con le mani.
“Ani, cos’hanno i tuoi occhi?”
“Niente. Andiamo via.”
“Non finisce qui” urlava Tobirama ai due che allontanavano “Mi avete sentito?”
Strano vedere Tobirama arrendersi così, Hashirama continuava a non capire.
La pena di Hashirama era iniziata quel giorno. Nonostante non fosse un Uchiha, conosceva bene lo Sharingan, sapeva che la sua attivazione era conseguenza di un forte dolore.
Sperava che Madara riuscisse a liberarsi dall’ingranaggio della famiglia e del Clan, lo avrebbe aspettato.
Parole, 554
Chapter 4: Futuro e ricordi
Chapter Text
Don't get too close
It's dark inside
It's where my demons hide
It's where my demons hide
“Demons” – Imagine Dragons
“Mito, eh? Bellissimo nome.”
Lei aveva inclinato la testa ammiccando. I capelli di fiamma alle spalle, fissati con una molletta.
Hashirama si chiedeva perché la ragazza trovasse gradevole ogni suo aspetto, persino le risposte impacciate e il servire tè con le mani tremanti.
Se avesse avuto davanti Madara avrebbe saputo benissimo cosa dire.
Tobirama e il padre Butsuma, nonostante stessero in silenzio, emanavano aloni di rimprovero.
Hashirama si sedette sospirando. Era vero, quindici anni era l’età per iniziare a costruirsi il futuro, ma lui non ne vedeva uno da almeno tre. Dall’ultima volta che aveva visto Madara. Il padre e il fratello gli organizzavano la vita, ma non aveva importanza.
La sua vita non era lì. Madara era la sua vita.
Volevano che si candidasse come leader del Clan e così sarebbe stato, in fin dei conti gli allenamenti lo tenevano lontano dai pensieri.
Nonostante gli scontri tra Senju e Uchiha fossero praticamente all'ordine del giorno e Hashirama avesse iniziato a parteciparvi attivamente, non aveva più incontrato Madara.
Gli era arrivata notizia che Madara stava facendo strada e sarebbe presto diventato leader degli Uchiha, stava diventando forte e Hashirama era felice per lui. Gli sarebbe piaciuto vedere come era diventato, sapeva che Madara stava dando tutto il cuore per proteggere l’ultimo fratello rimastogli.
Madara era sempre stato un ragazzo sensibile.
Spesso Butsuma rientrava a casa ferito, Hashirama, prendendosi cura di lui insieme al fratello, doveva quasi mordersi la lingua per evitare di chiedergli se avesse visto Madara.
Che ne era stato del loro sogno? Dell’idea del loro Villaggio? Madara non poteva averlo dimenticato.
“Hashirama, tutto bene?”
Mito doveva aver sentito il sospiro sconsolato.
“Ehm… certo” un sorriso forzato, la mano che era corsa a massaggiargli la nuca “I tuoi capelli sono straordinari, Mito. Un colore rarissimo.”
Quelli di Madara lo sono di più.
“Ho intenzione di farli crescere.”
“Quanto?”
“Dove capita” Mito nascondeva il sorriso dietro la punta del dito.
Hashirama non sapeva comportarsi con le ragazze, era meglio uscire, almeno non avrebbe più sentito la pressione dello sguardo del padre e del fratello.
“Vuoi mangiare qualcosa?” per interrompere il mutismo e l’imbarazzo, Hashirama aveva dovuto inventarsi qualcosa.
Una bella giornata, nonostante fosse autunno, perciò si era diretto verso una bancarella all’aperto.
“Perché no?” Mito gli stringeva la mano sorridendo, Hashirama l’aveva percepita come una manetta appena scattata.
Non era un caso, non si trattava del pretesto della bella giornata. Hashirama conosceva bene la bancarella perché ci era stato un sacco di volte.
“Due vassoi di Inarizushi, per favore.”
“Non lo conosco” cinguettava Mito.
“Non lo conosco.”
“È la fine del mondo, croccante e morbido allo stesso tempo” incredibile come Madara riuscisse ad avere quell’adorabile ghigna anche parlando del suo cibo preferito.
“È la fine del mondo, croccante e morbido allo stesso tempo.”
Se Hashirama avesse abbassato gli occhi, gli sarebbe scesa una lacrima, così aveva deciso di restare concentrato su Mito che si sedeva felice.
Non era stato un soffio di vento, piuttosto una distorsione dello spazio. Una presenza forte, determinata.
Era lì, anche se Hashirama non poteva vederlo sapeva che c’era.
“Madara!” era balzato in piedi rischiando di rovesciare il tavolo.
Mito, attonita, vedeva il suo vero sorriso per la prima volta.
Parole, 534
Chapter 5: Questione d'amore
Chapter Text
I don’t wanna lose control
Nothing I can do anymore
Tryin’ every day when I hold my breath
Spinnin’ out in space pressing on my chest
I don’t wanna lose control
“Control” – Zoe Wees
Izuna non si era mai sentito così riprovevole, non pensava che sarebbe arrivato a tradire il suo Ani sempre pronto a proteggerlo.
Lo realizzava soltanto adesso che il corpo si stava raffreddando e la testa di Tobirama era immobile sul suo petto.
Non era riuscito a farne a meno. Era stato schifosamente debole.
Eppure, tre anni prima, si era sentito morire trovando Madara steso sotto Hashirama. Se Madara non lo avesse fermato, avrebbe ucciso volentieri Tobirama. Hashirama aveva osato toccare il suo Ani.
Madara quel giorno aveva attivato lo Sharingan facendogli capire che con Hashirama era stato di più che un semplice gioco.
Madara aveva provato immenso dolore solo voltandogli le spalle.
Madara aveva amato tanto Hashirama, forse lo amava ancora adesso.
E lui cosa aveva fatto? D’accordo con il padre aveva costretto Madara a non vederlo più. Ani aveva ubbidito per dedicare la vita alla famiglia e al Clan, era ormai così forte da esserne diventato la guida, era l'orgoglio del padre.
Solo ora Izuna si rendeva conto di quanto Madara avesse sofferto vedendo morire il loro fratelli, vedeva il soffitto della stanza annegare nelle sue stesse lacrime.
Eccolo là, a commettere lo spesso sbaglio.
Che schifo!
Era un fallito, Madara non meritava un fratello come lui.
I baci di Tobirama sull’esile collo lo avevano rapito, ingannato. Il respiro rovente sulla pelle lo aveva sciolto. Gli aveva permesso di spogliarlo, le mani grandi e callose erano scese sulla pelle fino a stringerglisi sul sesso eccitato. Tobirama sapeva dove e come toccare.
“Il mio piccolino…”
E pensare che Izuna si era sempre vergognato di essere esile, si infagottava in strati di vestiti per sembrare più imponente.
Le dita di Tobirama dentro di lui mentre si lagnava di quanto fosse stretto. Ma poi lo aveva ricoperto di apprezzamenti perché le donne erano sempre state troppo larghe e Tobirama sentiva poco più di niente.
Gli aveva accartocciato le gambe magre per andare ancora più in profondità mentre gli si sdraiava sopra impedendogli i movimenti, Izuna non aveva resistito al piacere così forte da rasentare il dolore. Adorava essere dominato, aveva detestato questo aspetto di sé appena scoperto. Era stato nuovo per lui, sempre così attento a non cedere ai sentimenti.
Tajima aveva educato così i suoi figli.
Izuna aveva raggiunto l'orgasmo contro la sua volontà, Tobirama aveva sorriso soddisfatto baciandolo.
Era rimasto inerme, come era stato possibile?
Si era passato le mani dietro la testa legandosi i capelli con stizza. Tobirama lo preferiva quando li aveva sciolti, diceva.
“Tobirama.”
“Uhm?”
Non si era mosso, non si era degnato di sollevare la testa dal suo petto per guardarlo.
“Vattene, Tobirama. All'istante.”
Stavolta Izuna aveva provocato una reazione, Tobirama aveva sollevato la faccia di scatto con un’espressione incredula negli occhi rossi.
Ma non era lo Sharingan e il punto era proprio quello.
“Perché?”
“Non possiamo.”
“Sei impazzito, Izuna? Hai dimenticato quanto ti è piaciuto poco fa?”
Che strafottenza!
Izuna aveva estratto la spada da sotto il letto per puntargliela alla gola. Lo Sharingan, quello vero, attivo: “Vattene.”
“Perché?” la ghigna aveva lasciato il posto alle sopracciglia aggrottate.
“Tu credi di sapere cosa sia l’amore, Tobirama. Ma, in realtà, non e hai la più pallida idea.”
Parole, 531
Chapter 6: Nessuna scelta
Chapter Text
I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
give me reason, but don’t give me choice
cause I’ll just make the same mistake again
“Same Mistake” – James Blunt
“Izuna, aiutami!”
Il grido era stato più insopportabile del solito, anche in preda al delirio, Madara avrebbe preferito morire piuttosto che chiedere aiuto. Era il leader del Clan, odiava mostrarsi in quello stato e suo fratello minore non faceva eccezione.
I lamenti andavano avanti da tre giorni e Izuna ci aveva fatto l’abitudine.
Tuttaviastavolta era stato troppo allarmante. Izuna si era tolto le mani dagli occhi offuscati per alzarsi lentamente dal tavolo della cucina. Camminava prudente per non rischiarare di urtare di tutto, il passo gli si fece frettoloso solo una volta imboccato il corridoio.
“Ani, che succede?” Izuna si era inginocchiato accanto al fratello.
Izuna stava impiegato un sacco di tempo per capirci qualcosa nella massa informe, nonostante gli avesse somministrato un calmante, Madara si era aggrovigliatonelle coperte e nei suoi stessi capelli.
“Non ci vedo, Izuna. Non vedo niente!”
“Calmati, Ani”
Sentendo il fratello che gli scostava i capelli dalla faccia, Madara aveva smesso di contorcersi, gli occhi erano gonfi e sanguinavano.
Era uno strazio, Izuna si era allontanato per portargli del ghiaccio.
Madara usava i suoi poteri senza risparmiarsi, non aveva attenzione per la salute, sembrava che la vita non gli interessasse.
Era iniziato dal giorno al fiume. Erano passati ormai otto anni, nonostante i continui contrasti tra Senju e Uchiha, Madara e Hashirama non si erano più incontrati. Ma Madara non aveva dimenticato ed era cambiato. Si autodistruggeva, sembrava provare sollievo facendosi male.
Izuna aveva sospirato chiudendo il congelatore, Madara aveva messo da parte cuore ed emozioni per dedicarsi al dovere. Era giusto così.
I gemiti erano ricominciati, Izuna era dovuto uscire per forza dai ricordi di Tobirama. Anche lui, come Madara, sarebbe finito a odiare la vita?
Che il padre Tajima fosse morto in battaglia era stata una fortuna, si era risparmiato di vedere i figli in quello stato.
“Tieni, Ani” Izuna aveva sussurrato posando il sacchetto sugli occhi del fratello. Non aveva avuto il coraggio di dirgli che anche la sua vista si stava abbassando.
“Hashirama…” Izuna si era ritrovato il polso afferrato con forza, Madara glielo stava quasi spezzando. Notevole per uno steso da un calmante.
“Ani, mi fai male.”
“Hashirama!” Madara piangeva, aveva afferrato la veste di Izuna con entrambe le mani.
“Hashirama, dove sei?” la stoffa era finita strappata mentre Madara tirava giù il fratello.
Izuna non riusciva a contrastare la forza di Madara amplificata dal delirio, si era ritrovato le sue mani strette al collo.
“Hashirama, ho bisogno di te” Madara non si rendeva conto che rotolando stava stritolando Izuna.
Il minore era riuscito ad afferrare uno degli zoccoli che Madara, non vedendoci più, aveva lasciato in giro per la stanza. Aveva colpito Madara alla tempia appena in tempo, pochi secondi e sarebbe morto strangolato.
Si era tolto Madara di dosso, lo aveva steso sulla schiena e poi si era accoccolato sul pavimento.
Le lacrime rigavano il viso di Izuna mentre accarezzava la testa del fratello svenuto, Madara era forte fisicamente ma emotivamente distrutto.
Izuna avrebbe dovuto essere il suo sostegno. Se Hashirama fosse riapparso, per Madara avrebbe potuto essere la fine.
Parole, 514
Chapter 7: La maledizione dell'amore
Chapter Text
Oh!
All the promises we made
All the meaningless and empty words I prayed
Oh!
All the promises we broke
All the meaningless and empty words I spoke
“Promises” – Cramberries
Si erano rivisti. Hashirama si frenava e schivava soltanto, se avesse ucciso Madara sarebbe morto anche lui.
Aveva il cuore dilaniato, Tobirama, al suo fianco, combatteva infaticabile.
Perdonami, fratello.
Gli occhi di Madara brillavano di rosso. Hashirama li guardava senza paura, ipnotizzato dalla loro bellezza.
Madara si era fatto incantevole durante gli anni di lontananza. Una straordinaria quantità di capelli, le gambe lunghe come Hashirama le aveva immaginate.
Hashirama non si spiegava perché i colpi di Madara, leggendari e micidiali, andavano spesso a vuoto. Forse, come lui, non aveva intenzione di farli male. Se Madaralo avesse ucciso, pazienza, almeno avrebbe smesso di soffrire.
Hashirama non se lo aspettava, non avrebbe mai voluto vedere una scena simile. Madara lo avrebbe odiato per sempre.
“Izuna, sei stato tu a insegnarmi qual è il vero amore” queste le parole di Tobirama prima di trafiggere l’avversario “Ora finalmente l’ho capito, l’amore della famiglia è l’unico a non avere mai fine.”
Madara aveva abbandonato lo scontro per correre dal fratello ferito. Dolore devastante nel suo sguardo, emozioni distruttive stavano esplodendo dentro di lui.
Ora o mai più. Hashirama doveva riaccendere l’amicizia con Madara, non poteva vivere senza di lui.
“Madara” Hashirama gli parlava con calma tendendogli la mano “Izuna morirà senza cure. Basta conflitti, salva tuo fratello e arresta per sempre questo inutile spargimento di sangue. Basta solo che tu lo voglia.”
Siamo indivisibili.
Madara non avrebbe voluto quella lacrima a rigargli la guancia. La mano tremava, aveva iniziato a sollevarsi.
Hashirama, con il cuore fermo, attendeva che Madara accettasse il suo amore.
Madara era immobile, lo sguardo fisso e vuoto. La mano si sollevava lentamente.
“Madara, sono nostri nemici.”
Izuna era determinato, Madara sempre più pallido e combattuto. La mano che tanto aveva desiderato era là, tesa per lui.
“Ani, sei devastato” nonostante la morte lo stesse portando via, Izuna aveva sussurrato con affetto “Ti distruggerà, restagli lontano. Questo non è vero amore.”
Madara aveva capito come era andata con Tobirama, Izuna era più saggio di lui.
Lo sguardo di Madara aveva ripreso vigore, Hashirama lo aveva visto determinato a finire lui e Tobirama.
“Ricordati del nostro sogno, Madara.”
“Hashirama, stai farneticando” sibilava Tobirama.
Hashirama sentiva gli occhi diventare lucidi, non gli interessava Tobirama che lo guardava truce. Ora o mai più, avrebbe perso l’amore del fratello ma non poteva fare a meno di seguire la direzione del cuore.
Una devastazione.
“Madara…” la mano sempre tesa.
Erano scomparsi nell’effetto di una carta fumogena.
Quando Madara era riapparso, pochi minuti dopo, era solo. Gli occhi limpidi, fissavano Hashirama con una fermezza nuova. Il disegno dello Sharingan era cambiato, una fusione. Izuna gli aveva donato potere eterno.
Fino a quel giorno, Hashirama aveva solo sentito parlare della Maledizione degli Uchiha. Capaci di un amore molto intenso, questo si trasformava in equivalente odio se disatteso o sottratto.
Izuna non c’era più, Madara gli aveva riversato addosso il suo immenso amore e Hashirama lo sapeva.
“Hashirama” non era stato un grido di guerra ma un sibilo ancora più agghiacciante.
Parole, 502
Chapter 8: Solo noi escluso il mondo
Chapter Text
I heard that your dreams came true
I guess she gave you things
I didn’t give to you
Old friend, why are you so shy?
It ain’t like you to hold back or hide from the lie.
“Someone like you” – Adele
“Sei finito, Madara!”
La spada di Tobirama sollevata aveva rotto l’incanto. Madara steso in terra sfinito era l’immagine più accattivante che Hashirama avesse mai visto.
Nonostante il potere illimitato, Madara continuava a odiarsi fino a farsi male. Hashirama lo aveva portato allo stremo, poi si era fermato.
“Tobirama, accetterò la sua proposta” Hashirama si era puntato il kunai al petto.
“Sei impazzito?”
No, voleva salvare Madara. Non avrebbe mai ucciso Tobirama, preferiva morire lui stesso.
La mano che gli aveva afferrato il polso era così forte che avrebbe potuto spezzarglielo, Madara lo aveva fermato. Gli occhi lucidi fissi nei suoi.
“Hai ucciso mio fratello!”
Hashirama non era riuscito a contrastare Madara mentre dirottava il kunai verso Tobirama. L’unica soluzione era stata chinarsi, prenderlo in braccio e sparire.
Era atterrato in mezzo al bosco, Madara gli stringeva ancora il polso. Hashirama lo aveva lasciato scivolare a terra, sorrideva alla faccia contratta dell’amico.
Madara aveva fatto un passo indietro, le mani sul viso, si era lasciato cadere. Hashirama gli aveva afferrato il braccio per fargli capire che doveva alzarsi.
“Lasciami, Hashirama. Stai per sposarti, hai una vita e un fratello. Al contrario di me.”
“Ehi” Hashirama gli si era accoccolato accanto, gli accarezzava il petto.
“Ti ho detto di lasciarmi” Madara lo aveva riafferrato.
Hashirama si era divincolato senza smettere di guardarlo. Aveva sfilato il mantello a Madara, la pelle era bollente. Gli baciava il petto, il collo. Madara si arrendeva chiudendo gli occhi.
Quel bacio aveva atteso una vita, Hashirama sentiva Madara respirargli forte nella bocca, finalmente poteva toccare le lunghe gambe tanto desiderate.
Aveva sfilato i pantaloni a Madara, Hashirama aveva interrotto l’abbraccio solo i pochi secondi necessari per spogliarsi. La pelle di biscotto si era attaccata a quella bianca sotto di lui.
Madara gli stringeva forte le spalle larghe, Hashirama artigliava le natiche perfette.
Il contatto delle erezioni li elettrizzava, Madara muoveva istintivamente i fianchi, le gambe allacciate al busto di Hashirama.
Hashirama si era buttato lateralmente tirandosi dietro Madara, gli massaggiava l’entrata, le dita erano sparite nella carne elastica e bollente.
Madara gli gemeva nella bocca senza lasciarlo andare.
Come un giorno di tanti anni prima, Hashirama aveva ribaltato la situazione. Si era ritrovato con la schiena contro un tronco e Madara seduto in grembo.
Madara gli stava sdraiato sul petto, la pelle sudata e la testa appoggiata sulla spalla. A Hashirama era bastato assecondare il movimento del suo bacino per entragli dentro. Non capiva più niente perso in lui.
“Madara…” gli stringeva una mano sul membro, con l’altra gli cingeva la vita.
“Hashirama…” il suo nome era stato un sospiro strozzato.
Hashirama si perdeva col viso nella straordinaria chioma di Madara, morbida come seta.
Madara non aveva pietà, incurvava la schiena affondandogli ritmicamente le natiche sul ventre. Si era fermato solo dopo avergli bagnato la mano, adorabile egoista. Era toccato a Hashirama sincronizzare il piacere, si era liberato dentro Madara agguantandogli i fianchi.
I corpi tremanti erano rimasti abbracciati.
Hashirama sorrideva, se Madara voleva lottare così lo avrebbe fatto ogni giorno, per sempre.
Parole, 506
Chapter 9: Completo
Chapter Text
Tonight, I want to give it all to you
In the darkness, there's so much I want to do
And tonight, I want to lay it at your feet
“I was made for lovin’ you” - Kiss
“Tobirama, Madara non ha più nessuno. Se diventasse Hokage potrebbe considerare tutti come la sua famiglia.”
Tobirama lo aveva guardato cupo: “Se nomini tu qualcuno è dittatura, dovrebbe decidere il popolo.”
“Sì, lo so. L’Hokage deve essere seguito spontaneamente senza forzare nessuno” Hashirama aveva abbassato lo sguardo sospirando, Madara ormai era sgradito per l’aggressività dimostrata.
Si trattava di sensibilità, aspettative disattese ed estrema sofferenza, peccato che Hashirama fosse l’unico ad averlo capito.
“Hai sentito?” Hashirama era sobbalzato.
“Cosa?”
“C’è qualcuno là fuori” Hashirama era corso alla finestra.
“Smettila, siamo soli.”
No, la presenza era forte, deformava lo spazio.
Hashirama era corso fuori, non sopportava più la pressione. Tornare a casa era impossibile, anche reggere lo sguardo della moglie non amata era opprimente. Inutile essere gentili, le donne se ne accorgevano sempre.
Passeggiare da solo nel bosco era diventata la sua attività preferita, l’unica che gli consentisse di stare in pace, spesso scendeva la sera senza che se ne rendesse conto.
Pensava di essere solo, ma non lo era. Un pianto sommesso e straziante gli aveva avvolto il cuore in un groviglio di spine.
“Madara!” Hashirama si era fatto male inginocchiandoglisi accanto. Madara era rannicchiato tra le radici di un albero.
“Ehi” scostava capelli intrisi di lacrime e muco dal viso di Madara.
“Vattene. Smettila di distruggermi” Madara nascondeva gli occhi arrossati. Hashirama aveva avvertito una forte zaffata di alcol.
“Invece sono qui per farti stare bene” Hashirama baciava le palpebre leggermente rigonfie che amava tanto.
Madara non si sottraeva mai alle sue labbra.
“Ti vanno un po’ di Inarizushi? Senza uova, tu le detesti.”
“Hashirama, non dimentichi mai come li voglio” Madara sorrideva tra piccoli singhiozzi residui “Chi si muove adesso? Mi servirebbe un cavallo.”
“A cosa servo io?” Hashirama aveva allargato le mani ridendo. Poi si era alzato: “Sali in groppa al tuo destriero.”
Madara gli era saltato in braccio ridendo, era stato il suono più bello che Hashirama avesse mai udito. Le sue braccia intorno al collo il gioiello più prezioso.
“Che fantino pesante!” Hashirama fingeva di protestare e barcollare, l’assestarsi il corpo dell’amico era stato un gesto affettuoso.
Madara aveva riso ancora, Hashirama si era sentito posare un bacio sui capelli.
“Fila, ronzino!” Madara gli aveva scalciato lieve sulle cosce “Ho fame.”
Hashirama aveva iniziato a correre, dopo qualche metro era inciampato ed erano rotolati ridendo nell’erba. Un bacio dopo uno sguardo intenso, Madara aveva foglie tra i capelli e la luna alle spalle. Poi erano ripartiti più calmi. Hashirama adorava il modo che aveva Madara di salirgli il groppa con un balzo.
Strada facendo, Madara sembrava essersi addormentato, Hashirama se lo sentiva premuto sulla schiena, avvertiva il battito del suo cuore. La testa di Madara sulla spalla, una lunga ciocca nera ad attraversagli il petto.
Il corpo di Madara sobbalzava leggermente a ogni passo, il contatto aveva acceso il bassoventre di Hashirama senza fargli desiderare di più. Era perfetto così.
Quanti possono essere i giorni più belli della vita? Forse uno solo, Hashirama lo stava vivendo adesso.
Parole, 501
Chapter 10: mani
Chapter Text
Precious and fragile things
Need special handling
My God what have we done to you?
We always tried to share
The tenderest of care
Now look what we have put you through
“Precious” – Depeche Mode
“Dai scendi, siamo arrivati” Hashirama pensava che fosse più arduo convincere Madara a scendergli dalla groppa, invece l’amico era scivolato giù agile assecondando il movimento.
Hashirama sorrideva scuotendo la testa, Madara aveva solo finto di essersi addormentato. Ma era stato il contatto più dolce della sua vita.
“Cosa ti fa pensare che io voglia scendere?”
Madara gli aveva fatto un giro intorno conficcandogli un dito sulla spalla, avevano perso il contatto visivo solo nei pochi attimi in cui Madara gli era passato dietro.
Hashirama sorrideva cercando di interpretare lo sguardo da canaglia dell’amico.
Madara aveva fatto un passo avanti allacciandogli le braccia al collo e premendo il petto contro il suo, con un balzo gli aveva stretto le gambe alla vita.
“Cammina, svogliato di un ronzino. Hai dimenticato che sono sbronzo e ho fame?”
“Cosa raccontiamo alla bancarella dei Inarizushi quando vedranno i due capo Clan in queste condizioni?” Hashirama gli aveva agguantato le natiche dopo aver ricevuto un bacio sul naso.
“Inventati qualcosa o dirò io la verità.”
“E sarebbe?”
La risposta era stata un bacio e la schiena di Madara inarcata, non era sua intenzione nascondere quello che aveva tra le gambe.
“Un vassoio di Inarizushi, per favore.”
“Meglio due” aveva rettificato Madara.
L’uomo si era sporto perplesso dal bancone, poi aveva ritirato il collo. Sì, era proprio come sembrava, Hashirama stava trasportando Madara abbarbicato addosso.
“Ehm… si è slogato una caviglia.”
Madara aveva soffocato una risata nella spalla dell’amico.
“E ha alzato il gomito.”
Madara aveva pagato l’uomo allibito, poi aveva addentato un Inarizushi ficcando l’altra estremità nella bocca di Hashirama. Aveva iniziato a sgranocchiare costringendo l’amico a fuggire a gambe levate.
Il bacio, per fortuna, era stato fuori dalla luce dei lampioni.
“Sei impazzito?” Hashirama lo aveva attaccato con la schiena a un muro.
“No” gli occhi di Madara scintillavano “Leccami.”
“Cosa?”
“Non sai che l’alcol è un vasocostrittore? Potrei essere stretto” Madara gli sibilava nell’orecchio, un’altra strusciata sugli addominali.
Irresistibile. Hashirama aveva abbandonato velocemente la strada per immergersi nel parco. Dal muro, Madara era passato a un tronco.
I vestiti di entrambi si erano afflosciati in terra mentre si guardavano negli occhi.
Hashirama si era inginocchiato davanti a Madara iniziando a passargli la lingua dalla base dell’erezione fino alla punta, lentamente. Percorreva la circonferenza della punta, Madara gemeva artigliandogli i capelli, glieli strappava. Una coscia di Madara gli era finita sulla spalla, muovendo i fianchi, gli spingeva forte nella bocca.
Hashirama lo aveva portato quasi al limite, poi lo aveva fatto uscire. Lo aveva voltato trovandosi davanti le natiche perfette e dure da mordicchiare. Ci aveva tuffato il viso in mezzo, Madara inarcava la schiena per fargli lubrificare meglio l’entrata. Hashirama ci passava ritmicamente la lingua.
Le mani di Hashirama risalivano le gambe slanciate, poi i fianchi, la vita. Si erano strette sul sesso pulsante di Madara. Gli era entrato dentro senza incontrare resistenza.
Erano durati poco, il contatto lungo la strada li aveva già mandati in estasi.
Nel giorno più bello, niente li aveva distratti, nemmeno un fruscio sospetto.
Parole, 505
Chapter 11: Sii tu le mie ali
Chapter Text
Expecting perfection
Leaves a lot to ignore
When the past is the present
And the future's no more
When every tomorrow
Is the same as before
The looser things get
The tighter you become
The looser things get
Tighter
“Dance of the clairvoyants” – Pearl Jam
Senju e Uchiha vivevano in pace ma Hashirama stava rannicchiato sulla veranda con la testa tra le mani. Una trivella di angoscia nello stomaco e una morsa intorno al cuore.
Il sogno condiviso con Madara realizzato. Appena eletto Hokage, in primavera si sarebbe sposato.
Non avrebbe mai creduto la perfezione così repellente.
Non riusciva a fare il suo dovere con Mito, l’ultima spiaggia era stata provare a tenersi i vestiti su cui Madara aveva lasciato il suo odore e immaginare i capelli rossi diventare neri.
L’aveva baciata chiudendo gli occhi e per un po’ l’illusione era riuscita. Poi era fuggito, non aveva avuto il coraggio di rientrare e trovarla in lacrime.
Ancora l’energia che deformava lo spazio, Hashirama aveva alzato la testa verso il tetto. Sorrideva. Era salito con un balzo silenzioso.
“Che sorpresa!”
Madara non si aspettava qualcuno alle spalle.
“Mi fa piacere vederti” Hashirama lo aveva abbracciato.
“Lasciami” Madara si era sottratto con un sibilo, gli occhi ridotti a due fessure.
Hashirama aveva fatto un altro passo sorridente.
“Mollami, dannazione!” Madara si dibatteva preso in braccio dall’altro.
Hashirama era saltato di sotto portandoselo dietro.
“Mollami” Madara non era più tanto convinto guardando Hashirama negli occhi. Aveva smesso di dimenarsi, gli aveva allacciato le braccia al collo.
Hashirama si era rimesso sui gradini posandosi Madara in grembo. Si divoravano le labbra, le mani di Madara febbrili sulle spalle di Hashirama, avrebbero potuto strappargli la veste. Gemeva passione e dolore.
Finalmente Hashirama poteva accarezzare il capelli tanto desiderati.
Hashirama aveva abbassato i suoi pantaloni e quelli di Madara, il mantello dell’Uchiha copriva l’intimità di entrambi.
Madara aveva cominciato i suoi movimenti sinuosi appena Hashirama gli aveva afferrato il sesso eccitato. Divaricando leggermente le gambe, Hashirama aveva permesso alle sue natiche di scendere. La carne di Madara era stata come burro per Hashirama. Ogni volta avrebbe potuto essere l’ultima, non avevano avuto tempo per spogliarsi.
Hashirama tremava, nessuno al mondo avrebbe saputo muoversi come l’uomo che aveva sulle gambe.
Nessuno al mondo lo abbracciava così.
“Madara…” Hashirama sospirava tra i capelli di Madara. Non aveva mai capito a cosa dovevano il loro profumo di mele rosse.
Senza smettere di baciarlo, Madara gli era venuto tra le mani. Come avvertimento solo un gemito e un lieve fremito.
Adorabile egoista. Ma Hashirama lo stava aspettando dall’inizio.
“Ho un regalo per te” Hashirama aveva atteso che Madara, appoggiato ansimante sulla sua spalla, aprisse gli occhi. Gli aveva consegnato un ciondolo dorato a forma di ala.
Hashirama si era aperto la veste mostrando a Madara la sua collana a forma di aquila a cui mancava un’ala. Sorridendo, aveva prelevato il gioiello dalla mano dell’attonito Madara per allacciarglielo al collo e farglielo sparire sotto il mantello.
“Tornerò sempre da te, l’unico con cui so volare” Hashirama premeva il ciondolo sul petto di Madara “Sii tu le mie ali.”
“Hashirama…” Madara era commosso.
“Hashirama!”
Erano sobbalzati entrambi.
“Hashirama ti devo parlare” Tobirama lo fissava senza espressione, il suo sguardo si era fatto truce solo dopo aver incontrato gli occhi ancora lucidi di Madara “Da solo.”
Parole, 508
Chapter 12: Questa è la vita
Chapter Text
Everything I know is wrong
Everything I do, it just comes undone
And everything is torn apart
Oh and that's the hardest part
That's the hardest part
Yeah that's the hardest part
That's the hardest part
“The hardest part” – Coldplay
“Sei un irresponsabile, Hashirama.”
La pausa era stata strategica, Tobirama attraversava avanti e indietro la stanza lentamente. Hashirama seduto al tavolo del salotto a fissarsi le mani, solo Mito avrebbe potuto salvarlo se fosse entrata. Avrebbe voluto gridare che amava Madara da sempre, che non c’era niente di male, ma qualunque parola sarebbe stata dolorosa come un pugnale.
“Io non posso crederci, sei stato eletto Hokage. Che razza di guida sarai?”
Ancora una volta, Tobirama non aveva sentito il bisogno di commentare per diversi secondi, non demordeva.
“Tobirama, non è come credi. Madara è solo al mondo, gli sono rimasto solo io. Non ha superato la perdita di Izuna, lo stavo abbracciando da amico.”
Il pugno di Tobirama aveva colpito il tavolo davanti a Hashirama: “Anche fingendo di crederci, gli Uchiha saranno sempre nostri nemici, non dimenticarlo.”
“Madara ha accettato l’alleanza” Hashirama aveva sollevato lo sguardo e ora lo teneva saldo in quello del fratello.
“Madara è un mostro sanguinario. Ha accettato perché non aveva alternative, ma è una bomba pronta a saltare alla prima occasione” Tobirama era così vicino al fratello che Hashirama aveva sentito schizzi di saliva arrivargli sul viso “Credimi, non è cambiato affatto. Non accetterà volentieri che il ruolo di Hokage sia andato a te.”
“Non osare parlare di chi non conosci abbastanza, Tobirama” Hashirama era scattato in piedi ribaltando la sedia, il fratello non aveva cambiato espressione ritrovandosi afferrato dal colletto.
“Sempre il solito ingenuo, Hashirama. Ho visto cosa avete combinato nel parco. Per fortuna nostro padre si è risparmiato questo scandalo.”
“Chi hai spiati un’altra volta?” Hashirama aveva perso la pazienza, urlava in faccia al fratello con il pugno era pronto a partire.
Si era paralizzato a mezz’aria solo perché Mito era apparsa sulla soglia allarmata dal trambusto.
“Smettila” Tobirama si era staccato la mano dal colletto per accompagnare il fratello su una poltrona “Mito, portaci del tè per favore”
“Hashirama, il tuo ruolo prevede delle responsabilità, la gente si affida a te. Sei riuscito a sedare ogni tipo di conflitto, non puoi rovinare tutto per un capriccio” Tobirama gli si era seduto accanto con un sospiro “Anche io sono stato ragionevole quando è stato necessario.”
“Cosa vorresti dire?” Hashirama aveva notato il cambio di tono del fratello.
“Stavo per fare lo stesso errore, ma sono riuscito a interrompermi in tempo.”
Il cuore di Hashirama si era fermato, aveva finalmente capito le ultime parole che si erano scambiati Tobirama e Izuna.
Tobirama aveva eliminato il ragazzo di cui si era innamorato per fedeltà al dovere. Hashirama non si era accorto di cosa aveva passato il fratello.
“Hashirama, non costringermi a usare le maniere forti” la mano di Tobirama gli si era posata sul ginocchio “È necessario che tu e Madara smettiate di vedervi, se non riuscirai a farglielo capire saranno le armi a parlare. Se non te la senti lo farò io. Hai una vita perfetta, un grande futuro e una ragazza che ti adora, pretendere troppo porta solo alla distruzione.”
“Ci penserò io, Tobirama.”
Parole, 501
Chapter 13: La gabbia
Chapter Text
Because of you
the scratches on my face
will never be erased
by someone else's warmth
because of you
because of you
because of love
I feel nothing
because of love
I feel nothing
“Because of you” – Skunk Anansie
“Hashirama, parlagli.”
“Dopo, per non turbare nessuno.”
“Non voglio un alcolizzato al matrimonio di mio fratello!” aveva tuonato Tobirama con le mani sui fianchi.
Hashirama aveva capitolato avvicinandosi a Madara che stava ingollando uno shot dopo l’altro.
“Vieni fuori con me?”
“Ehi” Madara, ormai alticcio, gli aveva allacciato le braccia al collo appoggiandosi pesantemente. Lo guardava con gli occhi lucidi “È un onore essere tra gli invitati.”
“Usciamo” Hashirama lo aveva allontanato gentilmente.
“Andiamo alle terme” Madara barcollava dirigendosi alle cascate dietro al ristorante.
Hashirama sperava di concludere quello strazio senza che la neo moglie sospettasse qualcosa, aveva raggiunto Madara afferrandolo prima che si rompesse la faccia. Fortunatamente non c’era nessuno.
“Cosa fai, Madara?”
“Mi spoglio, voglio fare il bagno.”
Madara, dopo essersi lasciato addosso solo il ciondolo con l’ala, era sparito tra nuvole di vapore. Ad Hashirama non era rimasto che imitarlo, le rocce erano scivolose e Madara non era in sé.
“Vieni qua, Madara” Hashirama si era seduto in una piscina naturale afferrandogli una caviglia, lo aveva guidato a posizionarglisi tra le gambe.
Madara gli si era sdraiato sul petto chiudendo gli occhi rilassato. Così Hashirama non avrebbe mai raggiunto lo scopo. Lo aveva abbracciato, non poteva fare a meno di toccare quel corpo reso statuario dalle battaglie, ne conosceva a memoria ogni cicatrice. La sua pelle era calda sott’acqua e fresca fuori, era rimasta liscia come seta nonostante la vita difficile. Madara si era fatto più molle posandogli la testa sulla spalla, si abbandonava al galleggiamento, i lunghi capelli di entrambi li avvolgevano. Hashirama lo accarezzava piano seguendo ogni forma dei muscoli, le gambe lunghe che aveva sempre sognato. Un brivido lo aveva scosso costringendo il suo corpo a reagire.
Hashirama aveva spostato la folta chioma dall’orecchio di Madara per parlargli: “Madara…”
“Sì?”
Gli occhi di ossidiana avevano guardato Hashirama speranzosi, attendevano due parole che ancora non erano riusciti a dirsi.
“Stai male, Madara, peggiori ogni volta che ci vediamo” Hashirama aveva avuto bisogno di una pausa, gli aveva baciato la tempia “Non posso più farti soffrire.”
“Allora perché mi hai invitato oggi? Al tuo matrimonio?” Madara era scattato a sedere guardandolo con gli occhi stretti, come quando erano bambini.
“Perché sei mio amico. Ti voglio al mio fianco in ogni giorno importante.”
“Un amico. Per te sono questo, dunque.”
“Madara…”
Madara si era alzato in piedi, il cuore di Hashirama era andato in pezzi vedendolo strapparsi il ciondolo per tirarglielo in faccia.
“Mi hai dato solo dolore, Hashirama, sei stato il mio peggiore sbaglio. Questo mondo è ripugnante, non merita di esistere, una volta sognavamo di cambiarlo ma ora non sai sottrartene. Perché mi hai fatto questo regalo? Mi hai mentito.”
“Madara, ti prego. Ti voglio bene.”
“Mi stanno voltando tutti le spalle, tu sei l’Hokage mentre io il crudele, non lo vedi che anche i ragazzini mi temono? Ero rimasto per te, Hashirama, ma ora non ne ho più motivo.”
“Madara!”
Era stato inutile cercarlo correndo nel vapore, anche i suoi vestiti erano scomparsi. Hashirama era caduto in ginocchio con la testa tra le mani.
Parole, 510
Chapter 14: Termini
Chapter Text
I hope
life treats you kind
And I hope
you have all you've dreamed of
And I wish you joy
and happiness
But above all this
I wish you love
And I Will always love you
I Will always love you
“I will always love you” – Whitney Houston
Se sentire voci significava diventare pazzi, Hashirama era felice di esserlo. Aveva fatto un passo avanti, poi un altro ancora, lassù il vento sibilava anche quando non era forte.
“Dobbiamo allenarci se vogliamo realizzare il nostro sogno, Hashirama.”
Non avrebbe mai dimenticato quel sorriso impertinente, da bambino era andato ogni giorno al fiume per aspettarlo con il cuore in gola.
Sebbene ormai non vedesse quasi niente, Hashirama frenava l'istinto di scostarsi i capelli dal viso, era lieto che nascondessero le lacrime ormai inarrestabili. Un altro passo, Konoha ancora non si vedeva.
“Ci siamo riusciti, Madara. Considera tutto questo come la tua famiglia. E naturalmente… ci sono io. Ti voglio come mio braccio destro, come fratello.”
Avrebbe dovuto dire altre parole.
Si può piangere di gioia e sorridere di amarezza, Hashirama aveva spremuto altre lacrime. Le prime case erano apparse sotto di lui, lì, dove lui e Madara avevano deciso il nome e il futuro del loro sogno. Cosa ne era rimasto? Niente.
Eppure quella doveva essere la perfezione. Grazie a lui tutta quella gente viveva in pace, i bambini lo abbracciavano, Tobirama era finalmente sereno dopo anni senza un sorriso per causa sua. Stava per diventare padre, Mito era all’ottavo mese. Non aveva il diritto di lamentarsi, era fortunato.
La punta dei suoi piedi sporgeva nel vuoto, qualche sassolino si era staccato rotolando lungo il pendio. Konoha era tutta nel suo campo visivo.
“Hashirama…”
Il vento sembrava ancora parlargli. Irresistibile ruffiano, adorabile egoista mentre gli ansimava in faccia tenendolo prigioniero finché non aveva fatto i suoi comodi. Non lo avrebbe mai dimenticato.
“Dove sei?”
La domanda si era persa nel vento, erano passati tre anni.
“Una volta sognavamo di cambiare il mondo, ma ora non sai sottrartene.”
“Come stai?”
Determinato, orgoglioso, idealista. Poteva essere morto e lo aveva ucciso lui, lo aveva deluso trasformandosi in quello che la gente si aspettava, non in quello che era davvero. L’ultima volta che si erano parlati Madara non era in sé, aveva sbagliato a invitarlo al matrimonio, Hashirama non aveva calcolato quanto poteva essere devastante il dolore.
La gabbia dorata scelta come dimora lo aveva schiacciato un giorno dopo l’altro e adesso non ce la faceva più, era stato vigliacco, non era riuscito a sottrarsi all’ingranaggio che gli aveva rubato la vita, la sua e quella di Madara. Eppure bastava così poco per farlo sorridere, una carezza, una porzione di Inarizushi, un piccolo dono. Hashirama aveva sempre saputo domare la sua irriverenza. Portava sempre l’aquila al collo, l’ala mancante nella tasca più vicina al cuore, pronta a tornare al proprietario nel caso lo avesse incontrato.
Un altro passo e forse lo avrebbe rivisto. Se Madara era ancora in questo mondo rassegnato a vivere senza amore, pazienza, almeno Hashirama sarebbe potuto uscire dalla gabbia. Bastava un passo, il piede si era già sollevato.
“Signor Hokage!”
Qualcuno reclamava il suo aiuto. Hashirama si era asciugato le lacrime nei capelli prima di voltarsi verso la guardia trafelata.
“Madara è tornato!”
L’uomo era allarmato mentre lui sorrideva.
Madara è tornato!
Parole, 503
Chapter 15: Spaccatura
Chapter Text
Thank you love
For all you've done
Now I'll go my way
Take this salt from off my tongue
And try to believe the blood
The silent sea will mirror me
And begin again
Walk beside this crooked line
And begin again
I never lied
Never never lied
I never lied
Never never lied
The liar the liar the liar the liar
“Shock collar” – Humanist
“Avete ucciso mio fratello e avversato me, mi hai mentito. Ora proverai il mio stesso dolore, Hashirama.”
Gli occhi di Madara erano rossi e fiammeggianti di rabbia mentre ringhiava di disappunto. Illegalmente bello, sguainava Gunbai e falce senza bisogno di toccare il terreno, i tre anni di assenza erano serviti a un nuovo potere.
Tutti gli altri erano fuggiti, si erano nascosti più lontano possibile. Hashirama no, era di fronte a lui incantato. Madara era riuscito a soggiogare l’Enneacoda e a fonderlo con il Susanoo in modo che potesse utilizzarne le armi. Lo ammirava.
“Non voglio farti del male, sei mio amico” Hashirama era calmo, davvero felice di rivedere Madara, sapeva che la sensibilità dell’amico, del suo amore, non poteva essere andata perduta “Non ti ho mentito, ti considero ancora mio fratello. Avevamo gli stessi sogni, lo stesso cuore. Sono certo che ancora sia così.”
“Un amico? Un fratello?” Madara urlava ma la sua voce tremava, gli occhi furiosi erano anche lucidi.
La Volpe aveva lanciato la Teriosfera, Hashirama aveva eretto la barriera protettiva pur non usando il massimo della forza. Sentiva gli artigli della bestia graffiargli direttamente il cuore. Lo aveva amato e Madara aveva sempre voluto sentirselo dire.
Lo amava ancora, ma non poteva tradire tutta quella gente che contava su di lui, non se la sentiva di perdere l’unico fratello rimastogli e suo figlio non ancora venuto al mondo.
Vigliacco, Hashirama.
Hashirama piangeva mentre la barriera andava in cenere.
“Madara, io ho sempre fatto di tutto per te. Ho trattenuto Tobirama e il clan per non ferirti. Ma ora ho delle responsabilità a cui non posso sottrarmi.”
“Sta’ zitto!” Madara era balzato fuori dalla polvere.
Hashirama aveva schivato il vento tagliente del Gunbai, con la stessa arma Madara aveva respinto la sua pioggia di Shuriken.
“Avevo fiducia in te, Madara, lo sai che ti avrei voluto al mio posto. Ti sarei stato comunque vicino per farti riprendere dalla perdita dei tuoi fratelli, perché sei diventato così?” la polvere si appiccicava sul viso di Hashirama svelando le strisciate delle lacrime “Comprendo il tuo dolore, ma non posso lasciarti distruggere il nostro sogno.”
“Impostore!” Madara e l’Enneacoda avevano urlato fusi insieme “Non è più il mio sogno. Io adesso ne ho uno proiettato nel futuro in cui tu non ci sei. Io, sì, cancellerò il dolore da questo mondo infernale.”
Era inutile farlo ragionare, Madara era perduto e con lui il cuore di Hashirama. Era arrivato addirittura a morderlo ingollando un lembo della sua pelle. Sembrava impazzito.
Le Mille Mani avevano spogliato la Volpe del Susanoo. Ormai Madara era sfinito, l'uso dello Sharingan lo aveva portato allo stremo, Hashirama lo aveva distratto con un clone per sottrargli la Volpe e paralizzarla.
Era nata una valle, la terra era spaccata dalla loro furia
Hashirama gli era piombato alle spalle puntandogli la spada alla schiena, si era chinato per sussurrargli all’orecchio, la chioma di seta era morbida nonostante la sporcizia della battaglia. Altre lacrime bagnavano il viso di Hashirama, Madara non poteva vederle ed era un sollievo: “Non ti ho mai mentito, Madara.”
Parole, 512
Chapter 16: Un'altra possibilità
Chapter Text
Turned away from it all
Like the blind man
Sat on a fence but it don't work
Keep coming up with love
But it's so slashed and torn
Why?
Love, love, love, love
Insanity laughs under pressure we're cracking
Can't we give ourselves one more chance?
Why can't we give love that one more chance?
Why can't we give love give love give love?
“Under Pressure” – Queen
“Devo proteggere ciò che abbiamo creato, mi addolora che tu non voglia più farne parte. Fermerei addirittura mio fratello o mio figlio.”
“Sei cambiato, Hashirama.”
La lama tremava nella disperazione. Madara era immobile, in attesa che l’amato lo liberasse dalla sofferenza della vita.
Non era importante il singhiozzo sfuggito ad Hashirama. Non era come Madara pensava, lo amava e colpirlo alle spalle non doveva essere la soluzione.
Hashirama annaspava nelle lacrime. La tristezza gli aveva fatto decidere di fare un ultimo tentativo, Madara doveva sapere quanto lo amava. Glielo doveva dire, le conseguenze non avrebbero avuto importanza.
La spada era roteata nella mano di Hashirama, l’elsa aveva colpito la nuca di Madara. L’Uchiha era stramazzato con la faccia nell’acqua che filtrava dalla terra spaccata, Hashirama lo aveva sollevato prima che morisse annegato.
“Perché, Madara?”
Hashirama si era seduto per terra cullando il corpo esanime, gli aveva liberato il bel volto dai capelli bagnati. Madara gemeva aggrottando le sopracciglia, Hashirama, affranto, sapeva che non soffriva solo per il colpo ricevuto.
Doveva colmare il vuoto del suo cuore. Dovevano tornare a volare insieme.
Al diavolo tutto.
Stringendo forte il corpo di Madara e più determinato che mai, Hashirama si era alzato sollevandolo tra le braccia. Si era appoggiato la testa dell’Uchiha sulla spalla affinché non crollasse all’indietro.
“Saremo insieme, Madara, a tutti i costi. Sono pronto a rischiare, a rinunciare.”
Tobirama avrebbe dovuto rassegnarsi. E anche Mito. Il bambino che stava per nascere sarebbe cresciuto nell’amore vero, non nell’ipocrisia.
Hashirama si era incamminato per portare Madara in un posto sicuro all'insaputa di tutti, almeno finché non si fosse ripreso e non avesse compreso che lo amava. Poi avrebbero dovuto sapere anche gli altri, Hashirama lo desiderava ancora come braccio destro alla guida di Konoha. E poi lo amava, voleva svegliarsi con lui ogni giorno. Non sarebbe stato facile, Hashirama prevedeva una dura reazione da parte del fratello e del Clan.
Madara si era agitato mandando altri lamenti in preda agli incubi.
“Affronteremo tutto, non ti lascio.”
Hashirama lo aveva baciato sulla fronte, si era dovuto fermare per riprendere fiato, non si era mai reso conto quanto fosse pesante Madara privo di sensi.
“Hashirama… Izuna…”
Madara delirava dibattendosi nel dolore, gli spasmi di cui era preda rendevano difficile ad Hashirama trasportarlo. Doveva fare presto, sentiva le braccia spezzarsi.
“Ehi” Hashirama gli sussurrava sul viso contratto “Sono qui, ci sarò per sempre.”
Madara si era rilassato quando Hashirama gli aveva sfiorato le labbra con le sue, l’Uchiha lo aveva abbracciato appoggiandogli la testa sul petto.
Hashirama era uscito dalla neo valle, andava verso il bosco.
L’armatura gli era esplosa, le ossa dello sterno scricchiolavano. Il dolore era arrivato dopo aver riconosciuto la lama che gli usciva dal torace. Dopo averlo trapassato, aveva trafitto il petto di Madara.
Hashirama e Madara si guardavano a vicenda negli occhi sgranati, i polmoni straziati impedivano loro di gridare, di dirsi le parole tanto attese.
Hashirama era crollato in ginocchio, reggeva ancora Madara, non riuscivano a smettere di guardarsi.
Parole, 500
Chapter 17: Afferra il giorno
Chapter Text
These wounds won't seem to heal
This pain is just too real
There's just too much that
time cannot erase
“My immortal” - Evanescence
“Come hai fatto a essere ancora così ingenuo, Hashirama? E pensare che ero contento di combattere al fianco di mio fratello. Sei irrecuperabile, un fallito.”
“Madara è un uomo che si affeziona, so che non è indifferente alla somiglianza di quel ragazzo con Izuna. Sono ancora ottimista.”
Non potevano muoversi ma il corpo trafitto non faceva male, il dolore di Hashirama arrivava dal vedere Tobirama, che aveva tanto amato, ostacolarlo persino oltre la vita. Non poteva durare a lungo, loro facevano parte del passato e non aveva senso che oggi fossero lì, eppure Tobirama non abbandonava il cinismo come se avessero ancora tutta la vita davanti. Non era arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani e di riposare finalmente in pace? Se Tobirama almeno avesse provato a sotterrare l'ascia di guerra avrebbero potuto andarsene in armonia.
“Hai dato fiducia a Madara e ora Sasuke morirà. Ti rendi conto di che razza di uomo spietato ti sei innamorato, Hashirama? Madara non ha esitato a pugnalarlo.”
“Davvero hai un’opinione di me così bassa, Tobirama?” Hashirama stava scoprendo che la testa trafitta del fratello aveva smesso di fargli effetto “Io ti ho sempre voluto bene nonostante il circolo vizioso di odio che hai alimentato. Ho riconosciuto la punta della tua lama, Madara ti ha visto in faccia.”
Ti amo. Non erano riusciti a dirselo.
Hashirama se lo era aspettato accompagnando Madara sbronzo alla bancarella degli Inarizushi.
Madara avrebbe voluto sentirselo dire alle terme il giorno del suo matrimonio.
Entrambi lo avevano gridato con gli occhi infilzati dalla spada di Tobirama.
Ma era stata concessa loro un’altra occasione. Adesso, lì. Oggi.
Liberare Madara dal dolore e dalla furia scaturita da esso adesso era un suo dovere, strapparlo dallo stato disumano per farlo tornare la persona sensibile che era stato. Perché lo amava, se ora lo aveva prosciugato tutto era solo perché Madara non era in sé.
Tobirama aveva abbassato lo sguardo: “Non hai avuto rispetto per nessuno, neanche per Mito e per il sacrificio che ha fatto sigillandosi dentro l’Enneacoda.”
“Quando hai ucciso Izuna ho avuto la conferma che non volevo diventare come te, Tobirama” Hashirama si rendeva conto soltanto adesso di quanto avesse trattenuto quelle parole “Avremmo potuto vivere tutti e quattro felici se solo tu avessi voluto, ma la tua crudeltà ti ha reso indegno di essere un Senju. Appena Madara sarà liberato tornerà la persona che era, quella di cui mi sono innamorato. Ti chiedo solo di non rovinare tutto un'altra volta.”
Tobirama chinava la testa davanti al fratello maggiore, aveva addirittura allargato lo squarcio sulla fronte per farlo. Hashirama aveva distolto lo sguardo sul corpo straziato di Sasuke, la sclera nera luccicava di commozione. Non era sicuro che il ragazzo avrebbe potuto cavarsela, non gli era stato possibile fermare Madara senza usare la forza, ma era certo che il suo discorso aveva colpito il cuore di Tobirama. Non aveva avuto il coraggio di farlo quando erano in vita ed era stato un errore, ma poteva ancora agire. Oggi.
Parole, 499
Chapter 18: L'aquila d'oro
Chapter Text
Knowing me, knowing you
There is nothing we can do
Knowing me, knowing you
We just have to face it
This time we're through
Breaking up is never easy, I know
But I have to go
Knowing me, knowing you
It's the best I can do
“Knowing me, knowing you” – ABBA
Era finita. O forse iniziava adesso?
Hashirama aveva ringraziato Hagoromo con un cenno del capo prima di raggiungere Madara. Bellissimo persino in fin di vita, steso in terra con i lunghi capelli sparsi introno. Lo era sempre stato, in ogni sua forma, addirittura tagliato a metà.
Hashirama non aveva mai perso fiducia in lui, nemmeno quando ormai sembrava perduto.
Non aveva smesso di amarlo nemmeno vedendolo perdere la ragione.
Tobirama lo osservava. Hashirama gli aveva sorriso, serbare rancore non era mai stata la ricetta di una vita felice.
“Hashirama, sei tu?”
Hashirama gli si era inginocchiato accanto, non poteva essere stanco per la lunga battaglia, era il suo momento più importante. Adesso. Gli occhi dalle sclere nere non erano mai stati così struggenti, Madara li percepiva pur non potendoli vedere.
“Il mio sogno è stato schiacciato, Hashirama. Il tuo vivrà per sempre” Madara parlava con fatica, a ogni parola incamerava un respiro difficoltoso “Volevo smettere di soffrire. Che il dolore sparisse per sempre, dovunque. Sognavo di spegnere tutte le emozioni.”
“Ti capisco. Avevi sofferto così tanto che non sei riuscito a sostenere altro dolore, mi dispiace per averti amareggiato tante volte” Hashirama gli aveva preso la mano, aveva sfilato il guanto, voleva essere sicuro che Madara percepisse il contatto “La vita è breve, i nostri sogni devono essere affidati a chi viene dopo. Facciamo parte del passato, Madara.”
“Hai cercato di salvarmi, Hashirama. Dopo la nostra battaglia…”
Hashirama gli aveva postato un dito sulle labbra per fermarlo, il respiro di Madara era caldo e vivo, al contrario di lui che non ne aveva. Tobirama era lì, Hashirama voleva evitare di riaccendere ricordi.
Hashirama, da sotto l’armatura, aveva estratto il ciondolo con l’ala, l’aveva allacciato al collo di Madara. Era lì che doveva stare. Madara lo aveva sfiorato, lo aveva riconosciuto e stretto nel pugno.
Hashirama aveva abbracciato Madara sollevandogli il busto e stringendoselo addosso. Gli aveva posato la testa sulla sua spalla, gli baciava i capelli. La pelle di Madara era calda, il suo sangue scorreva.
L’occasione che avevano sempre sognato. Lì, ora. Davanti a tutti.
“Dici che facciamo parte del passato, Hashirama” Madara faceva meno fatica sussurrandogli all’orecchio “Ma oggi? Stiamo morendo, ma ora siamo vivi.”
“Oggi…” Hashirama si era commosso guardando quegli occhi devastati, glieli aveva accarezzati: “Oggi ti amo.”
L’espressione di sofferenza di Madara si era rilassata, le palpebre leggermente rigonfie avevano spremuto due lacrime. Sorrideva. Hashirama aveva sempre trovato perfetto il suo viso.
“Ti amo, Hashirama. Da quando mi dicevi che sembravo un toro.”
Madara si era sollevato per baciarlo, Hashirama lo aveva tirato su per agevolargli il movimento. Le mani di Madara gli accarezzavano i capelli, Hashirama non si era staccato da quelle labbra vellutate e calde finché non aveva sentito l’ultimo respiro di Madara sfiorargli il viso.
Hashirama non avrebbe potuto fare di più perché quello era già tutto.
“Edo Tensei. Rilascio.”
Sasuke non aveva mai raccontato a nessuno dell’aquila dorata che aveva visto volare via. Non gli avrebbero creduto, non ne era stato certo neanche lui.
Parole, 503
