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Le 3 di notte.
Marco sbuffò, rigirandosi nel letto. Erano le tre di notte, e ancora Ale non veniva a coricarsi.
Era sparito subito dopo cena, rinchiuso nello studio, colpito da un improvviso attacco d’ispirazione. Che poi, cosa gli avesse ispirato Assassin’s Creed restava ancora un mistero per Marco, che l’aveva visto correre via nel bel mezzo di una partita, con ancora i resti del takeaway sul tavolino basso del salotto.
Ore dopo, di Ale nessuna traccia. Marco gli aveva giusto portato un caffè verso le 11, supponendo che avesse una lunga nottata davanti a sè, e l’aveva trovato piegato sulla scrivania, in una sessione di scrittura matta e disperatissima, fogli accartocciati ovunque, e i capelli sparati per aria a furia di passarci le mani dentro.
E così, si ritrovava nel letto, solo, a cercare di dormire.
Senza il calore di Ale accanto al suo, senza il suo corpo premuto contro, quella notte il sonno non sarebbe arrivato. Ma neanche a pagarlo.
Si arrese all’evidenza, alzandosi di scatto e scaraventando le coperte nella sua migliore imitazione di Sandra Mondaini, e mormorando fra sé, si avventurò per casa alla ricerca del suo fidanzato, pronto a trascinarlo nel letto di forza se fosse stato necessario.
Che poi, si disse mentre avanzava in salotto cercando di non morire urtando i mobili, sarebbe dovuto essere più pronto, preparato all’idea di dormire da solo. Dopotutto, in tour dormiva da dio, e il fatto che fossero entrambi a casa nello stesso momento era un evento raro. Ma il tour, si sa, ha le sue leggi. E nel loro letto, Marco non voleva essere solo.
Si bloccò, sentendo anche lui l’ispirazione che arrivava, pochi versi che forse, forse, avrebbero portato a qualcosa.
Arrivò in cucina, veloce prima che sparissero dalla sua mente, e la luce del neon lo accecò un istante. Poi, rapido, prese uno dei tanti block notes che lasciavano in giro per queste evenienze, e appuntò quelle poche parole :
Tanto lo so che tu non dormi
Due vite, guarda che disordine
Soddisfatto e sereno di aver colto la musa, fece saltellando i pochi metri che lo separavano dallo studio. Una lama di luce proveniva dalla porta e, aprendola, notò Ale tutto ripiegato su sé stesso, una matita in mano, che fissava stanco un foglio, l’ultimo di quel quaderno.
“Ale” lo chiamò, piano. Alessandro sussultò, e si girò a guardarlo, gli occhi miopi a forza di scrivere. “Vieni a letto che sono quasi le quattro?”
“Oddio” fu il commento “Non mi sono reso conto, amore, scusa”
Con un movimento affaticato, si alzò dalla sedia, stiracchiandosi la schiena.
“Quel crack è preoccupante” commentò Marco ridendo .
“Pensa ai tuoi, di acciacchi, vecchietto” fu la risposta fulminea dell’altro, che rise a sua volta.
“Guarda che ho solo 4 anni in più di te eh, non scherzare che l’età avanza” lo rimbeccò.
Alessandro lo guardò con aria di sfida, avvicinandosi scherzoso “Ah si? Beh vediamo se mi prendi!” esclamò, scappando via verso la camera da letto “Corri, corri, che arrivo”
Marco gli andò dietro, un grosso sorriso sulle labbra, raggiungendolo giusto alla porta della camera “Ora ti faccio vedere io chi è vecchio” disse, prendendo Ale e iniziando a fargli il solletico “Mannaggia a te che non mi fai dormire”.
La risata di Ale risuonò nella notte.
Meno male che non abbiamo vicini.
